Troia, 8mila mani sul bilancio

L’INTERVISTA. Troia. I cittadini hanno chiesto di partecipare alle decisioni. E già da un anno una quota di bilancio è nelle loro mani. E’ l’unico caso in Puglia

di Gabriele Caforio In provincia di Foggia, il Comune di Troia, cittadina di circa 8.000 abitanti, sperimenta già da un anno il Bilancio Partecipativo. Infatti, una quota del bilancio è in mano ai cittadini, che si consultano, si confrontano e decidono quali priorità di spesa devono avere i propri amministratori. Si tratta inoltre di un caso che, rispetto ad altre sperimentazioni simili, ha anche la peculiarità di essere nato dal basso. Infatti, sono stati per primi i cittadini a chiedere di avere voce in capitolo e poi in seguito gli amministratori a cedere una fetta delle proprie prerogative. In altri casi le sperimentazioni sono partite dall'alto. Una pratica virtuosa e trasparente che prova a scuotere le coscienze e contribuire a migliorare il rapporto tra Pubblica Amministrazione e cittadini. Per chiarirci le idee, ci siamo fatti raccontare come stanno realmente le cose da Giuseppe Beccia, membro del Comitato promotore del Bilancio Partecipativo di Troia. Giuseppe, come è nata e come sta funzionando questa esperienza del Bilancio Partecipativo? “L'idea è nata nel novembre 2011 quando una serie di associazioni e di movimenti politici di Troia hanno iniziato a discuterne sulla base di un appello che era stato lanciato. Dopo un po’ di incontri si è arrivati a fare una proposta all'amministrazione comunale nella quale si chiedeva di provare a sperimentare il Bilancio Partecipativo sulla base dei risultati raggiunti da altri comuni che lo avevano già fatto. Abbiamo poi presentato tutto in un incontro pubblico, spiegando cos'è, come funziona e come si sarebbe sperimentato. Agli inizi questa proposta non ha riscosso molto entusiasmo da parte dell'amministrazione ma dopo alcuni mesi di confronto hanno accettato di far parte di questa avventura. Così, siamo partiti effettivamente a luglio dello scorso anno con la fase d'informazione, in un primo momento si sono tenute varie assemblee di quartiere, percorsi tematici e poi si è passati alle assemblee propositive dove abbiamo raccolto le schede con le proposte dei cittadini. Raccogliendo sia la segnalazione dei problemi che le proposte di soluzione. Le proposte sono state raccolte con tre modalità, la prima è stata quella delle assemblee, poi c'è stata una fase di raccolta delle stesse attraverso schede incentrate su opere pubbliche e servizi da attivare. La raccolta delle schede, inviate a casa di ogni famiglia, si è fatta in 14 punti diversi della città, dalle sedi istituzionali ai tabaccai. Il terzo strumento di raccolta è stato quello multimediale, su un blog ad hoc (http://bilanciopartecipativotroja.blogspot.com/ ) attraverso un form da compilare. Alla fine siamo arrivati a circa 700 proposte diverse”. Dal punto di vista economico, su quanti soldi avete la possibilità di decidere? E quali saranno le prossime fasi? “La quota del bilancio comunale di Troia che è stata destinata al Bilancio Partecipativo è di 100.000 euro. Su questa quota decidono i cittadini e l'amministrazione si limita a ratificare le decisioni. Dopo la raccolta delle proposte abbiamo anche avviato la fase della verifica della fattibilità delle stesse, verificando se le competenze erano effettivamente comunali e accorpando le proposte simili tra loro. I cittadini sono stati poi informati del perché determinate proposte non sono state accettate. Adesso stiamo trasformando tutte le proposte in una scheda elettorale semplificata che sarà presentata entro maggio, e, a giugno, per arrivare in tempo con le date di approvazione del bilancio, si voteranno definitivamente le proposte, i cittadini avranno tutto il mese a disposizione per poter votare. Quelle con il maggior consenso dovranno essere prese in carico dall'amministrazione”. Accennavi ai rapporti che si sono instaurati tra i cittadini e l'amministrazione. Vista anche la novità di questa esperienza, quali sono stati gli equilibri e come si sono rapportate le due controparti nella sperimentazione del bilancio? “Ogni processo di partecipazione è un processo complicato. Anche perché ormai i cittadini non sono più abituati a partecipare in questo modo alle decisioni che li riguardano. Vengono meno sempre più i momenti collettivi di confronto. È stata per noi un'operazione difficile. Negli incontri di quartiere partecipavano fino a 70 persone e già questo è un dato straordinario. È straordinario che cittadini che vivono la stessa condizione si incontrano per discutere anche dei problemi più spiccioli, è straordinario anche il fatto che abbiano partecipato sia i bambini di sette-otto anni che gli anziani. È ovvio che su una popolazione di 8.000 abitanti, la partecipazione di qualche centinaia di persone sia ancora troppo poco. Ma siamo convinti che migliorerà e che gradualmente, con lo scandirsi delle fasi proprie del bilancio, aumenterà. Dall'altro lato le istituzioni la giunta e il sindaco, superata la diffidenza iniziale, hanno partecipato a quasi tutti gli incontri di quartiere, per cui anche quella è stata un'occasione di confronto, di sollecitazione reciproca e di trasparenza”. Tra circa un anno si voterà una nuova Amministrazione. Ci sono i presupposti perché la sperimentazione vada avanti o si rischia di mandare tutto in fumo? “Il percorso è stato immaginato per essere pluriennale. Tutta la sperimentazione ora in atto ‘finisce’ con una fase di valutazione e poi di rilancio dell'esperienza. È stato immaginato come un ciclo che si ripete annualmente, anche perché fare un solo esperimento non basta per valutarne la riuscita o meno sul lungo periodo. Poi ovviamente la sensibilità dell'amministrazione che verrà è cruciale. Sicuramente c'è un grosso pezzo dell'associazionismo e della politica cittadina che spingerà affinché si vada avanti. Vedremo alle elezioni del 2014”. Siamo probabilmente negli anni peggiori di disaffezione alla politica e di sfiducia verso le istituzioni. Eppure casi come quello di Troia dimostrerebbero il contrario. Tu credi che il bilancio partecipativo e istituti di democrazia diretta come questo possano far ripartire un percorso di riavvicinamento tra istituzioni e cittadini? Si possono creare degli equilibri sostenibili tra politica e cittadino? “Io sono convinto che è da esperienze come queste che bisogna ripartire per ricostruire una connessione tra la politica e la gente. Credo che sia una precondizione necessaria. Per tornare alla politica partecipata. E inviterei chiunque voglia impegnarsi in politica a ripartire da esperienze come questa. Mi conforta sapere che, sebbene oggi quello di Troia sia l'unico Bilancio Partecipativo pugliese, in realtà si stanno moltiplicando non solo un po’ ovunque nel resto d'Italia ma che anche noi come comitato promotore stiamo ricevendo parecchie sollecitazioni da altre amministrazioni comunali. Una su tutte quella di Foggia che ci ha ufficialmente invitati in più di un'occasione per confrontarci, ma anche movimenti, partiti, liste civiche che si candidano in alcuni comuni pugliesi che chiedono informazioni. Si sta diffondendo. Credo che li dove si farà produrrà solo risultati positivi, anche perché la gente chiede questo, non vuole più delegare ma essere parte delle decisioni”.

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Info sull'autore

Gabriele Caforio

Laureato in Scienze Politiche - Politiche pubbliche. Collabora con PeaceLink e IlCorsaro.info. Quando è serio si interessa soprattutto di sviluppo sostenibile, ambiente e sociale altrimenti è sempre in bici!

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