Mafia. Le mani sulla Puglia

// IL DOSSIER. La nostra regione è al quarto posto in Italia per penetrazione delle cosche sul territorio. La provincia di Lecce è al 27esimo

Beni confiscati, indagini giudiziarie, omicidi, infiltrazioni e denunce raccontano quanto profonde siano le radici della criminalità che si insinua nei luoghi in cui viviamo. L’analisi e l’incrocio dei dati relativi a queste voci, analizzati nel periodo compreso fra il 2000 e il 2011, ha dato origine all’“Indice di presenza mafiosa” (Ipm), un indicatore numerico di riferimento che definisce la penetrazione delle mafie su tutto il territorio nazionale. Le regioni soggette tradizionalmente al giogo delle cosche “non tradiscono”: il Sud occupa, infatti, il podio con la Campania (61,21 di Ipm) sul gradino più alto e, a seguire, la Calabria (41,76) e la Sicilia (31,80). Alle loro spalle, seppur ben distanziata, la Puglia con un Ipm pari a 17,84. La mappatura delle infiltrazioni delle associazioni a delinquere è contenuta nel rapporto intitolato “Gli investimenti delle mafie”, presentato pochi giorni fa. I risultati illustrati nello studio, realizzato da “Transcrime” (Centro di ricerca dell'”Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano”) per il Ministero dell'Interno nell’ambito del “Progetto Pon Sicurezza 2007 – 2013”, consentono di valutare con precisione la presenza territoriale per ciascun tipo di organizzazione mafiosa. “Una mappatura a intervalli regolari – suggeriscono gli autori – potrebbe consentire di valutare l’impatto dell’attività di contrasto in base a presenza e composizione dei gruppi criminali. L’intensità dei valori di penetrazione della criminalità nelle viscere dei territori varia, infatti, in modo considerevole anche all’interno della stessa regione. Non fa eccezione la Puglia dove il quadro è particolarmente eterogeneo: nel Salento leccese e nel tarantino, la presenza criminale rispecchia valori di radicamento medio – bassi. Allarme rosso, invece, per alcune aree del brindisino, dove nacque la Sacra Corona Unita, a cui si aggiungono alcune zone del barese e del foggiano, teatri dell’origine e dello sviluppo di forme di criminalità organizzata autoctone. Restano alti anche gli indici di presenza mafiosa riferiti alle singole province pugliesi, raggruppate – su un totale di 107 – tra la nona posizione di Bari (con Ipm pari a 27,86) e la 27esima di Lecce (per l’8,14). Scorrendo la graduatoria, in 15esima posizione c’è Foggia con il 15,83 di indice; seguono Brindisi in 19esima (13,25) e Taranto in 23esima con 9,42. Le province pugliesi si concentrano nella parte alta della classifica, pur distaccandosi nettamente rispetto ai valori espressi dalla capolista Napoli (101,57), da Reggio Calabria al 2° posto (80,25), da Vibo Valentia al 3° (60,36) e Palermo al 4° (58,20). Roma è la prima provincia del Centro Italia, in 13esima posizione con Ipm pari a 21,61. Milano, invece, precede Lecce al 26esimo posto con 8,15. Il risultato generale a cui perviene il report indica che “la distribuzione dei valori è estremamente concentrata. 51 province su 107 riportano valori inferiori all’unità, mentre altre 20 sono comprese tra 1 e 3”. Picchi assoluti per le aree del Sud caratterizzate da una tradizionale presenza mafiosa. Le mappe non distinguono solo per aree geografiche, ma anche per organizzazioni criminali: da Cosa Nostra alla Camorra passando per la ‘Ndrangheta fino alla malavita pugliese. Per quanto riguarda quest’ultima, la sua presenza è preponderante soltanto in Puglia, ma la si riscontra anche altrove. Oltre alle province di Brindisi e Lecce (luoghi d’origine della Sacra Corona Unita) e all’area centro – settentrionale (caratterizzata da infiltrazioni di organizzazioni baresi e foggiane), sono state rilevate sporadiche tracce di mafia pugliese in regioni centrali e settentrionali, in convivenza – per alcuni casi – con altre mafie. In particolare, si segnala tutta l’area del bresciano (5,0%), del viterbese (0,7%), dell’aquilano (4,5%) e della provincia di Isernia (3,7%) oltre che delle zone limitrofe di Belluno (0,9%), di Salerno, nei pressi di Firenze (1,5%), vicino ad Ancona e Macerata (16,7%) e a Milano. Per contro, in Puglia, non è evidenziata la presenza di Camorra, Ndrangheta o Cosa Nostra. In percentuale, l’occupazione mafiosa di gruppi locali nella nostra regione è pari al 100%: si tratta, in definitiva, di una sorta di colonialismo malavitoso che rende la Puglia non permeabile a criminalità provenienti dall’esterno. Articoli correlati: Lecce. Economia a rischio mafia Mafia locale. Business mondiale Puglia a capitale mafioso

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