Il carnevale non vale

La bella e infedele traduzione di una canzone

Una canzone d’amore senza drammi è quasi come una biografia senza fatti, un giallo senza delitto, una partita a tennis senza pallina. Ma il samba, si sa, mette di buon umore, specialmente un paroliere come il lombardo Sergio Bardotti, che amava, riamato, il Brasile. E allora, se io e te stiamo così bene insieme, mettiamo da parte i rovelli e prendiamo tutto quel che la vita ha di buono da darci. Così, senza altre spiegazioni. Ora sento crescere la voglia, la pazzia, l’incoscienza e l’allegria di morir d’amore insieme a te. Ma soprattutto sento entrare in me il carnevale. In questo modo, Bardotti faceva confluire una lunga tradizione di “belle infedeli” nella propria traduzione di una canzone di Toquinho e Vinicius de Moraes. L’originale però era meno assertiva e si reggeva tutta su un'ipotetica: ah, se lei avesse il coraggio di soffrire. Se solo capisse che non esiste passione senza dolore e si lasciasse andare, allora sì, la vita sarebbe bella e il morir d’amore una dolce follia. Se lei volesse saremmo in due a volerlo, dice un proverbio brasiliano. Ma questa ipotesi, sospesa sul ritmo zoppo del samba, nella canzone resta irrisolta. E senza carnevale.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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