Floricoltura. Dario Stefano: ‘Più misure aggregative’

DOSSIER FIORI// Roma. Il crollo dei prezzi e dei fatturati scoraggia i mercati di Taviano e Leverano. Il neosenatore Stefàno promette di non abbandonarli

ROMA – La crisi non risparmia i fiori. I due mercati florovivaistici del Salento, quelli di Taviano e Leverano, sono in ginocchio. Diviene sempre più urgente una misura di rilancio del comparto. Dopo aver raccolto le voci delle aziende produttrici salentine che conferiscono nelle due strutture mercatali salentine e aver ascoltato sindacati e Confindustria, abbiamo chiesto all’ex assessore regionale pugliese alle politiche agricole, neosenatore Dario Stefàno, il “punto” della situazione. Senatore, nel territorio salentino, storicamente votato all’agricoltura, anche i due mercati dei fiori avvertono la crisi. Come si possono risollevare le sorti del settore? “Già sotto la mia direzione di assessore, fu costituito un tavolo tra tutti i soggetti coinvolti e la Regione, per far recuperare a questo comparto il giusto protagonismo. Noi abbiamo un importante strumento del quale avvalerci, abbiamo una legge sui Distretti produttivi e il riconosciuto Distretto del florovivaismo è molto importante al fine di connettere il nostro sistema produttivo. Già dai primi passi compiuti da questo ‘tavolo’, è emersa con chiarezza la necessità di attuare misure aggregative. Il problema della crisi congiunturale incrocia una debolezza del nostro sistema. Nel mercato, che negli ultimi anni si è completamente modificato per connotati e dimensione, un sistema piccolo, fatto di piccolissime imprese, come quello salentino compie più fatica a stare a galla. Non basta che ci sia un mercato nel quale tutti i produttori vadano a vendere i fiori; c’è invece necessità di una misura aggregativa che sintonizzi il processo produttivo di tutti”. Il Salento non è dunque competitivo? Che cosa non ha? “Ho incontrato ipotetici interlocutori olandesi che ci chiedevano tempistiche di mercato, dimensioni quantitative che non siamo, purtroppo, nelle condizioni di dare. Non può essere più sufficiente avere uno spazio fisico in cui collocare i piccolissimi produttori che, in maniera del tutto autonoma ed anche arbitraria, decidano che cosa, quando e come produrre. Ci interessa invece avere tutti questi produttori all’interno di un ciclo produttivo capace di garantire standard di omogeneità. E’ questo il nocciolo della questione”. Le aziende floricole salentine ce la possono ancora fare? “Certo. Noi siamo impegnatissimi su questa vicenda. Vedremo quali soluzioni il ‘tavolo’ elaborerà e per quello che sarà possibile, le assisteremo anche in ambito nazionale”. Articoli correlati: Produttori e commercianti decimati. Ma Leverano è in fiore La crisi 'secca' anche i fiori Olive: 'Innovazione e un nuovo marchio per i fiori' Flai Cgil: “Servono i mercati in rete” De Castris: “Il Salento testa di ponte tra l'Estremo Oriente e l'Europa”

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