Colacem, rifiuti come combustibile. Oggi la decisione della Camera

GUARDA I VIDEO. Galatina. I cittadini attendono la decisione della Commissione Ambiente. Nei giorni scorsi hanno inviato le proprie osservazioni al provvedimento

GALATINA – Il destino del cementificio Colacem e, quindi, dell’intero territorio salentino si potrebbe conoscere oggi. E’ infatti prevista per oggi la discussione, alla Camera, dello “Schema di decreto del Presidente della Repubblica concernente il regolamento recante disciplina dell'utilizzo di combustibili solidi secondari (CSS), in parziale sostituzione di combustibili fossili tradizionali, in cementifici soggetti al regime dell'autorizzazione integrata ambientale“. Il provvedimento ha già ottenuto il sì del Senato (13esima Commissione Ambiente) lo scorso 16 gennaio ma poi è stato bloccato dal presidente della Commissione camerale che ha aggiornato ad oggi la seduta. Colacem, 2 novembre 2012, ore 13.15 Video di gibbos1000 Colacem, 2 novembre 2012, ore 13.15 Video di Salvatoreclaudio Masciullo Colacem, 2 novembre 2012, ore 13.30 Video di Piero Luigi Russo Quella che spetta alla Camera è una decisione molto importante, che i cittadini attendono con ansia, essendosi opposti, da subito, all’eventualità di una Colacem alimentata a rifiuti. Il Css è un combustibile ottenuto dalla separazione, lavorazione e ri-composizione di rifiuti solidi urbani e speciali non pericolosi. La proposta di bruciarlo nei cementifici è stata avanzata in quanto questo tipo di impianti sono distribuiti in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale, comprese quelle Regioni sprovviste di impianti dedicati ai rifiuti come i termovalorizzatori; dunque la loro diffusione strategica consentirebbe di non dover creare impianti ad hoc. La Colacem, d’altra parte, ha presentato già dal 14 luglio 2010 presso gli uffici comunali di Galatina e Soleto, uno Studio di Impatto Ambientale (Sia) per bruciare rifiuti. Per dimostrare la propria contrarietà al decreto, è stato creato un “evento” su facebook con le motivazioni del “no” da inviare alla Commissione Ambiente (e a tutti gli indirizzi diretti dei componenti la Commissione): Ecco il testo della lettera inviata in Commissione: Gentile Commissario, in vista della discussione nella quale sarà chiamato ad esprimere un parere in merito allo”Schema di decreto del Presidente della Repubblica concernente il regolamento recante disciplina dell'utilizzo di combustibili solidi secondari (CSS), in parziale sostituzione di combustibili fossili tradizionali, in cementifici soggetti al regime dell'autorizzazione integrata ambientale” La invito a considerare le conseguenze che questo regolamento attuerebbe qualora questo sia applicato 1) ci sarebbe un’estrema agevolazione del procedimento autorizzativo unico necessario ai cementifici per bruciare rifiuti (sotto forma di “combustibile solido secondario”, CSS) in sostituzione parziale dei combustibili fossili. Nonostante questa pratica, economicamente conveniente per l’imprenditoria di settore, possa teoricamente comportare una riduzione di alcune emissioni di gas serra, gli svantaggi per gli italiani sarebbero enormemente maggiori rispetto ai possibili benefici, comunque ottenibili con metodi alternativi e più sostenibili. 2)I cementifici sono impianti industriali altamente inquinanti con e senza l’uso dei rifiuti come combustibile [1] e i limiti di legge per le emissioni di questi impianti sono enormemente più permissivi e soggetti a deroghe rispetto a quelli degli inceneritori classici. Ad esempio, considerando solo gli NOx, per un inceneritore il limite di legge è 200 mg/Nmc, mentre per un cementificio è tra 500 e 1800mg/Nmc. Inoltre, un cementificio produce di solito almeno il triplo di CO2 rispetto a un inceneritore classico. La lieve riduzione dei gas serra ottenuta dalla sostituzione parziale dei combustibili fossili con rifiuti ridurrebbe le emissioni dei cementifici in maniera scarsamente significativa, considerata la abnorme produzione annua di CO2 da parte di questi impianti che, secondo i dati del registro europeo delle emissioni inquinanti (E-PRTR) ammonta in Italia a circa 21.237.000 tonnellate/anno. Basterebbe un piccolo aumento della capacità produttiva dei singoli impianti