Rigassificatori. Sospesi gli incentivi

La Commissione europea ha sospeso gli incentivi pubblici ai rigassificatori. Che insieme ai gasdotti da opere strategiche rischiano di diventare cattedrali nel deserto

Gasdotti senza gas. E’ la prospettiva che si profila all’orizzonte dopo che, su richiesta della Commissione Europea, l’Autorità Italiana per l’Energia e il Gas ha deciso di sospendere l’assegnazione degli incentivi, detti di “garanzia dei ricavi”, per nuovi progetti di rigassificatori (delibera 451 del 31 ottobre 2012). Tali agevolazioni vennero introdotte dall’Autorità per l’Energia nel 2005 con la delibera 175/2005, che incentivò la costruzione di rigassificatori assicurando ai costruttori un fattore di garanzia che, anche in caso di mancato utilizzo dell’impianto, coprisse una quota dei ricavi di riferimento per i costi fissi del terminale. La quota venne fissata all’80% e poi, nel 2008, abbassata al 71,5%. Ciò assicurò alle aziende del gas un ricavo pari a 3 miliardi di euro l’anno per 20 anni anche se non avessero prodotto un solo metro cubo di gas. Oggi tali incentivi vengono meno. Di conseguenza, non è difficile immaginare che il mercato del gas in Italia diventerà sempre meno conveniente. Che ne sarà, allora, degli undici progetti di rigassificatori previsti su scala nazionale, tutti contrastati dai cittadini dei territorio direttamente interessati dalle infrastrutture? E dei gasdotti, tra cui la Tap con approdo previsto a Melendugno? Se non sarà più conveniente far arrivare il gas in Italia, c’è il rischio che tutte le opere connesse si trasformino da “opere strategiche”, come sono state definite spesso dai vertici del Governo italiano, in infrastrutture inutili, perfino dannose per il territorio? “Ora che gli scandalosi incentivi pubblici sono stati tagliati – sostiene il Comitato interregionale No Tubo -, la lobby delle multinazionali del gas continuerà a ritenere ancora conveniente la costruzione di questi mega impianti (ben 11 i nuovi progettati in Italia!) che, per la loro pericolosità, sono fortemente contestati sia dai cittadini che dalle istituzioni locali? E se, come è prevedibile, la risposta è no, non è questo un altro duro colpo che va a demolire il disegno dell’Italia quale hub europeo del gas? E il grande metanodotto ‘Rete Adriatica’, la più importante infrastruttura di terra al servizio dell’hub, di 687 km, che dovrebbe attraversare ben 10 Regioni dalla Puglia all’Emilia Romagna, a questo punto ha ancora senso? Con quale gas si alimenterà questo mega tubo, visto che, dopo il rigassificatore di Brindisi, stanno venendo meno, uno dopo l’altro, anche i metanodotti che dall’est sarebbero dovuti giungere in Italia”? Il Comitato si sofferma anche sui dati relativi ai consumi di gas, sottolineando come in Italia vi sia da tempo “una sovrabbondanza di infrastrutture energetiche e cioè che a fronte di consumi interni che non hanno mai superato gli 85 miliardi di metri cubi l’anno, la capacità di importazione è ben superiore perché raggiunge i 110 miliardi. E’ importante riflettere sulla contrazione dei consumi di gas – aggiungono -, non solo per effetto della crisi economica ma anche per l’aumento delle temperature e per l’incremento delle fonti rinnovabili: i dati resi noti dalla Snam il 26 ottobre scorso, relativi al quantitativo di gas naturale immesso nella Rete Nazionale Gasdotti, parlano chiaro : dai 59,41 miliardi di metri cubi, nei primi nove mesi del 2011, si è passati, per lo stesso periodo del 2012, a 57,47 miliardi di metri cubi”. “Ora che il disegno dell’hub in Italia è ufficialmente ammesso – continua la nota del Comitato -, esso rischia di sgretolarsi prima ancora che possa prendere corpo. Sono, infatti, molti gli elementi che lasciano capire che la bolla del gas si sta sgonfiando e che quindi la scelta dell’hub appare sempre meno sostenibile sul piano economico”. Dimostrazione della scarsa convenienza ad investire sul gas in Italia sarebbe, secondo il “No Tubo”, il fatto che “con l’entrata in funzione del grande gasdotto Nord Stream, dalla Russia alla Germania, Gazprom ha rafforzato il suo dominio sul continente europeo”. “Il gigante energetico russo – continua – ha, infatti, già concluso contratti a lungo termine, oltre che con la Germania, anche con Danimarca, Olanda, Belgio, Francia e Gran Bretagna”. Inoltre, nonostante il sottosegretario allo Sviluppo Economico, Claudio De Vincenti, affermi che il gasdotto Tap si farà ed anche nei tempi stabiliti (prevedendo una sua entrata i funzione nel 2018), il ministro azero dell’energia ha annunciato di preferire il Nabucco, fortemente voluto dall’Unione Europea, rispetto al gasdotto concorrente. “Nel frattempo – aggiunge il Comitato – l’altro grande metanodotto russo, il South Stream, ha perso il suo braccio sud, che doveva approdare anch’esso in Italia, sulla costa pugliese: Gazprom ha reso noto che non è più economicamente conveniente e perciò lo ha tagliato”. Qui tutta la vicenda della Tap Leggi qui la ricostruzione della storia del rigassificatore di Brindisi Gasdotto Igi. Entro il 2013

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