Tassa sugli edifici rurali. L’allarme degli agricoltori

Lecce. La Cia contro la manovra Monti: ‘colpo ferale ad agricoltura e turismo’

LECCE – Ogni azienda agrituristica dovrà pagare 2000 euro di tasse in più all’anno. Per la Confederazione italiana degli agricoltori, la Cia, questa ulteriore tassazione, dopo un 2011 che ha registrato una flessione sensibile su tutti i consumi ludici delle famiglie italiane, e quindi anche sulle vacanze in agriturismo, porterà ad una totale debacle del settore. Il governo Monti infatti prevede la tassazione degli edifici rurali e questo, dicono gli agricoltori, taglierà fino al 20 per cento il reddito degli agriturismi. Nel 2012 quindi, secondo Giulio Sparascio della Cia, “moltissime aziende, già oberate dai costi di gestione e costrette a fare i conti con il calo costante di pernottamenti e prenotazioni saranno costrette a chiudere i battenti, non potendo assolutamente sostenere una tassazione così elevata”. “Non è possibile chiedere al settore un sacrificio del genere – continua Sparascio -. C’è bisogno di correggere al più presto il tiro, anche se la fiducia comincia a mancare, visto che si è persa anche l’occasione del Milleproroghe. Ma gli agricoltori non possono pagare l’Imu per i terreni, poi per i fabbricati rurali e poi anche per i beni strumentali all'attività agricola. E’ una follia che va a colpire non solo “la dispensa” del Paese, ma anche tutte le attività connesse come l’agriturismo. Una tipologia di ospitalità “ecocompatibile” che ha cambiato il modo di intendere la vacanza e che, soprattutto tra i giovani, riscuote molto successo”. “Va ricordato, conclude Sparascio, che l’agriturista “tipo” ha un’età media compresa tra i 30 e i 45 anni, ama la natura e ha a cuore le tematiche ambientali e sociali, ma è anche un buongustaio sempre alla ricerca di piatti tipici locali e con una propensione forte verso il biologico. Più in generale, secondo una recente indagine della Cia, la scelta di fare le vacanze in agriturismo è dettata principalmente dal desiderio di stare a contatto con la natura (48 per cento), di riposarsi in assoluto relax e tranquillità (23 per cento), di gustare la cucina tradizionale e le specialità enogastronomiche locali (19 per cento), di avere vicino luoghi che hanno attrattive culturali o religiose (10 per cento). In più, dall’indagine viene fuori che la scelta agrituristica ha un altro dei suoi punti di forza nell’accoglienza “familiare” dell’azienda, che è preferita al rapporto impersonale tipico degli alberghi”.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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