Tu’rat. Il lato eco dei muretti a secco

LA STORIA DELLA DOMENICA. Ugento. Le mezzelune dell’orto dei Tu’rat catturano l'aria umida dei venti di libeccio e scirocco e la trasformano in acqua andando ad alimentare il suolo

UGENTO – La storia di secoli esce dai tronchi ricurvi degli ulivi. Dalle pietre sporche di terra dei muretti a secco. E dall’odore del vento d’Africa che soffia. E’ il Salento afoso ed umido. Ed è qui, in una traversa ugentina della strada provinciale 290 Felline – Torre San Giovanni, che tradizione e professionalità si incontrano per recuperare una filosofia sostenibile: quella dei tu’rat, i muretti a secco a forma di mezzelune, costruzioni rigorosamente eco, a basso impatto ambientale, che catturano l'aria umida dei venti di libeccio e scirocco e la trasformano in acqua andando ad alimentare il suolo. Questo fa sì che le falde acquifere si rigenerino e si ripristini il sistema di macchia mediterranea con la presenza di arbusti e alberi autoctoni. Le corti dei tu’rat costituiscono anche il punto d’incontro tra flora e fauna e riportano in vita un piccolo lembo di foresta sempreverde mediterranea. L’orto dei tu’rat si estende per circa 17 mila metri quadrati, in agro di Ugento. Nasce cinque anni fa per amore della macchia del Basso Salento. Nasce per combattere la siccità, l’erosione e l’estinzione della macchia mediterranea. L’anima del progetto? Cosimo Specolizzi, ideatore e proprietario del terreno in cui dal 2008 sono installati i tu’rat che ha poi dato vita ad un’associazione culturale che si occupa di arricchire ed ampliare il progetto, costituita da diversi soci, che organizzano percorsi ecosostenibili, eventi e visite al parco. Noi li abbiamo incontrati e abbiamo approfondito la conoscenza dell’orto.

