Uranio. La Commissione d’inchiesta: ‘Militari obbligati ai vaccini’

 

Roma. La relazione finale dell’organo parlamentare evidenzia una costante violazione dei protocolli di somministrazione da parte dei medici del ministero

ROMA – Nessun elemento che attesti la presenza di uranio impoverito nelle aree dei poligoni di tiro, l’impossibilità di asserire o escludere un nesso causale con l’insorgere delle patologie tumorali, la mancata osservanza dei protocolli, da parte della Difesa, nella somministrazione delle vaccinazioni, con dosaggi eccessivi e molto ravvicinati, anamnesi vaccinali superficiali, obblighi sul consenso informato del tutto disattesi. Sono queste le conclusioni più importanti contenute nella Relazione Finale della Commissione d’inchiesta uranio impoverito del Senato. Proprio sulle vaccinazioni alcuni dei passaggi più significativi della relazione, soprattutto sulle modalità di gestione del consenso informato da parte della Difesa e sulla sanzionabilità dei militari che decidano di opporre un rifiuto motivato alle pratiche vaccinali. Di seguito alcuni importanti stralci. “Se la vaccinazione è un ordine proveniente da un ufficiale medico, che è anche un superiore gerarchico, la semplice richiesta di soprassedere temporaneamente e ancor più il diniego di sottoscrizione del consenso informato (consenso che, tra l’altro, non sembrerebbe essere acquisito in modo uniforme in ambito militare), è considerato come atto di disobbedienza ed insubordinazione, e viene sanzionato disciplinarmente e penalmente. Detto ciò, non si può prescindere, anche da un’altra considerazione: per il personale volontario in ferma di durata predeterminata che, da un punto di vista lavoristico, è personale con un rapporto di lavoro a tempo determinato, la stabilizzazione o la prosecuzione del rapporto medesimo possono essere subordinate anche al giudizio dei superiori. Ciò è del tutto legittimo e ragionevole, ma occorre evitare che si traduca in un condizionamento sia psicologico che materiale, suscettibile, se portato alle sue estreme conseguenze, di creare una ‘zona franca’ del diritto”. In pratica la “mannaia” della precarietà obbligherebbe i nostri militari ad accettare le vaccinazioni, pur non essendo correttamente informati sul contenuto e gli effetti che esse potrebbero produrre, per non andare incontro ad un giudizio negativo dei propri superiori. Giudizio che potrebbe comprometterne in modo determinante il proseguo della carriera o il rinnovo della “ferma”. Una Commissione, quella presieduta dall’uscente senatore del Popolo della Libertà Rosario Giorgio Costa che, a dispetto della motivazione principale per la quale era stata istituita, ha fortemente approfondito, di seduta in seduta, il tema delle vaccinazioni, rilevando la costante violazione dei protocolli di somministrazione da parte dei medici del Ministero della Difesa, acquisendo le schede vaccinali di molti militari deceduti, ascoltando i loro familiari e le testimonianze di molti ragazzi affetti da stati morbosi e linfomi. Tra queste quella del caporal maggiore Capo Erasmo Savino, da noi intervistato nell’ottobre scorso. Fondamentale è stata poi l’audizione del Maresciallo di 1° classe dell’Aeronautica Militare Luigi Sanna che, rifiutatosi di sottoscrivere la scheda anamnestico-vaccinale e chiedendo di essere temporaneamente dispensato dalle vaccinazioni, anche per quanto era emerso durante i lavori della commissione, è stato alcuni mesi sotto indagine per il reato di disobbedienza aggravata e continuata. La vicenda è stata anche oggetto di numerose interrogazioni parlamentari, fino alla recente archiviazione del procedimento da parte della Procura Militare. Proprio sulla scia del vicenda Sanna le conclusioni della Commissione in merito alle “vaccinazioni” non si fermano qui. “Occorre – si evince ancora dalla Relazione finale – valutare questa complessa e delicata questione anche alla luce dell’articolo 32, secondo comma, della Costituzione, nel quale si stabilisce che nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge: attualmente l’obbligo dei militari ad assoggettarsi alle vaccinazioni è stabilito dal Decreto ministeriale del 2003, che però non ha forza di legge. Inoltre, strumento non del tutto idoneo a fornire una adeguata copertura normativa di rango primario al predetto obbligo appare anche l’articolo 182 del Codice dell’ordinamento militare – richiamato nell’audizione del 19 dicembre 2012 dal ministro Di Paola –, considerato che esso al comma 4 demanda alla sanità militare il compito di adottare, nel proprio ambito, la normativa vigente in materia di sanità pubblica, mentre, attesa la riserva costituzionale di legge, occorrerebbe una disciplina di rango primario ad hoc. Pertanto – conclude la Commissione – stante l’attuale assetto normativo e l’incerto fondamento legale del dovere di obbedienza per il caso specifico, occorrerebbe considerare non sanzionabile il rifiuto motivato di sottoporsi, in parte o del tutto, a pratiche vaccinali, da parte del personale militare”. Articoli correlati: Caporal maggiore Savino, colpito da melanoma: ‘Lo Stato mi ha abbandonato’ Uranio e vaccini. Risposte entro il 15 gennaio Qui la vicenda del poligono di Torre Veneri Il Poligono dei veleni Costa: ‘Al Poligono, traffico clandestino di metalli pericolosi’

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Salvatore Ventruto

Giornalista pubblicista. Ossessionato dal dubbio, prigioniero della curiosità.

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