Di amianto si muore

IL DOSSIER. Si ammalano soprattutto gli uomini esposti per motivi di lavoro. Picco di casi a Bari e Taranto

Sono Bari, Brindisi, Manfredonia e Taranto le aree del territorio storicamente “ad alto rischio ambientale” che necessitano di una particolare attenzione, anche in riferimento alla possibile contaminazione da amianto. Il “Piano” della Regione Puglia per la bonifica, indica le pleuropatie benigne, l’asbestosi (malattia respiratoria cronica), il mesotelioma (“neoplasia con prognosi decisamente infausta”) e i tumori della laringe e del tratto gastro, fra le principali patologie correlate all’esposizione. “L’incidenza di una patologia è data dal numero di nuovi casi sulla popolazione a rischio in un anno” e i dati di incidenza neoplastica attendibili possono essere forniti dai ‘Registri Tumori’, “che integrano fonti cartacee e informatizzate (anagrafiche, schede di dimissione ospedaliera, archivi nominativi delle cause di morte, archivi dei referti di anatomia patologica, cartelle cliniche, invalidità civile, esenzione ticket) al fine di individuare tutti i nuovi casi di tumore insorti in una popolazione, con un elevato grado di completezza e accuratezza nella definizione diagnostica”. Dal 2012, l’attività dei registrazione oncologica del “Registro Tumori” della Puglia copre l’intera regione e sono disponibili dati relativi “alla provincia di Taranto (anno 2006), alla provincia Bat (anno 2006) e alla provincia di Lecce (anni 2003 – 2005) che presenta un tasso di incidenza per anno, del mesotelioma, pari all’1,26 per gli uomini e allo 0,25 per le donne. Inoltre, per il triennio 1999 – 2001 sono disponibili i dati del “Registro Tumori Jonico Salentino”, per le province di Brindisi e Taranto, che riportano una condizione allarmante. A Taranto, in particolare, per gli uomini, “il tasso standardizzato di incidenza di tumore al polmone è significativamente superiore (4,18) a quello osservato nel resto della Regione Puglia, come pure quello del mesotelioma pleurico del tumore vescicale e per tutti i tipi di tumore considerati insieme. Ancora più evidente è la differenza se si confronta il solo Comune di Taranto con il resto della Regione, per le stesse patologie”. Dal 1993 è anche operativo il Registro Nazionale Mesoteliomi (ReNaM) a cui afferisce il Centro Operativo Regionale (Cor) Puglia, attivo dal 1988 presso l’Istituto di Medicina del Lavoro dell’Università degli Studi di Bari con “l’obiettivo di stimare l’incidenza dei casi di mesotelioma nella regione, raccogliere informazioni sulla pregressa esposizione ad amianto dei casi registrati, contribuire alla valutazione degli effetti dell’avvenuto uso industriale dell’amianto e al riconoscimento delle fonti di contaminazione e, infine, promuovere progetti di ricerca per la valutazione dell’associazione tra casi di mesotelioma ed esposizione ad amianto”. Dal 1988 al 2009, il Centro Operativo ha iscritto nel registro 1.057 casi di mesotelioma maligno su oltre 1800 casi di neoplasie pleuriche. I casi sono maggiormente frequenti nel sesso maschile “con un rapporto maschi/femmine di 3:1, in coerenza con i dati nazionali”. La distribuzione riguarda più che altro soggetti maschi “con pregressa esposizione occupazionale” nei settori di edilizia, difesa nazionale, cantieristica navale, industria metallurgica, metalmeccanica, cemento-amianto, trasporti ferroviari, industria siderurgica e trasporti marittimi (elencati in ordine di frequenza). L’esposizione dei soggetti di sesso femminile malati di mesotelioma “riconduce invece all’ambito domestico, ambientale ed extra – professionale”. E’ nelle province di Bari e Taranto che “si registra un eccesso di casi rispetto alle altre province pugliesi e ai dati nazionali”. Nell’area jonica, “il 7,8% dei casi riguarda soggetti occupati nel polo siderurgico contro il dato nazionale del 4,1% (‘Terzo Rapporto Renam’ del 2010), l’8,5% dei casi riguarda lavoratori occupati nella cantieristica navale e l’8,3% soggetti occupati nella difesa nazionale contro il 4% ottenuto a livello nazionale nello stesso settore produttivo”. In ambito malattie professionali, il “Rapporto Inail 2009” rivela i dati attinenti alle patologie da amianto nel comparto “Industria e Servizi”. Per neoplasie da asbestosi sono stati registrati nove casi a Bari, due a Brindisi, quattro a Foggia e 40 a Taranto (55 in Puglia e 961 in Italia). Per asbestosi, sono 12 i casi individuati a Bari, due a Brindisi, due a Lecce e 20 a Taranto (36 in Puglia e 611 in Italia). Anche il tasso di ospedalizzazione è un indicatore valido per descrivere le patologie “amianto – correlate” sul territorio. Nel periodo 2001 – 2010, sono stati registrati 777 ricoveri per asbestosi, di cui il 94,6% di soggetti di sesso maschile la cui età media è di circa 64 anni; in particolare, si osserva che “lo 0,26% dei ricoveri riguarda soggetti di età compresa tra 20 e 29 anni, lo 0,77% soggetti di 30 – 39 anni, il 5,66% soggetti di 40 – 49 anni, il 19,95% di 50 – 59 anni, il 36,81% di 60 – 69 anni, il 26,38% di 70 – 79 anni e il restante 10,17% soggetti di età superiore ai 79 anni”. Più del 50% dei ricoveri ha riguardato persone residenti nelle aree metropolitane di Taranto e Bari. Nello stesso lasso di tempo, 3347 sono i ricoveri con diagnosi principale di mesotelioma, di cui 2385 (71,2%) in soggetti di sesso maschile. L’amianto è quindi, a vent’anni dalla sua messa al bando (L. 257/92), un rischio ancora alto per la salute pubblica. Le fibre inalabili si introducono nei bronchi, negli alveoli polmonari e nella pleura provocando danni irreversibili ai tessuti. Si tratta di un nemico subdolo: la comparsa della sintomatologia da esposizione in ambito occupazionale, ambientale e domestico può, infatti, manifestarsi anche dopo un lungo periodo di latenza. Articoli correlati: Amianto. Lecce seconda in Puglia per concentrazione Combattere l’amianto. La Regione ha un Piano

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