per recuperare abbondantemente la quantità di gas serra “risparmiata” dalla sostituzione parziale dei combustibili fossili con i rifiuti. Questi ultimi, infatti, sono economicamente molto più vantaggiosi dei combustibili tradizionali e, dunque, agirebbero da concreto incentivo all’aumento della produzione. Se l’obiettivo del legislatore è dunque quello di ridurre le emissioni inquinanti di tali impianti, sarebbe opportuno proporre, in luogo di una mera variazione di combustibile, l’imposizione di miglioramenti tecnologici e di limiti produttivi ed emissivi che possano garantire maggiormente la tutela dell’ambiente e della salute pubblica. 3)La combustione di rifiuti nei cementifici comporta una variazione della tipologia emissiva di questi impianti, in particolare in merito alla emissione di diossine/composti organici clorurati [2-4] e metalli pesanti [5]. La produzione di diossine è direttamente proporzionale alla quantità di rifiuti bruciati [6]. Riguardo alle diossine, viene sottolineato da parte dei proponenti di tale pratica come le alte temperature dei cementifici diminuiscano o addirittura eliminino le emissioni di queste sostanze, estremamente pericolose per la salute umana. Tale affermazione sarebbe invalidata da evidenze scientifiche che mostrano come, sebbene le molecole di diossina abbiano un punto di rottura del loro legame a temperature superiori a 850°C, durante le fasi di raffreddamento (nella parte finale del ciclo produttivo) esse si riaggregano e si riformano [7]. Inoltre, considerata la particolarità chimica delle diossine (inquinanti persistenti per decenni nell’ambiente e nei tessuti biologici, dove si accumulano nel tempo), l’eventuale riduzione quantitativa della concentrazione di diossine nelle emissioni dei cementifici sarebbe abbondantemente compensata dall’elevato volume emissivo tipico di questi impianti. È stato dimostrato che la combustione di CSS nei cementifici causa un significativo incremento delle emissioni di metalli pesanti [5], in particolare mercurio, enormemente pericolosi per la salute umana. È stato calcolato che la combustione di una tonnellata di CSS in un cementificio in sostituzione parziale di combustibili fossili causa un incremento di 421 mg nelle emissioni di mercurio, 4.1 mg in quelle di piombo, 1.1 mg in riferimento al cadmio [8]. Particolari criticità dovute alla tipologia di rifiuti bruciati sono state riportate in merito alle emissioni di piombo [9-11]. 4)L’utilizzo del CSS nei cementifici prevede l’inglobamento delle ceneri tossiche prodotte dalla combustione dei rifiuti (di solito smaltite in discariche per rifiuti speciali pericolosi) nel clinker/cemento prodotto. Questo comporta rischi potenziali per la salute dei lavoratori [12, 13] e possibili rischi ambientali [14-16] per l’eventuale rilascio nell’ambiente di sostanze tossiche. Inoltre, le caratteristiche fisiche del cemento potrebbero essere alterate dalla presenza di scorie da combustione [17, 18] in modo tale da non renderlo universalmente utilizzabile [19]. 5)La destinazione dei rifiuti a pratiche di incenerimento è contraria alla recente raccomandazione del Parlamento Europeo (A7-0161/2012, adottata a Maggio 2012, http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?type=TA&reference=P7-TA-2012-0223&language=EN&ring=A7-2012-0161) di rispettare la gerarchia dei rifiuti e di intraprendere con decisione, entro il prossimo decennio, la strada dell’abbandono delle pratiche di incenerimento di materie recuperabili in altro modo. Una politica finalizzata alla transizione dal concetto di rifiuto a quello di risorsa, che preveda una progressiva riduzione della quantità di rifiuti prodotti e una concreta politica di riutilizzo della materia attraverso trattamenti a freddo, sarebbe pratica decisamente più sostenibile, economicamente vantaggiosa e orientata al bene comune di quanto sia qualunque scelta che comporti forme di incentivo alla combustione. 