Cosimo Specolizzi

Cosimo Specolizzi nel “suo” Orto dei tu'rat Il vostro è un progetto di sostenibilità ambientale in un territorio ricco di storia e bellezza, ma spesso violentato e depauperato da atteggiamenti scellerati. Come nasce l’idea? “Il Basso Salento ha da sempre dovuto far fronte al problema atavico della siccità, una delle cause della forte aridità e desertificazione del suolo, connessa anche dalla scarsa presenza di bacini idrici e fluviali. Lo sfruttamento intensivo delle campagne con piantagioni esterne al panorama mediterraneo, avvenuto almeno fino al secondo dopoguerra ha provocato anche una sterilità del suolo e il suo conseguente allontanamento dei contadini dalla terra. L’essenza dei luoghi, della filosofia, degli studi e ricerche sul progetto è stata portata avanti da Cosimo Specolizzi, ideatore, sognatore, nonché proprietario del terreno di circa 17 mila mq in cui dal 2008 sono installati i tu’rat”. In cosa consiste il progetto dei muretti–condensatori tu’rat? “E’ un progetto unico in Italia. Vuol dare risposte concrete alle problematiche connesse alla desertificazione, all’erosione e soprattutto all’estinzione di macchia mediterranea, operando, anche se in piccolo, in una porzione di territorio nel Comune di Ugento, in un panorama di grandi difficoltà ecologiche e ambientali. La volontà è quella di far a meno di strumenti convenzionali, tralasciando i meccanismi che attanagliano il suolo, cercando di dare un contributo concreto al territorio mediante mezzi tradizionali, salvaguardando la natura e l’ambiente campestre. L’Orto dei Tu’rat nel suo piccolo vorrebbe entrare a far parte di una discussione più ampia sul delicato problema della desertificazione, erosione e salificazione del suolo, tentando di coinvolgere in prima persona esponenti delle istituzioni locali e delle associazioni di categoria”. Perché proprio ad Ugento? “L’area occidentale del Salento in cui è collocato l’Orto è quella che durante l’anno solare registra i più bassi valori di pioggia. I venti predominanti sono quelli caldi e umidi: lo Scirocco (che arriva da Sud-Est), poiché proveniente dal Bacino di Levante del Mar Mediterraneo, ed il Libeccio (che spira da Sud-Ovest). Il secondo, molto più carico di umidità, attraversa il Mar Mediterraneo per circa 550 miglia marine e investe tutta la parte del Basso Salento. È proprio la sua direzione e la sua caratteristica di essere carico di umidità, che il Libeccio è il vento privilegiato per il suo sfruttamento e captazione mediante la realizzazione di strutture in pietra, appunto i Tu’rat (o mezze lune fertili), situate a 230° direzione Sud-Ovest. La forma e l’orientamento di queste strutture in pietra sono state studiate in modo tale da consentire la raccolta dell’umidità presente in questi venti, così da attuare una ‘irrigazione senza apporto meccanico, garantendo la realizzazione di un orto botanico con tutte le specie autoctone e naturalizzate del Salento’. Nella costruzione delle mezze lune in pietra, realizzate a secco senza l’aggiunta di alcun legante esterno, vi è uno studio preparatorio legato a secoli e millenni di pratiche legate al passato, che è stato avviato anche sulla comprensione della natura carsica della pietra utilizzata, affinché si potesse concretizzare una produzione consistente di gocce di rugiada, appunto attraverso le nebbie e i venti umidi. L’uso della pietra di Alessano, tra le prime nella scala dei valori per compattezza e resistenza, subito dopo quella di Carrara, è stata quella che meglio si è prestata al progetto e ha rispecchiato gli studi effettuati precedentemente. L’utilizzo di questa pietra, per la costruzione delle mezzelune, rientra in un contesto a bassissimo impatto ambientale, non solo perché è costituito da materiale di risulta degli scavi per la realizzazione dell’Acquedotto Pugliese risalente agli inizi del secolo scorso, ma anche perché questo materiale non è stato estirpato dal suolo, bensì trasportato dalle campagne di Alessano all’agro di Ugento, in una distanza di poco più di trenta chilometri”. Come funzionano questi “condensatori”? “Si tratta di un impianto di captazione, condensazione e riutilizzo di arie umidi, brine e nebbie. Per ottenere ciò è risultato fondamentale il posizionamento di pietre in determinati assi anziché altri, per permettere che gli accumuli spugnosi fossero in grado di assorbire la brina notturna e, per colamento, rifornissero il terreno di umidità. L’uso di questa tecnica e della concimazione è stato introdotto già durante l’antichità in molte zone aride del mondo, quali il deserto del Negev, i deserti degli Stati Uniti sudoccidentali e le aree secche del Perù, della Cina e della Nuova Zelanda Maori. I massi che ricoprono il suolo rendono il terreno più umido, riducendo l’evaporazione dovuta dal calore del sole e dal vento, rompendo la crosta indurita del suolo, che altrimenti lascerebbe scivolare via l’acqua senza trattenerla. La roccia, a sua volta, riduce l’escursione diurna della temperatura, perché assorbe il calore solare durante il giorno e lo rilascia la notte; inoltre protegge il suolo dall’erosione attutendo l’impatto delle gocce di acqua piovana sul terreno. La produzione di acqua attraverso questo sistema di colamento, mediante lo sfruttamento delle nebbie e dei venti umidi, non solo combatte la