Precisazione: Colacem estranea alla vicenda Tuscia

Bassano Romano (Vt). I rapporti tra Colacem e Tuscia si limitano ad un contratto di locazione per capannoni industriali

Recentemente abbiamo pubblicato la notizia di un progetto della Tuscia prefabbricati, un’azienda con sede nella provincia di Viterbo, che vorrebbe realizzare un impianto di recupero di rifiuti non pericolosi per la produzione di conglomerati cementizi. I rifiuti non pericolosi sarebbero nella fattispecie le ceneri derivate dall'incenerimento di rifiuti, che verrebbero poi mischiate al cemento. Se in un primo momento l’impianto era stato autorizzato, senza che venisse sottoposto alla valutazione d’impatto ambientale (Via), a produrre cemento utilizzando anche ceneri pesanti e scorie contenenti sostanze pericolose, in un secondo momento la Regione Lazio ha rettificato la sua determina, limitando l’uso alle ceneri pesanti e scorie, escludendo però l’utilizzo di sostanze pericolose. I capannoni per la realizzazione di tale progetto sono di proprietà della Colacem, che li affitta alla Tuscia prefabbricati. La Colacem spa ha precisato, tramite i suoi uffici per la comunicazione esterna, che la società per azioni con sede a Gubbio e uno stabilimento a Galatina (Le), è fuori dal progetto in questione. Il rapporto tra lei e la Tuscia si esaurisce nell’affitto dei capannoni. Ringraziamo Colacem per la precisazione e da parte nostra cogliamo al volo l’opportunità di un confronto che ci è arrivata da parte dell’azienda: ci interessa capire di più sulla sostenibilità di tali produzioni, sulla normativa italiana in evoluzione, sull’impatto ambientale degli inceneritori e sull’uso delle ceneri derivanti dalla combustione di rifiuti nella produzione di cemento, anche destinato ad abitazioni. Su quest’articolo abbiamo ricevuto non poche perplessità anche da parte dei lettori, che ci hanno chiesto conto del perché pubblicare la notizia di un progetto laziale su un portale d’inchiesta pugliese. La risposta è proprio questa: siamo un giornale d’inchiesta. Al punto primo della nostra linea editoriale è essere reali controllori di tutti i poteri, in primis di chi, con la sua attività, genera impatti sul bene comune. In questo caso l’ambiente e l’aria. Il Salento non ha più bisogno di impianti come la Copersalento (chiusa e subito smantellata all’indomani della pubblicazione della nostra poderosa inchiesta sui rapporti tra i fornitori di cdr della Copersalento e la camorra). Né la Puglia ha più bisogno di sottostare al ricatto lavoro-salute-morte, come nel caso dell’Ilva. E’ nostro compito monitorare e drizzare le antenne perché questo non avvenga.

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