Precisazione: Colacem estranea alla vicenda Tuscia

Bassano Romano (Vt). I rapporti tra Colacem e Tuscia si limitano ad un contratto di locazione per capannoni industriali

(ph: Luca Pagni) Nei due articoli sottostanti ci siamo occupati di un progetto della Tuscia prefabbricati, azienda con sede nella provincia di Viterbo, che vorrebbe realizzare un impianto di recupero di rifiuti non pericolosi per la produzione di conglomerati cementizi. I rifiuti non pericolosi sarebbero nella fattispecie le ceneri derivate dall'incenerimento di rifiuti, che verrebbero poi mischiate al cemento. Se in un primo momento l'impianto era stato autorizzato, senza che venisse sottoposto alla valutazione d'impatto ambientale (Via), a produrre cemento utilizzando anche ceneri pesanti e scorie contenenti sostanze pericolose, in un secondo momento la Regione Lazio ha rettificato la sua determina, limitando l'uso alle ceneri pesanti e scorie, escludendo però l'utilizzo di sostanze pericolose. I capannoni per la realizzazione di tale progetto sono di proprietà della Colacem, che li affitta alla Tuscia prefabbricati. La Colacem spa ha precisato, tramite i suoi uffici per la comunicazione esterna, che la società per azioni con sede a Gubbio e uno stabilimento a Galatina (Le), è fuori dal progetto in questione. Il rapporto tra lei e la Tuscia si esaurisce nell'affitto dei capannoni. Ringraziamo Colacem per la precisazione e da parte nostra cogliamo al volo l'opportunità di un confronto che ci è arrivata da parte dell'azienda: ci interessa capire di più sulla sostenibilità di tali produzioni, sulla normativa italiana in evoluzione, sull'impatto ambientale degli inceneritori e sull'uso delle ceneri derivanti dalla combustione di rifiuti nella produzione di cemento, anche destinato ad abitazioni. Su quest'articolo abbiamo ricevuto non poche perplessità anche da parte dei lettori, che ci hanno chiesto conto del perché pubblicare la notizia di un progetto laziale su un portale d'inchiesta pugliese. La risposta è proprio questa: siamo un giornale d'inchiesta. Al punto primo della nostra linea editoriale è essere reali controllori di tutti i poteri, in primis di chi, con la sua attività, genera impatti sul bene comune. In questo caso l'ambiente e l'aria. Il Salento non ha più bisogno di impianti come la Copersalento (chiusa e subito smantellata all'indomani della pubblicazione della nostra poderosa inchiesta sui rapporti tra i fornitori di cdr della Copersalento e la camorra). Né la Puglia ha più bisogno di sottostare al ricatto lavoro-salute-morte, come nel caso dell'Ilva. E' nostro compito monitorare e drizzare le antenne perché questo non avvenga. 27 maggio 2013 Regione Lazio: ‘Negli impianti Tuscia, rifiuti non pericolosi’ di Laura Leuzzi BASSANO ROMANO (VT) – Sembrerebbe scongiurata l’eventualità che negli stabilimenti della Tuscia Prefabbricati di Bassano Romano si possano utilizzare sostanze pericolose per la produzione di calcestruzzo. Lo scorso 16 maggio, la Regione Lazio ha infatti emanato una rettifica della determina (la n.A01445 del 27 febbraio 2013), resa nota solo ora, con la quale aveva approvato la non assoggettabilità a Via da parte del progetto presentato dalla Tuscia Prefabbricati per la realizzazione di un “impianto di recupero di rifiuti non pericolosi per la produzione di conglomerati cementizi” in capannoni di proprietà della Colacem spa. La decisione di non verificare l’impatto ambientale che il nuovo impianto avrebbe avuto sull’ambiente derivava dal fatto che lo stabilimento avrebbe dovuto utilizzare rifiuti non pericolosi. Tuttavia nella determina regionale si leggeva, relativamente ai rifiuti “ammessi” nei processi di produzione di calcestruzzo, il codice Cer 190111*, che corrisponde ai rifiuti del tipo “ceneri pesanti e scorie, contenenti sostanze pericolose”. Un controsenso accettarne l’impiego e non sottoporre il progetto a Via. Ma nel nuovo provvedimento, che arriva dopo una riunione tecnica avvenuta a porte chiuse lo scorso 13 maggio, l’incongruenza viene corretta. La nuova determinazione, che porta la firma di Raniero De Filippis, direttore del settore Infrastrutture, Ambiente e Politiche abitative del Dipartimento Istituzionale e territorio), dispone infatti una modifica sostanziale nel testo della determina regionale. Relativamente alla tipologia di rifiuti utilizzabili nella composizione del calcestruzzo presso il nuovo stabilimento proposto da Tuscia, stabilisce di sostituire il codice Cer 190111* (che si riferisce a “ceneri pesanti e scorie, contenenti sostanze pericolose”) con il codice Cer 190112 (“Ceneri pesanti e scorie, diverse da quelle di cui alla voce 190111”), in tal modo negando la possibilità di utilizzare sostanze pericolose nei processi produttivi. L’atto di rettifica viene considerato parte integrante della delibera del 27 febbraio 2013. Il pericolo dell’utilizzo di sostanze pericolose nel nuovo impianto dovrebbe essere aggirato. Ecco la rettifica della Regione Lazio:

