Cinema Europeo. Anteprima per i Sud

Lecce. Numerosi appuntamenti in calendario della terza giornata del Festival

LECCE – Ricco calendario per la terza giornata del Festival del Cinema Europeo di Lecce diretto da Alberto La Monica e Cristina Soldano. Accanto alle proiezioni dei film in concorso, l’omaggio a Francesca Neri, a Aki Kaurismaki, il cinema israeliano. In programma oggi tre eventi speciali. Alle 21, in sala 1, la regista Uli Möller e i Sud Sound System presentano, in anteprima nazionale, “Il cuore in mano, i piedi sulla strada”. Il film tedesco racconta la storia di Wilma, una ragazza tedesca che ripercorrendo la Statale 16 incrocia le vite e le storie di tanti abitanti della strada. Tra i protagonisti anche Nandu Popu, cantante dei Sud Sound System. Alle 22.30, in Sala 4, l'anteprima nazionale di “Os-cia… la bellezza di Tonino Guerra”. In sala, il regista Cosimo Damiano Damato presenta, il documentario che ripercorre la vita di Tonino Guerra, in un viaggio da Pennabilli a Martina Franca. All'interno, un documento eccezionale: un grande incontro, l’abbraccio con il regista iraniano Abbas Kiarostami. Per la sezione “Cinema e Realtà”, un altro evento speciale: “Vita da non morire mai” di Silvana Maja (Italia, 2013), proiettato, alla presenza della regista, alle 16.30 in sala 4. Il documentario propone il percorso psicologico e di vita di alcune donne colpite dal cancro, dalla scoperta della malattia al periodo di cura. Prodotto da Flavia Parnasi, è in anteprima al XIV Festival del Cinema Europeo di Lecce. Il documentario segue le vicende di tre donne che per mano conducono lo spettatore attraverso la più antica emozione umana: la paura. A raccontarsi sono Silvana Leonardi, Carla Maja, Francesca Palombelli. Per ognuna di loro, narrare la propria storia è un'occasione per ricostruire e riorganizzare con altri codici i significati legati alla propria esperienza di vita. Sono tre donne coraggiose, giovani donne colpite dal tumore, che mettono a nudo la paura ma anche la forza e il faticoso processo di un nuovo modo di guardare a sé, ai legami interpersonali, al proprio ruolo nella società. Un viaggio verso un progetto di vita nuovo, in cui l'elemento negativo, perturbante, assume la valenza di un potente stimolo che tocca tutte le persone. “Mi interessava parlare della paura, dell'aspetto perturbante – dichiara la regista – e di ciò che questi sentimenti scatenano nella mente delle donne ammalate creando alcune volte degli inneschi salvifici, di grande trasformazione. Ho sentito che questa parte di dolore poteva servire a noi che raccontiamo, a chi si ammala per cercare la ragione profonda del male, allo spettatore per domandarsi il senso e il perché”.

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