Cerano. Si allaga il nastro, rischio inquinamento per acqua e terreni

Brindisi. Acqua mista a residui di carbone nel Fiume grande e nelle campagne circostanti la centrale. L’esposto di un agricoltore fa scattare l’inchiesta

BRINDISI – Sversamento illecito di acque contaminate nel Fiume grande. Non solo, anche nei terreni circostanti. E’ l’eventualità su cui faranno chiarezza le indagini intraprese dalla Procura di Brindisi attorno alla centrale Enel Federico II di Cerano. Le piogge copiose degli ultimi giorni hanno infatti determinato l’allagamento del nastro trasportatore su cui viaggia il carbone; le acque, contaminate, potrebbero aver inquinato campagne e fiume. L’Arpa ha dunque imposto il blocco allo svuotamento del nastro. Inoltre c’è il rischio che la Procura disponga il sequestro del nastro e, se la normale attività non dovesse essere ripristinata in tempi brevi, come invece ha assicurato l’azienda, la centrale potrebbe terminare la propria autonomia entro dieci giorni. Le indagini coordinate dalla pm Iolanda Chimienti siano scaturite dall’esposto di un agricoltore, proprietario dei terreni vicini alla centrale, già parte civile nel processo per imbrattamento che si è aperto il 7 gennaio nei confronti di 15 imputati (dirigenti Enel ed imprenditori). Sul posto anche i carabinieri del Noe coordinati dal capitano Nicola Candido. Qui la ricostruzione del processo Enel in corso a Brindisi contro 15 imputati

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