Ilva, disoccupazione e veleni. Nell’indifferenza della politica

Taranto. Il dramma dei lavoratori e della popolazione. L’inerzia delle Istituzioni. Finalmente nota la relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sul traffico illecito di rifiuti. Dedicata tutta all’Ilva

TARANTO – Logica del profitto o salute pubblica e lavoro. Nella faccenda “Ilva”, la partita più feroce si è giocata, sin dall’inizio, su questa contrapposizione. Scrive il gip di Taranto, Patrizia Todisco, nell’ordinanze del 26 luglio 2012 (applicativa di arresti domiciliari per i vertici dell’azienda e sequestro dell’impianto) che “la gestione del siderurgico è sempre stata caratterizzata da una totale noncuranza dei gravissimi danni che il suo ciclo di lavorazione e produzione provoca all'ambiente e alla salute delle persone”. E tra queste, gli stessi operai dell’Ilva, vittime due volte, di emissioni pericolose e dell’ombra lunga della perdita del posto di lavoro per la chiusura dello stabilimento. “Chi gestiva e gestisce l'Ilva ha continuato in tale attività inquinante con coscienza e volontà per la logica del profitto, calpestando le più elementari regole di sicurezza”. Dopo l'emanazione dei provvedimenti, la Commissione parlamentare d’inchiesta sul traffico illecito di rifiuti ha proceduto all'audizione del presidente dell'Ilva, Bruno Ferrante che ha parlato di investimenti nello stabilimento per 4,5 miliardi di euro, di cui 1,1 miliardi esclusivamente a tutela dell'ambiente, a partire dal 1995. Fin qui l’imprenditore e i suoi affari. Ma la politica? E le Istituzioni? Risale al 2 febbraio 2012, la lettera con cui, il Procuratore della città ionica, Franco Sebastio, rappresenta la gravità della situazione ambientale di Taranto. La missiva, scritta dopo il deposito della perizia di carattere chimico (secondo cui i fumi nocivi provengono dall’Ilva) e inviata al Ministero dell'Ambiente, ai Presidenti di Regione Puglia e Provincia di Taranto, Vendola e Florido, e al sindaco Ippazio Stefàno, non riceve alcuna risposta. E’ lo stesso Sebastio a riferirlo, di fronte alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul traffico illecito dei rifiuti, durante un’audizione del 21 febbraio. A precisa domanda, Sebastio risponde che “c’è stato qualche episodio; è venuto l’Assessore regionale all’ambiente, ma a di ufficiale”. Dall’invio della lettera all’audizione di Sebastio sono intanto passati 19 giorni. Nella lettera, il procuratore evidenzia come, dalla perizia chimica, si desumano elementi tali da destare particolare allarme, che “possono e debbono essere valutati dagli enti destinatari di questa comunicazione, i quali sono titolari di specifici poteri-doveri di intervento in materia ambientale e, soprattutto, di tutela della salute e incolumità delle persone da esercitare senza ritardo”. Ma in termini di disinteresse, si registra anche la mancata partecipazione del Ministero dell'Ambiente, quale persona offesa, all'udienza celebrata innanzi al Gip in sede di incidente probatorio (febbraio – marzo 2012) nell'ambito della quale sono stati sentiti, nel contraddittorio fra le parti, i periti che avevano elaborato i resoconti tecnici di natura epidemiologica e chimica. “La situazione di allarme ambientale e sanitario – spiega la relazione territoriale sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti nella regione Puglia della Commissione parlamentare d’inchiesta (17 ottobre 2012) – avrebbero dovuto costituire sufficienti ragioni perché il Ministero dell'Ambiente partecipasse all'udienza”. La partecipazione avrebbe costituito momento di conoscenza sulle emissioni della stabilimento e rappresentato un segnale di presenza dello Stato rispetto al problema ambientale di dimensioni uniche in Italia”. E allora, quando si è risvegliato dell’interesse da parte del Governo per la faccenda? La risposta della relazione è secca: “Tale momento ha coinciso con il passaggio dall'emergenza sanitaria e ambientale a quella sociale, economica, lavorativa”. O meglio: “Quando, a seguito del provvedimento di sequestro preventivo degli impianti a caldo, ci si è trovati di fronte alla possibilità che fossero chiusi a breve e che si creasse un problema di produttività e competitività dell'Ilva rispetto ad altre imprese europee”. I Ministri dell'Ambiente, Corrado Clini e dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, si sono quindi recati a Taranto e sono intervenuti sulle questioni. Sulla riapertura della procedura AIA (autorizzazione integrata ambientale), il Ministro Clini non ha ritenuto opportuno collegarla agli