Roberto Corigliano. Sequestro di beni per 31 milioni

Lecce. Le operazioni sono in corso da stamattina da parte della Guardia di finanza

LECCE – 31 milioni di euro. A tanto ammonta il valore del patrimonio dell’imprenditore salentino Roberto Corigliano che la Guardia di finanza sta sequestrando dalle prime ore di questa mattina. Il provvedimento di sequestro preventivo riguarda le quote sociali ed i beni aziendali delle società riconducibili a Corigliano. Nello specifico, le Fiamme Gialle del Nucleo di Polizia Tributaria stanno eseguendo il provvedimento emesso dalla I Sezione Penale della Corte di Appello di Lecce, su richiesta della Procura Generale della Repubblica presso la Corte di Appello e relativo a compendi aziendali e quote societarie; terreni, fabbricati e autovetture; saldi attivi dei rispettivi rapporti di conto corrente. La decisione giudiziaria, assunta dal presidente relatore della I Sezione Penale della Corte di Appello di Lecce, Vincenzo Scardia, su richiesta dell’avvocato generale della Repubblica, Antonio Maruccia, giunge all’esito della recente sentenza di condanna di secondo grado emessa nei confronti dell’ex presidente della Confcommercio di Lecce, con la quale è stata ordinata, tra l’altro, la confisca dei beni mobili ed immobili, titoli e quote sociali già sequestrati dal Tribunale del Riesame di Lecce nel dicembre del 2005. 14 novembre 2012 Riciclaggio ed usura. Corigliano condannato in appello LECCE – Cinque anni e sei mesi di reclusione e beni confiscati per 31 milioni di euro. E’ la condanna in appello inflitta all’ex presidente della Confcommercio di Lecce e attuale componente del Consiglio della Camera di Commercio, Roberto Corigliano, 63 anni, leccese. L’imprenditore, assolto in primo grado con formula piena, è accusato di associazione per delinquere, usura, riciclaggio ed esercizio abusivo dell'attività finanziaria. Il pubblico ministero Giorgio Lino Bruno, aveva chiesto in primo grado, e riconfermato in appello, una condanna a dieci anni di reclusione. Secondo quanto ricostruito dalle indagini, Corigliano ed il fratello Valerio, avrebbero avuto contatti con personaggi di spicco nell’ambito della criminalità organizzata tanto sarebbe emerso dai movimenti contabili passati al setaccio e dalle dichiarazioni degli stessi esponenti degli ambienti criminali. Al centro dell’inchiesta due distributori “Q8” di proprietà di Corigliano, sulla via per Merine e sulla via per Maglie, utilizzati, secondo l’accusa, per far transitare considerevoli somme di denaro sporco. Corigliano è stato arrestato nel 2004 nell’ambito dell’operazione “Giano”.

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