desertificazione, ma contribuisce ad arricchire di acqua dolce le falde acquifere e il suolo, molto ricco di sale a causa della vicinanza del Mar Ionio. La formazione di acqua inoltre, oltre a rimediare ai danni della desertificazione e dell’aridità del suolo, collabora alla crescita delle specie autoctone, piantumate in prossimità di ogni mezza luna, rendendo ognuna una corte con un proprio percorso biologico. Il loro inserimento all’interno di queste strutture non fa altro che dimostrare che questa tecnica è possibile ed è efficace per una irrigazione alternativa allo sfruttamento delle falde acquifere, evitando la costruzione di pozzi e vasche per la raccolta di acqua piovana, i quali rappresentano palesemente un chiaro sfruttamento delle risorse e del suolo”. Il vostro orto presenta una sistemazione a corte. Perché? “L’orto dei Tu’rat attualmente consta di ben dodici ‘condensatori’ in pietra di Alessano di media e grande dimensione, ognuno dei quali costituisce una struttura che può essere definita ‘a corte’; ogni unità è delimitata da un muretto a secco (a forma di mezza luna) che la chiude parzialmente e la connette, attraverso la viabilità e i camminamenti, con le altre unità sparse sull’agro. La motivazione alla base della sistemazione a corte è rintracciabile nell’uso razionale della risorsa acqua e nella lotta all’erosione superficiale. Questi nuclei di vegetazione, dopo la loro piantumazione, si avvantaggeranno delle funzioni microclimatiche, idrauliche e biologiche tipiche dei muretti a secco. Questi ultimi svolgeranno processi di condensazione di umidità, grazie ai quali ogni singolo elemento vegetale usufruirà di un apporto aggiuntivo di acqua necessario e sufficiente allo sviluppo successivo delle stesse piante. La funzione biologica ricoperta dalle corti, fa si che il verde presente in prossimità di esse, offra sia un rifugio ideale per una vegetazione spontanea (appunto mediterranea) ma anche un ottimo riparo per una serie di animali selvatici, utilissimi per un corretto mantenimento degli equilibri naturali. Le mezze lune fertili costituiscono pertanto il luogo in cui la flora incontra la fauna, dando l’opportunità ad entrambe di riprodursi in un contesto ideale ed equilibrato. Le corti, costituite appunto dai Tu’rat, svolgono, come dimostrato anche da analoghi esempi sparsi nel Basso Salento, funzioni di filtraggio nel suolo delle acque meteoritiche. Il funzionamento idraulico del sistema suolo-muretto a secco, permette l’infiltrazione di acqua verso il terreno, alimentando la falda, riducendone il ruscellamento superficiale e il conseguente trasporto delle particelle di terra. Ad un’ottima regimazione idraulica, si ottiene una migliore conservazione del suolo, riducendo notevolmente l’evapotraspirazione, grazie alla captazione dell’acqua dei muretti”. Quali sono i risultati ottenuti e quali i vostri prossimi obiettivi? “Tanti. Il corpo attuale dell’opera prevede non solo l’installazione delle mezze lune all’interno del parco, ma anche una serie di strutture che siano di supporto all’obiettivo dei Tu’rat. Secondo la planimetria attuale, molte cose sono state realizzate (parcheggio visitatori, gazebo per attività didattiche e ristoro e le dodici mezzelune) ma altre vanno ultimate (servizi igienici, completamento piantumazione della flora, impianto di fitodepurazione e messa a norma degli impianti) e create (anfiteatro, parte di nuclei di macchina mediterranea e boscaglia di lecci attorno al Parco) per avere una complessiva struttura organica del Parco. Essendo un’associazione culturale, i cui fondi per antonomasia si basano sul tesseramento e/o sulla partecipazione a bandi per ottenere finanziamenti, abbiamo deciso di presentare il nostro progetto su www.eppela.com, una piattaforma italiana di crowfounding in cui ognuno può donare una somma di denaro e ottenere in cambio alcuni benefici concreti”. Vi avvalete di partnership? “L’orto dei tu’rat negli ultimi tempi si è mosso a 360° per colloquiare con le istituzioni locali e regionali, le quali sono sembrate molto interessate al progetto. Siamo riusciti ad ottenere il prestigioso riconoscimento ‘Premio all’Innovazione Amica dell’Ambiente 2012’ da parte di Legambiente. A livello regionale l’assessora alla qualità del Territorio, Angela Barbanente, ci ha illustrato alcune prospettive interessanti da sfruttare per rendere sempre più concreto il nostro sogno, tracciando quindi una forte collaborazione tra noi e la Regione Puglia. Dal punto di vista locale, siamo riusciti a intrecciare rapporti stabili con alcune realtà molto importanti del territorio, come l’Azienda Agricola Piccapane di Cutrofiano e l’associazione Salento Bici Tour, vincitrice del bando regionale Bollenti Spiriti, senza dimenticare le relazioni con la Proloco di Ugento e Legambiente”. Quali saranno i prossimi eventi nell’orto? “Dal 27 luglio al 7 agosto abbiamo in programma nove appuntamenti culturali, musicali e di cena-teatro, in cui si avvicenderanno sul palco artisti a livello nazionale e locale come Treble (voce dei Sud Sound System), gli Etnia Supersantos, i Sound Ray e una dancehall con i Black Star Line. Tutti sono invitati anche perché per progetti di questi tipo è necessario il contributo di quante più persone possibile”.

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