…e mo?? Come lo chiamo???

se mi suggerite un titolo mi fate un favore. grazie.

La senti la parola che viene generata. Anche nove mesi per farla crescere. Speri possa diventare autosufficiente. Respirare da sola. Piangere. Un vagito. Poi la ricerca del latte per la vita. Tante, invece, abortiscono nella quotidianità. Una parola nasce. Ogni tanto. E la porti con te. Ti accompagna in un viaggio verso il lavoro. Poi la lasci sulla scrivania. Poi la stanchezza la porta via. C’è da fare la spesa. Cucinare. La partita in tv. Gli amici. I parenti. Gli obblighi della vita. Quanto mi mancano Giorgio Gaber e Fabrizio De Andrè. Chissà quanto si sarebbero divertiti a raccontare la miseria culturale di questi anni. Ma Guccini, Fossati, hanno deciso di smettere. Forse proprio per questa miseria culturale. E forse avrebbe smesso anche chi oggi non c’è più. Non lo so. Mi consolo. L’angoscia. Un po’ di vino. Io solo qui alle quattro del mattino. Cosa faccio tutti i giorni appena mi sveglio? Bestemmio. Perché non sono morto durante il sonno. E ancora cercare di ricordare cosa fare. Andare. Tornare. La libertà è solo quella di scegliere la musica del viaggio. Anche se sul lettore mp3 più di tante canzoni non ci stanno. E’ tre mesi che vorrei cambiarle, ma non c’è tempo nemmeno per quello. Allora mi toccherà cercare un po’ di libertà sui 60 tasti bianchi e neri che mi trovo a casa. Ma pesano meno di quello che dovrebbero pesare. Vino. Poi una pianta che cambia di giorno in giorno. Parole da inseguire prima che sfuggano. Parole da dimenticare prima che diventino importanti. Ma cosa è veramente importante? Ciò che si ricorda? Ciò che ci cambia? Ciò che ci emoziona? Ciò che vediamo. Non esisterebbe niente se non lo vedessimo. E con cosa vediamo? Con gli occhi? La mente? Gli odori? I sapori? I rumori? E voi stupidi che avete letto fino a questo momento cosa vedete? Questo momento l’avete visto? Questo momento in cui sto scrivendo è lo stesso nel quale state leggendo. Anche se sono lontani ore, giorni. Pensate: l’istante è di chi lo vive. Ancora tasti bianchi e neri. La musica di chi l’ha scritta, di chi la suona, di chi l’ascolta. Di chi non l’ascolterà mai. Il tempo della musica lo trovi nelle stelle. Ci stanno bene “musica” e “stelle” nella stessa frase? E perché? Una suona e le altre brillano! Se stanno bene è perché fanno vibrare l’anima e a ‘culo tutto il resto.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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