esiti delle indagini giudiziarie. E, invece, probabilmente, la perizia eseguita in sede d’incidente probatorio ha avuto effetti prorompenti. Con decreto del 15 marzo 2012, il Ministero ha disposto il procedimento per il riesame dopo un’istruttoria durata ben 4 anni per la concessione e ottenuta, dall’Ilva, appena due mesi prima. Per il Ministro, la messa in discussione dell’AIA, è dipesa dall'introduzione di due elementi di novità di cui parla nel corso dell’audizione presso le Commissioni riunite VIII e X della Camera, il 14 agosto 2012. “Abbiamo avuto nuove informazioni circa la concentrazione in aria nell'area di Taranto, non tanto specificatamente in Ilva, di un inquinante, il benzopirene, che è un inquinante cancerogeno. C’è poi la decisione della Commissione europea dell'8 marzo del 2012, che ha stabilito le migliori tecnologie disponibili nel settore della siderurgia che devono essere adottate dagli impianti industriali in tutta Europa”. Il Ministro, evidentemente, arriva con qualche anno di ritardo. E’ la stessa Commissione a smentirlo, affermando che già dal 2010, l’organismo “aveva avviato l'inchiesta sull'Ilva e, nel corso delle audizioni in Puglia, era già stata rappresentata l'emergenza relativa alla presenza di benzo(a)pirene in concentrazioni eccessive, soprattutto nel quartiere Tamburi. Erano anche stati interpellati l'Istituto superiore di Sanità e l'Arpa Puglia”. In merito alla disposizione europee, è previsto che le migliori tecnologie debbano essere il riferimento per le nuove procedure di AIA a partire dal 2016. Clini ha comunque ribadito che “il Ministero è l’autorità competente a rilascia le autorizzazioni” e che “nessuna legge attribuisce questo compito all'autorità giudiziaria”. Nessuno, effettivamente, aveva detto il contrario. Per la Commissione, però, è necessario che “il rilascio o il diniego del provvedimento sia posto in essere in modo rigoroso da parte di soggetti di altissima professionalità e di indiscutibile moralità”. Nel caso di specie si è constatato che era stata rilasciata un'AIA sulla base di risultanze tecniche smentite dai risultati dell'attività di indagine, tramite incidente probatorio, a garanzia delle parti interessate”. Il Ministro Passera, invece, il 5 settembre, nel corso della seduta al Senato, è intervenuto sull’aspetto economico: “Il polo di Taranto è uno dei principali poli siderurgici europei, con una capacità produttiva di circa 10 milioni di tonnellate annue, pari ad oltre il 40 per cento della produzione nazionale di acciaio. Nel settore dei laminati, la produzione di Taranto copre oltre il 60 per cento della domanda nazionale, contribuendo all'approvvigionamento di comparti strategici per l'industria. Sul piano occupazionale, Ilva impiega oltre 11.600 lavoratori, a cui deve aggiungersi un indotto che porta l'occupazione a quasi 15.400 unità. Il costo di una eventuale chiusura dell'impianto avrebbe conseguenze negative. Si determinerebbe un impatto negativo, valutato intorno a oltre 8 miliardi di euro annui”. Non esiste, però, un profitto sostenibile di fronte alle esigenze di salute, soprattutto quando di mezzo ci vanno i bambini. E proprio a loro, è dedicato un capitolo della relazione della Commissione. La perizia epidemiologica ha rappresentato una situazione di gravissima emergenza. In sostanza, oggi, e non fra venti anni, i bambini sono soggetti ad una maggiore incidenza di malattie. Le sostanze inquinanti causano “effetti avversi sulla salute infantile e sulla gravidanza (…) per le patologie tumorali e il coinvolgimento della fisiologia di molti organi e apparati. Il dato che ha destato preoccupazione riguarda un eccesso di mortalità del 18% per le malattie respiratorie acute al di sotto dell'anno di età e per tutti i tumori nei bambini. Con ritardo accumulato di anni e colpevole inerzia, i primi di agosto 2012 è stato emanato un decreto legge per il risanamento ambientale e la riqualificazione della città di Taranto, convertito in legge il 4 ottobre (legge n. 171). “Servirà a rendere disponibili le risorse e a semplificare le procedure per l'attuazione degli interventi previsti”, è il commento del Ministro Clini. Ma la Commissione è lapidaria: “Solo l'intervento della magistratura ha determinato un impulso all'attività della PA. Appare incredibile che, negli anni, non sia stata messa in atto una strategia di controlli, prescrizioni e verifiche che potesse garantire il perseguimento degli obiettivi produttivi dell'impresa senza pregiudizi per la salute umana”.

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