Procreazione assistita. In Puglia meno che in Italia

Nella nostra Regione vengono attivati 212 cicli su 100mila donne in età fertile. Undici i centri che offrono il servizio. Eppure la richiesta è molto alta

di Simona Palese 377, 100mila, 11. Sembrano numeri, e invece in alcuni casi sono storie, percorsi, delusioni, speranze, gioie. Lo sono, ad esempio, se si parla di procreazione medicalmente assistita, e se il dato si riferisce alla media nazionale dei cicli attivati: 377, appunto, su 100mila donne in età fertile. In Puglia il dato si abbassa (212 cicli attivati su 100mila donne in età fertile) rispetto alla media nazionale, eppure la richiesta di questo tipo di servizio è molto alta, anche a causa dell’innalzamento dell’età in cui una donna decide di avere il primo figlio. I dati sono numeri e spesso i numeri non dicono tutto. Accade in questo caso, relativamente al fenomeno dell’infertilità nel nostro Paese e nella nostra Regione: sempre più spesso infatti, a causa della dibattutissima legge 40 del 2004 (che disciplina la materia attraverso una serie di limiti alla procreazione assistita e alla ricerca clinica e sperimentale sugli embrioni), le coppie e le donne che devono ricorrere al sostegno sanitario per avere un figlio preferiscono andare all’estero. E’ così che si alimenta il cosiddetto “turismo procreativo”, tanto diffuso in Italia da suggerire la nascita di un Osservatorio che studia il fenomeno. L’Osservatorio ha rilevato, ad esempio, che il turismo procreativo che parte dal nostro Paese si rivolge soprattutto alla Svizzera, nazione seguita dalla Spagna e dal Belgio. Tutti paesi in cui, tra l’altro, la normativa più flessibile consente la fecondazione eterologa proibita in Italia. Bisogna però dire che le coppie italiane scelgono l’estero anche per quel genere di trattamenti che possono trovare anche in Italia. Tra questi, la fecondazione omologa, la crioconservazione degli ovociti cui sempre più donne si rivolgono anche per poter scegliere di rinviare la maternità di alcuni anni, e la stimolazione ovarica, un campo in cui negli ultimi tempi la ricerca scientifica ha fatto importanti passi in avanti. Anche per fornire consapevolezza e chiarimenti sul tema in generale e sulla situazione in Puglia nello specifico, qualche giorno fa a Bari si è svolto un incontro tra professionisti voluto dalla Casa di Cura Santa Maria; un workshop indirizzato soprattutto ai medici di base che sono i primi a raccogliere i dubbi e le domande delle coppie con problemi di infertilità. E che necessitano di disporre di un numero e una qualità sempre crescente di informazioni. In Italia, ad esempio, i centri per la fecondazione assistita possono essere di I, II o III livello, e la Legge 40 determina che venga in ogni caso applicato il principio della gradualità. Le procedure di I livello applicano tecniche d’inseminazione artificiale con seme fresco o scongelato ed eventualmente con precedente stimolazione dell’ovulazione. Tecniche di II livello sono la fecondazione in vitro e trasferimento dell’embrione, e l’iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo. Infine, sono di III livello le procedure che necessitano anestesia totale, come il prelievo degli ovociti per via laparoscopica e il prelievo microchirurgico dei gameti dal testicolo. In Puglia i centri per le tecniche di I livello sono due, per quelle di II e III livello sono nove in tutto. E devono fare i conti con un forte fenomeno di migrazione interregionale, che vede le coppie pugliesi rivolgersi a centri di altre regioni, soprattutto del nord-est. La procedura di autorizzazione e accreditamento di questi centri, viene effettuata direttamente dalle Regioni, che determinano quindi se le strutture siano o meno idonee a svolgere tutte le attività e a rispettare i dettami della normativa. Alla Regione spetta anche il ruolo di informare e sensibilizzare tutte le figure coinvolte nel processo della Pma, innanzitutto i medici di base che troppe volte non dispongono degli strumenti informativi adatti, e rischiano di produrre confusione e smarrimento ulteriore nelle coppie che si rivolgono a loro in cerca di un supporto o di un consiglio. E’ ciò che dunque dovrebbe avvenire in Puglia. Ed è stato confermato dai partecipanti al convegno dello scorso aprile.

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