Burocrazia. Lecce spreca più di 5 milioni

Lecce. Nella classifica del Copaff, il capoluogo salentino è all’ottavo posto su 88 per spesa nei “servizi generali”

LECCE – Ottavo posto su 88. Ma la classifica è per demerito. Il Comune di Lecce è tra i capoluoghi italiani che vestono la maglia nera in tema di sprechi nella burocrazia. Lo dice il rapporto del Copaff, la Commissione per l’Attuazione del Federalismo Fiscale, che sta lavorando sui “prezzi giusti” delle attività municipali per individuare i fabbisogni standard delle amministrazioni. Il Copaff, con il supporto tecnico della Sose, società del Ministero dell’Economia e di Bankitalia che elabora gli studi di settore, e il contributo dell'Istituto per la finanza e l'economia locale dell'Anci (Ifel), ha analizzato tutte le uscite dei Comuni capoluogo italiani per “servizi generali” – ovvero l’insieme degli uffici entrate, servizi tecnici, anagrafe, stato civile, servizi elettorali – confrontandole con i parametri di spesa ottimale per ciascuno, ottenuti dallo studio delle caratteristiche del territorio e dei servizi effettivamente offerti. Il risultato è un rapporto tra quanto ogni Comune spende e quanto dovrebbe spendere. E Lecce è ottava in classifica. Il Copaff ha calcolato che il capoluogo salentino spende 21 milioni 600mila euro per la burocrazia quando il suo fabbisogno stimato è di 16 milioni e 400mila euro. Ovvero: uno spreco di 5 milioni e 200mila euro. Secondo Carlo Salvemini, di Lecce bene Comune il rapporto Commissione documenta “una situazione di particolare inefficienza rispetto alla quale lavorare per migliorare: in tempi di ‘spending review’ – dice Salvemini – un dato sul quale riflettere e, evidentemente, da aggredire. Sempre che – conclude – non si considerino sbagliati e di parte i numeri, come spesso viene risposto dall'Amministrazione ogni qual volta si evidenziano situazione di non eccellenza”. La testa della graduatoria è costituita dal terzetto Napoli-Roma-Firenze. La prima spreca 118,5 milioni; la seconda 63,4; la terza, 14 milioni. I capoluoghi più virtuosi sono invece Milano (con un risparmio di 17,4 milioni), Bari (che risparmia 28,3 milioni) e Torino (che mette da parte 81,9 milioni).

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