“RTS è clandestina”

SPECIALE PAGLIARO Story// Pubblichiamo la seconda parte dell’inchiesta, al centro del procedimento penale per diffamazione intentato dall’editore nei confronti della direttora del Tacco. Assolta perché il fatto non sussiste

Il Tacco d'Italia n.22

// “Rts è clandestina” Abbiamo chiesto a Franco Abruzzo, presidente dell’Ordine dei Giornalisti di Lombardia, un parere tecnico su quello che il Tacco d’Italia ha scoperto a proposito di due reti televisive locali, Telerama ed RTS, delle cui irregolarità abbiamo dato conto all’interno dell’inchiesta “Pagliaro, l’impero virtuale” pubblicata sullo scorso numero. Quell’inchiesta ha fatto il tutto esaurito in tutta la provincia, dando spunti alle conversazioni per strada, sotto l’albero di Natale, intorno ai tavoli di baccarà, man mano che si spargeva la voce… e le fotocopie. Le confidenze, le rivelazioni, i grazie accorati, hanno riempito le nostre orecchie fino a coprire i toni sinistri di alcune telefonate, quando ci sono giunte. La domanda più frequente è stata: “Perché un’inchiesta sul Gruppo Mixer media management”? La risposta: “Perché no? Non dovrebbe essere ‘normale’ che un giornale scavi dietro la facciata”? E’ ciò che abbiamo fatto nell’inchiesta sull’Edisu di Lecce, quando abbiamo denunciato le irregolarità nella lunga “prorogatio” del Consiglio di amministrazione presieduto da Giovanni Garrisi: a causa della prorogatio diventavano “i” per legge tutti gli atti del Consiglio degli ultimi due anni, quantificabili in 12 milioni di euro. Nessuno si è chiesto perché lo abbiamo scritto. Nell’inchiesta sul futuro parco regionale di Ugento uscita in quattro puntate (a pagina 12 la quinta) abbiamo denunciato l’avvio di lavori infrastrutturali finalizzati alla costruzione di un complesso turistico da 800 posti letto, senza concessione edilizia, in piena zona umida e sotto tutela ambientale. Nessuno si è chiesto perché lo abbiamo scritto. Nell’inchiesta sul Gruppo di Paolo Pagliaro, tra le altre cose, denunciavamo il fatto che RTS da due anni manda in onda un telegiornale non registrato al Tribunale di Lecce, mentre Telerama in innumerevoli occasioni pubbliche, durante le trasmissioni, nel gobbo di chiusura del telegiornale, scriveva (ora non più) che il direttore è Gabriella Della Monaca mentre in realtà, da ben 12 anni, è Max Persano (tanto risultava al Tribunale di Lecce il 17 novembre scorso). La domanda posta a Franco Abruzzo era: “RTS è fuori legge”? La risposta è arrivata concisa e inequivocabile, lontana, anche geograficamente, da qualunque influenza. M.L.M. “Cara Marilù, la risposta è nell’articolo 32 del dlgs 177/2005. C’è un obbligo di legge dal 1990 (legge 223), che impone la registrazione anche delle testate radiotelevisive. Ed è ineludibile. In caso contrario, la testata tv è fuori legge ed è assimilabile alla stampa clandestina (art. 16 della legge n. 47/1948 sulla stampa). Cordiali saluti”. prof. Franco Abruzzo presidente Ordine Giornalisti Lombardia // La Legge Legge 8 febbraio 1948, n. 47 Disposizioni sulla stampa art. 5. Registrazione. Nessun giornale o periodico può essere pubblicato se non sia stato registrato presso la cancelleria del tribunale, nella cui circoscrizione la pubblicazione deve effettuarsi. 