È nato un padre

Musica per la natività: di padre (e marito) in figlio

Cosa hanno in comune Don Giovanni e Gesù Cristo? Forse una certa propensione a convertirsi, da opache figure storiche, in popolarissimi archetipi domestici. Il primo, come dice anche l'aria del catalogo di un'opera di Giuseppe Gazzaniga, coetanea meno nota del capolavoro di Mozart, potrebbe essere il marito universale, l'uomo di tutte e di nessuna; l'altro è padre perpetuo (che nel linguaggio comune decade a padreterno, tutt'attaccato). “Everlasting father”, dice il “Messiah” di Georg Friedrich Händel, il quale musicava il profeta Isaia nella versione della Bibbia di re Giacomo. L'immagine più forte nel testo del profeta è quella della gioia per questa luce nuova, come si esulta quando ci si spartisce una preda. Non a caso quel bambino, che gli evangelisti ricollegheranno alle parole di Isaia, istituirà l'Eucaristia, cioè il sacramento della condivisione di una preda. Secondo teorie più o meno note, il cristianesimo sostituirebbe il culto per un padre primordiale ammazzato con il culto per un figlio immolato sulla croce. Ma è un figlio che diventa padre, e sulle sue spalle riposa l'impero. Perché ai padr(on)i non si sfugge mai e in famiglia comanda sempre chi riesce a inoculare i sensi di colpa più potenti. Buon Natale.

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