25 maggio 2013 Colacem e Tuscia, si allarga il fronte del ‘no’ BASSANO ROMANO (VT) – Si allarga il fronte del no contro Colacem Spa e Tuscia Prefabbricati srl e la possibilità di utilizzare rifiuti e cdr nei cementifici. Ed i contorni della protesta assumono dimensioni vaste almeno quanto sono vasti gli interessi dichiarati dell’azienda di consolidarsi sull’intero territorio nazionale. La sede centrale di Colacem è a Gubbio (Pg) ma gli stabilimenti sono sparsi in tutta Italia. Tre le sedi nel Salento: a Galatina, dove si trova l’unità produttiva; ad Otranto ed a Gallipoli, dove si trovano i punti per le esportazioni (fonte: il sito aziendale Colacem). A Bassano Romano (Viterbo) infiamma gli animi, in queste settimane, il progetto di un “impianto di recupero di rifiuti non pericolosi per la produzione di conglomerati cementizi”, per il quale la Regione Lazio ha disposto la non assoggettabilità alla valutazione di impatto ambientale (Via). Il progetto si propone di convertire un sito aziendale esistente, che oggi produce calcestruzzo da materie prime come scarti di cava e simili, in un impianto in grado di utilizzare, per la stessa produzione, rifiuti. L’azienda titolare del progetto e dell’impianto già in funzione è la Tuscia Prefabbricati Srl. I capannoni in località Stazione Scalo, che la Tuscia occupa in locazione – ci riferisce il commissario per la costituzione della Sede Ona onlus di Bassano Romano – sono di proprietà di Colacem. Come detto, ad oggi, nello stabilimento della Tuscia Prefabbricati, viene prodotto e lavorato calcestruzzo da inerti di cava, sabbia, cemento e acqua. Il progetto in questione prevede di poter utilizzare anche rifiuti, 150 tonnellate al giorno. Ed in particolare quelli “classificati” sotto il Codice Cer 19 01 11 (il codice Cer è il codice identificativo della tipologia di rifiuto). Un codice generico, identificativo di una “famiglia” di rifiuti (in particolare, in questo caso, i “rifiuti da incenerimento o pirolisi di rifiuti”), sotto il quale rientrano vari codici specifici. E, tra gli altri codici specifici, anche il codice 19 01 11* (con asterisco), che indica “ceneri pesanti e scorie, contenenti sostanze pericolose”. Dunque, approvando un impianto che utilizzi rifiuti con codice Cer 19 01 11, si dà l’ok alla possibilità di utilizzare anche “ceneri pesanti e scorie, contenenti sostanze pericolose”.

Ma la decisione della Regione (determina n. A01445 del 27 febbraio 2013) di non assoggettare a Via il progetto si basa sul presupposto che l’impianto dovrebbe utilizzare rifiuti non pericolosi, così come dichiarato dall’azienda. Invece i cittadini temono che, nei fatti, possa avvenire il contrario, ovvero che l’impianto utilizzi sostanze pericolose. Per questo cittadini e associazioni ambientaliste, avversano il progetto ed hanno presentato ricorso al Tar assistiti dall’avvocato Ezio Bonanni, che è presidente dell’Ona, Osservatorio nazionale amianto. Anche il Comune di Bassano Romano ha presentato ricorso al tribunale amministrativo attraverso l’avvocata Vanessa Ranieri, presidente del Wwf Lazio. Nella determinazione regionale, in riferimento al progetto, si legge che “il proponente esclude qualsivoglia contaminazione degli ambienti e delle acque sotterranee e del sottosuolo”. Una rassicurazione che convince poco i cittadini ed il Comune i quali affermano invece che, dovendo l’impianto lavorare anche con sostanze pericolose, la valutazione di impatto ambientale sia doverosa e necessaria. Intanto, la Regione ha recentemente fatto sapere di essere intenzionata a ritirare o ad anare il provvedimento con cui si autorizza la non assoggettabilità a Via del progetto ed infatti ha fissato degli incontri in assessorato Ambiente per studiare come procedere dal punto di vista tecnico. All’incontro, fissato per il 15 maggio scorso, avrebbe voluto prendere parte anche l'avvocato Bonanni in quanto legale dei privati ricorrenti. Ma, ci ha riferito il Commissario per la costituzione della Sede Ona onlus di Bassano Romano Luca Pagni, la riunione, all’insaputa di tutti, è stata anticipata di due giorni e si è svolta a porte chiuse. E, alla richiesta di spiegazione da parte dei cittadini, il responsabile dell’ufficio regionale Via Paolo Menna avrebbe riferito che la decisione sarebbe stata presa per via delle “eccessive aspettative” che l'approssimarsi di tale incontro aveva creato nonostante “si trattasse di un mero confronto tecnico tra gli enti coinvolti”. Avrebbe inoltre aggiunto che “se la Regione avesse avuto il sospetto di inesattezze nel progetto presentato dalla Tuscia Prefabbricati, avrebbe certamente agito in autotutela ma ciò è stato escluso”. L’iter amministrativo, dunque, sembra destinato ad andare avanti, salvo diverse disposizioni giudiziarie. E la Regione sembrerebbe agevolarlo. Articolo correlato: Colacem potrebbe bruciare rifiuti

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