16. Stampa clandestina. Chiunque intraprenda la pubblicazione di un giornale o altro periodico senza che sia stata eseguita la registrazione prescritta dall’art. 5, è punito con la reclusione fino a due anni o con la multa fino a lire 500.000 (la valuta delle 500mila lire è del 1948, anno della legge. N.d.r.). Pubblichiamo solo alcune delle lettere, o parti di esse, giunte in redazione. Tutte firmate. Avete fatto quello che un “normale” giornale dovrebbe solitamente fare. Ma adesso ci aspettiamo lo facciate con tutti. E con tutto. Ci serve. Perché avete fatto una cosa che “normale” non è. Avete scritto l’Inchiesta. Nomi, cognomi, date, tutto quanto. L’Inchiesta, parola che ammutolisce nessuno se pronunciata nei corridoi di una procura. Ma che non sarebbe presa nemmeno in considerazione dentro un comune giornale di provincia lasciato blindato dai papà fuori per affari. Di questa provincia parliamo. L’Inchiesta, a Lecce, e oltre le mura, a saperla fare, ti mette in cattiva luce con gli editori, imbarazza il direttore che non vuole guai e poi ci sono gli inserzionisti. Da queste parti l’Inchiesta rischia di farti diventare il rompicoglioni di turno, un po’ andato, sfigato, sempre squattrinato, mai saputo cosa è lo stipendio fisso, che si incatena sotto la colonna di Sant’Oronzo e che come nel film “Nuovo cinema paradiso” si lascia andare a “la piazza è mia, la piazza è mia”. Uno così, a Lecce, cosa vuoi che valga? Quanto una Panda. E chi sale dentro una Panda? Invece avete fatto tutto questo. Siete saliti sulla Panda. E siete andati in giro. Va bene così. Avete risposto alle domande che in tanti, in questi anni, si sono poste, ma solo tra i pensieri o al massimo biascicandole. Perché poi? Una tra tutte va dritta verso “Cuore amico”, per esempio, e il suo indotto. Domanda blasfema: è possibile quantificare l’introito pubblicitario televisivo marciante e il suo trend legati alla lodevole campagna a sostegno di chi soffre? Eppure è una domanda semplice, che non è diffamatoria e che ci abitua a dirci le cose così come stanno, che serve a fare chiarezza, a smentire le nostre cattiverie e che aiuta soprattutto a nominarci fuori dalle citazioni inutili perbeniste. Tutto questo avete fatto. Con dovizia di particolari, riferimenti, dati. Un lavoro lungo e difficilissimo, immaginiamo, che prelude ad altre inchieste coraggiose nel rispetto del Giornalismo-Inchiesta e della libertà di stampa d’altri tempi. Grazie. Lettera firmata da un “cronista provinciale” Vorrei fare i complimenti per l’inchiesta su Pagliaro. Mancavano queste inchieste nella nostra terra, che fanno luce su punti oscuri che molti fanno finta di non vedere. Lettera firmata Ce l’ho. L’ultimo numero del Tacco è qui e sto leggendo l’inchiesta. FANTASTICA!!!!! C’è da saltare sulla sedia. Avanti con le inchieste, ne vogliamo ancora, ancora, ancora… Lettera firmata Ho visto l’inchiesta su Tele Rama e gruppo. Io che sono stato dentro vi dico che corrisponde al vero. Complimenti per il coraggio. Lettera firmata Cara Marilù, ti prendo pochissimo spazio per rendere pubblica la circostanza che tanto ci ha fatto divertire in queste settimane. Molti leccesi che non conoscevano il Tacco d’Italia hanno pensato che dietro la tua inchiesta ci fosse la mia penna. Non è vero, anche se la cosa mi ha inorgoglito perché vuol dire che i lettori non hanno colto troppa differenza stilistica fra noi due ed io, come sai, ho un’alta considerazione professionale di me stesso! Confermo pubblicamente che, per ovvie ragioni di competenza e di conoscenza del personaggio, sono stato tra le fonti da cui hai attinto il tuo materiale. E che potevo fare: negarmi? Adolfo Maffei Di seguito le altre parti dell'inchiesta, sfogliabili on line: Il Tacco d'Italia n.21

Il Tacco d'Italia n.23

Il Tacco d'Italia n.27

Nei prossimi giorni ripubblicheremo le altre parti

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