Gero Grassi: ‘Larghe intese? Siamo stati costretti’

 

Roma. Il commento del deputato del Pd sul Governo Letta e sul futuro del partito

ROMA – “In questo momento noi non mescoliamo la nostra identità con quella di Berlusconi ma siamo stati costretti a fare un governo eccezionale in una situazione drammatica per il paese in termini di sviluppo, occupazione e riforme istituzionali”. L’onorevole del Partito Democratico Gero Grassi individua nell’emergenza, oltre che nella “impossibilità di tornare al voto”, la motivazione principale che ha portato alla nascita del governo con il Pdl. Ma quanto durerà questo esecutivo? Il neo premier Enrico Letta ha ambiziosamente affermato di volere realizzare alcune importanti riforme (Senato delle regioni, nuova legge elettorale, riduzione dei parlamentari, rafforzamento dei poteri del premier) entro 18 mesi, precisando che “se ad ottobre 2014 ci si ritroverà ancora una volta impantanati in un groviglio di veti e incertezze, ne trarrò immediatamente le conseguenze”. Intanto il Partito Democratico si prepara all’imminente congresso. Sull’area politica di appartenenza del futuro segretario, Gero Grassi ha le idee molto chiare: “Con Enrico Letta alla presidenza del Consiglio ritengo sia giusto e condivisibile che alla direzione del partito arrivi una persona proveniente dalla esperienza politica di sinistra. Ma credo che in questo momento – conclude – la priorità degli italiani non sia chi guiderà il Partito Democratico bensì lo sviluppo economico e l’occupazione ed il PD dovrà spingere per realizzare queste priorità”. Lei ha sostenuto Bersani nella corsa alle Primarie e anche nei giorni convulsi che hanno preceduto la rielezione di Giorgio Napolitano alla Presidenza della Repubblica. Come giudica l’operato del segretario dimissionario negli ultimi mesi? “Io non voglio giudicare e non spetta a me giudicare ma prendo solo atto che le elezioni non le abbiamo vinte. Quindi dopo le elezioni con il risultato negativo da noi conseguito e avendo appurato la vittoria di nessuna coalizione o partito nonostante il conseguimento del premio di maggioranza da parte nostra, abbiamo sicuramente commesso degli errori. Alcuni di questi hanno riguardato la gestione della vicenda Presidente della Repubblica. Io ho votato Franco Marini e Romano Prodi ma l’ampiezza dei franchi tiratori ha indotto Bersani a dimettersi ed essendosi fatto promotore del governo del cambiamento ha ritenuto di dover passare la mano”. Si è quindi giunti al governo di larghe intese con il Pdl. Come si fa a governare con Berlusconi senza correre il rischio di esserne accomunati? “Quando due persone si sposano il matrimonio è un contratto in base al codice civile. Ognuna delle due persone perde l’identità e ne forma un’altra: quella della coppia. In questo momento noi però non mescoliamo la nostra identità con quella di Berlusconi. Noi ci mettiamo insieme, perché altro non è stato possibile fare, perché i Grillini fanno solo coreografia e non hanno voluto assumersi l’onere del governo. Noi siamo stati costretti a fare un governo eccezionale in una situazione drammatica per il paese in termini di sviluppo, occupazione e riforme istituzionali. Ed essendoci l’impossibilità di tornare al voto abbiamo affrontato i rischi di questo governo eccezionale”. Veniamo al Governo. Il premier Letta si è dato una scadenza di 18 mesi nel caso in cui il nuovo esecutivo non riesca ad invertire almeno parzialmente la rotta. Tuttavia vi sono già le prime schermaglie tra Pd e Pdl sull’Imu. Quali speranze possono essere riposte in questa legislatura? “Più che di speranze da riporre in questa legislatura, credo che gli italiani debbano contribuire personalmente al rilancio del paese. Un rilancio che sicuramente non può non passare dai provvedimenti del Governo, che auspico possano essere importanti e ci possano essere a breve, ma anche e soprattutto attraverso una revisione del modo di essere cittadini da parte degli italiani”. Il congresso del Pd è ormai imminente. Nell’intervista che ci ha concesso nel novembre scorso lei evidenziò la forza dell’egemonia post-comunista all’interno del partito auspicando per il futuro l’elezione di un segretario proveniente da una esperienza politica diversa. È arrivato quel momento o il rischio di una scissione è ancora molto alto? “Io non vedo alcun rischio di scissione. Assolutamente. Il Governo composto ha come premier Enrico Letta e quindi in un partito composito e plurale come il Pd è chiaro che adesso il segretario dovrà provenire da una esperienza politica diversa da quella di Letta. Se il capo del Governo fosse invece stato Bersani allora il suo discorso sarebbe stato giusto. Ma con Enrico Letta alla Presidenza del Consiglio ritengo sia giusto e condivisibile il fatto che alla direzione del partito arrivi una persona proveniente dalla esperienza politica di sinistra. Dopodiché chi gestisce questo partito deve avere chiaro che questo non è un partito monoculturale bensì pluriculturale e dalle diverse sensibilità e per questo va gestito in una maniera diversa da come normalmente si gestiscono i partiti. Ma credo che in questo momento la priorità degli italiani non sia chi guiderà il Partito Democratico bensì lo sviluppo economico e l’occupazione ed il PD dovrà spingere per realizzare queste priorità”.

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