Medico-paziente. ‘Nessuna soluzione nel decreto Balduzzi’

Lecce. La medicina difensiva e le conseguenze di un rapporto non sereno tra sanitari e paziente sono state al centro di una tavola rotonda Aogoi

LECCE – Il decreto Balduzzi non contribuisce alla diminuzione del contenzioso medico-paziente. Il provvedimento di riforma del sistema sanitario, inoltre, non risolve il problema della “medicina difensiva” e sta generando una vera e propria fuga delle Aziende sanitarie locali dalle assicurazioni. È quanto emerso dalla tavola rotonda “Le controversie giuridico-cliniche nella moderna ostetricia e ginecologia” che si è svolta nei giorni scorsi nell’ambito del congresso organizzato a Lecce dall’Aogoi, l’associazione degli ostetrici e dei ginecologi ospedalieri italiani. All’incontro, moderato dal dottor Ilio Palmariggi, responsabile del settore comunicazione istituzionale dell’Asl di Lecce, hanno partecipato alcune delle figure più rappresentative della controversia in atto. Per la parte medica c’erano Vito Trojano, presidente di Aogoi, Gian Carlo di Renzo, ostetrico universitario, Carmine Gigli, presidente di Fesmed, Alberto Tortorella, medico legale, e Antonio Perrone, direttore dell’Unità Operativa di ostetricia e ginecologia dell’ospedale Vito Fazzi di Lecce. Per la parte giuridica, invece, erano presenti i magistrati Maurizio Saso e Gabriele Positano, il giurista universitario Salvatore Aleo e Marcella Turco, avvocato dirigente della struttura burocratico legale dell’Asl di Lecce. Dalla discussione è emerso che oggi il rapporto paziente-dottore si è ribaltato rispetto al passato. Se prima l’operato del medico era quasi del tutto insindacabile da parte del giudice e anche del paziente stesso, oggi invece il medico rischia continuamente di trovarsi al centro di vicende giudiziarie legate alla malasanità. Ciò nasce anche dal fatto che i progressi della medicina hanno aumentato sensibilmente le aspettative dei pazienti e tutte le volte che queste non vengono rispettate si fa ricorso al contenzioso penale. Punto centrale dello scontro è l’art. 3 del D.l. 158/2012 (decreto Balduzzi) approvato dal Parlamento lo scorso ottobre. La norma sulla responsabilità professionale dei sanitari, secondo i rappresentanti degli ostetrici e dei ginecologi, non detterebbe regole capaci di arginare il fenomeno. Il risultato del costante incremento del contenzioso medico-legale e delle richieste risarcitorie è che gli operatori sanitari oggi non riescono a svolgere in modo sereno l’attività professionale, con l’effetto di un aumento della possibilità d’errore. Questa situazione contribuirebbe a sua volta ad accentuare il fenomeno della cosiddetta “sanità difensiva”, vale a dire l’atteggiamento che spinge i medici a prescrivere farmaci ed esami, anche se non strettamente necessari, al solo scopo di evitare eventuali contenziosi con i pazienti. Recentemente la Commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori sanitari ha calcolato che la “medicina difensiva” pesa sulla spesa sanitaria pubblica per 10 miliardi di euro, pari allo 0,75% del prodotto interno lordo. C’è, infine, il problema legato alla copertura assicurativa delle Asl. I sempre più frequenti casi, veri o presunti, di malasanità stanno spingendo le compagnie assicurative ad aumentare i premi e a ridurre le garanzie. Con il risultato che le Aziende fuggono dalle compagnie assicurative e viceversa. Già oggi molte Asl sono prive di copertura assicurativa.

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