6)L’Italia è la nazione Europea con il maggior numero di cementifici e questi impianti causano conseguenze misurabili sulla salute dei residenti nei territori limitrofi, in particolare in età pediatrica [20]. L’incentivazione e l’agevolazione della combustione dei rifiuti nei cementifici potrebbe produrre significative conseguenze ambientali, sanitarie ed economiche e sarebbe ad unico vantaggio dei produttori di CSS e dei proprietari di cementifici. Per le ragioni esposte, sarebbe assolutamente opportuno evitare l’approvazione del D.Lgs. denominato “Utilizzo di combustibili solidi secondari (CSS) in cementifici soggetti al regime dell’autorizzazione integrata ambientale” e prevedere, nel corso della prossima legislatura, una serie di misure finalizzate a rendere maggiormente sostenibile nel nostro Paese sia la produzione di cemento che la gestione dei rifiuti. nella prossima legislatura potrebbe essere approvato il *ddl promosso dal ministro dell'Agricoltura Mario Catania in merito al contenimento del consumo di suolo agricolo *, che comporta, tra l'altro, una moratoria triennale rispetto all'edificazione di nuovi terreni agricoli, con una conseguente riduzione del fabbisogno di cemento pro-capite e quindi dell'attività dei cementifici, e ciò potrebbe comportare un'auspicabile nuova configurazione dell'intero comparto produttivo Per questo le chiedo di rigettare l'approvazione definitiva del disegno di legge e di rimandarlo ad una più vasta ed approfondita discussione sulle soluzioni da adottare. 29 gennaio 2013 Colacem potrebbe bruciare rifiuti GALATINA – Il cementificio Colacem di Galatina potrebbe bruciare rifiuti. La 13esima Commissione del Senato “Territorio, ambiente, beni ambientali” ha infatti dato parere favorevole, lo scorso 16 gennaio, allo “Schema di decreto del Presidente della Repubblica concernente il regolamento recante disciplina dell'utilizzo di combustibili solidi secondari (CSS), in parziale sostituzione di combustibili fossili tradizionali, in cementifici soggetti al regime dell'autorizzazione integrata ambientale”. Il ministro dell’Ambiente Corrado Clini aveva annunciato il provvedimento già lo scorso aprile, ma poi, in estate, la questione è passata nel dimenticatoio, per ritornare d’attualità nel Consiglio dei ministri del 26 ottobre, che ha approvato lo schema di decreto. L'11 gennaio 2013, lo schema di decreto è stato presentato al presidente del Senato Giuseppe Schifani, che l’ha passato in Commissione. Nel frattempo le Camere sono state sciolte per la fine della legislatura; ma il provvedimento ha continuato ad andare avanti, com’è d’abitudine, dal momento che l'attività legislativa viene comunque garantita per decreti e atti di governo. Il problema da risolvere, in Italia, è quello dell’eccessiva produzione di rifiuti e dell’eccessivo conferimento in discarica. Prassi che “rappresenta non soltanto un potenziale rischio ambientale, ma anche un enorme spreco di risorse materiali ed energetiche quali sono i rifiuti”, si legge nella relazione relativa allo schema di decreto. Per ridurre la quantità di rifiuti da conferire in discarica, allora, il decreto prevede che i combustibili solidi secondari (il Css, ex Cdr, combustibile da rifiuti) vengano bruciati nei cementifici. Il Css è un combustibile ottenuto dalla separazione, lavorazione e ri-composizione di rifiuti solidi urbani e speciali non pericolosi. Perché si pensa di bruciarlo proprio nei cementifici? Perché sono distribuiti in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale, comprese quelle Regioni sprovviste di impianti dedicati ai rifiuti come i termovalorizzatori; dunque la loro diffusione strategica consentirebbe di non dover creare impianti ad hoc. Ed i cementifici entrerebbero a pieno titolo nel sistema dei rifiuti, in quanto, dice il decreto, dovrebbero essere “integrati in un piano organico di gestione dei rifiuti”. La Commissione però non ha pensato ad una eventualità: quando i Comuni saranno legati ai cementifici da contratti per il conferimento del Css da bruciare, potranno ridurre la produzione di rifiuti? O saranno invece legati a rispettare sempre una determinata quantità di materiale conferito? Questo non potrebbe impedire la definizione di politiche ambientali efficaci? Il provvedimento tuttavia è stato bloccato alla Camera. Lo scorso 22 gennaio infatti il presidente della Commissione Ambiente ha rinviato la discussione. Se ne potrebbe parlare nuovamente l’11 febbraio.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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