Paolo Pagliaro e il segreto puzzle del Cavaliere

MINIMA IMMORALIA// Storia semiseria del Berlusconi del sud

di Adolfo Maffei MINIMA IMMORALIA. La sfiga self made che sta connotando Paolo Pagliaro da un po’ di anni a ieri, giorno della causa persa contro Marilù Mastrogiovanni (al cui nome i suoi zelanti giornalisti in un servizievole servizio di TeleRama aggiunsero “in Maffei”, credendo di discreditarla, poverini, quando diedero nei titoli di testa l’annuncio della querela; ma nell’edizione di ieri mi è sfuggita la notizia che quella causa il loro editore l’ha rumorosamente perduta), quella sfiga, dicevo, ha un’origine remota e quasi insignificante. Trattasi di un articolo inginocchiato ad altezza pelvica di un “collega” che, in un’ultima folgorazione idolatrica, lo definì “il Berlusconi del Sud”. E lui lì, il Pagliaro, capì istantaneamente che stava passando il treno della sua vita. E si organizzò scientificamente. Prima fece una veloce rassegna degli asset del Berlusconi vero: charme e fama di sciupafemmine, televisioni, radio, pubblicità, voglia di piacere. Poi, oddio, si accorse anche che qualcosa ancora mancava, come la politica, per esempio, ma giurò a se stesso che prima o poi vi avrebbe posto rimedio. (Per la verità gli mancavano anche i soldi; così, per adeguarsi velocemente al modello tentò alcune operazioni truffaldine in area 488 ma senza successo e si precipitò a restituire oltre un miliardo di lire per evitare il carcere; un pm barese però lo arrestò lo stesso ma per un’altra storiaccia di soldi e pubblicità, processo stralciato, ma cumpà Rafeli condannato; un terzo procuratore lo accusò di aver rubato, per risparmiare si suppone, le maniglie delle porte di una casa non sua: prescritto. Un rosario di sfighe da tramortire un bue, pardon: un toro). Ma alla politica sì, poteva metter mano. Così gli viene l’alzata d’ingegno di ri-riproporre la puttanata della Regione Salento, ma lo fa nel momento storico (sfigatissimo) in cui si parla di risparmi sui costi della politica, di abolizione delle province, di macroregioni per fare le economie di scala. Tenta nientemeno di proporsi come candidato sindaco di lecce nelle primarie del centrodestra, ma (altra botta di sfiga) ne esce con le ossa rotte, nonostante avesse impazzato sulla sua “equidistante” (termine fra i prediletti dall’aspirante mister B.) emittente, nonostante il delirio di alcune personalità leccesi cui basta sempre una comparsata televisiva, meglio se con intervista, e nonostante i manifesti 6×3 del suo volto ammiccante, rassicurante, sorridente. Adesso è candidato alle politiche (manifesti piccolini) con il Mir del dottor Samorì da Modena, noto estimatore del Mezzogiorno e, suppongo, decisissimo fautore della Regione Salento. Gli andrà male, ovviamente. E se la prenderà con la sfiga. Ma avrà aggiunto una piccola tessera nella composizione del puzzle che reca il faccione irridente e sardonico di Berlusconi, al quale sta lavorando segretamente ogni sera, sul tappetino della sua stanza da letto, da quando uscì quel famoso articolo. Prima di lavarsi i denti, dire le preghiere e mettersi a letto. E sognare, sognare, sognare…

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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