Salve da salvare

Salve. Le emergenze archeologiche di località Fani, nella scheda redatta dall'associazione italiana di architettura del paesaggio

SALVE – Il 14 aprile scorso si è tenuto un incontro su 'Le archeologie del passato preistorico del Capo di Leuca'. La scheda tecnica redatta dall'associazione italiana di architettura del paesaggio, descrive sinteticamente le tante emergenze archeologiche e paesaggistiche del territorio, ritrovate e ancora presenti proprio in località Montani, canale Fani e serra Spigolizzi. Proprio lì dove il comune ha autorizzato le colate di cemento di un villaggio composto da cinque villette e una 'stalla'. Riportiamo la scheda, perché leggerla fa male. E ogni tanto fa bene, sentire male al cuore. Per cercare di agire bene. Salve è un paese grazioso, abbarbicato su una lieve altura, a una manciata di chilometri da spiagge di sabbia d'oro e acqua di cristallo. Salve (4.700 abitanti) ha un “centro” storico inconsueto, mantenutosi in periferia, perché il vero cuore del paese batte a ridosso delle campagne. Ed è proprio sulla via per Pescoluse, nel fondo dei Fani che, nel 1930, fu fortuitamente ritrovato il “tesoretto” di Salve, monete d'argento della Magna Grecia del IV e III secolo a.C. che oggi si possono ammirare solo in riproduzione a Palazzo Ramirez, sede anche dello Iat e della biblioteca, in piazza Concordia, mentre le monete originali sono custodite nel medagliere del Museo Nazionale di Taranto. Masseria “Santu Lasi” occupa il punto più elevato dell’estrema propaggine delle serre salentine -­ 102 metri s.l.m. -­ ed è ubicata in posizione intermedia tra la costa ionica e l’abitato di Salve. Il fabbricato della masseria, in tufo e pietrame, databile al secolo XVI con aggiunte del XVIII, occupa un lato della corte; è a due piani con caditoie in corrispondenza degli ingressi. La torre cilindrica (1577), in uno degli angoli del recinto, presenta in alto una fascia di archetti che si alternano a mensole con decorazioni a motivi geometrici. L’ambiente a pianterreno, di forma pressoché rettangolare, è a botte; quello al piano superiore, circolare, ha una copertura cupoliforme. La torre ha assolto nel tempo a varie funzioni: torre colombaia e torre di difesa. Su segnalazione di Paolo Cosi e Nicola Febbraro, dal 2005 il Dip.to di Beni Culturali dell'Università del Salento, sotto la direzione della prof.ssa E. Ingravallo e con la collaborazione dell'Amm.ne Com.le di Salve, ha avviato una serie di campagne di scavo di tumuli di pietra insistenti in località Don Cesare nel feudo di Salve. Dei tanti tumuli sparsi ne sono stati indagati dieci. I tumuli hanno restituito resti bruciati di adulti e bambini insieme con elementi di corredo. Il tumulo 7, in particolare, copriva una cista litica con i resti di 38 individui inumati accompagnati da vasi in ceramica (boccali, tazze, scodelle) e ornamenti in osso e conchiglia. Alla base della cista tre vasi contenevano le ceneri di due individui. Il tumulo 7 è a tutt'oggi uno dei pochi monumenti megalitici ben conservati dell'Italia meridionale. I tumuli di Salve attualmente datati rimandano alla prima metà del III millennio a.C. e costituiscono un’ulteriore testimonianza dell'importanza archeologica del territorio frequentato sin dal paleolitico. La grotta Montani, la grotta Triscioli, l'insediamento protoappenninico di Spegolizzi, la Chiusa del Fano, i dolmen, le specchie insieme ai tumuli del III millennio a.C. sono emergenze archeologiche importanti che meritano rispetto, tutela e valorizzazione. Tutti gli articoli dell'inchiesta: Il Salento d'amare colpito al cuore Il villaggio con la 'stalla' al centro Salve, turismo a (sole) tre vele La collina delle selci

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