Francesco: ‘Aiutatemi a trovare Lucia’

// INCHIESTA 1. GUARDA IL VIDEO. Nella comunità psichiatrica di Racale, Lucia sarebbe stata colpita da un bastone. Poi è stata trasferita. A Manduria. E poi di nuovo. Ma al suo compagno non dicono dov’è

Vi prego, se potete, aiutateci… la mamma di mio figlio è chiusa da 3 anni in una comunità per volontà dei dottori del c.s.m. e non è mai uscita… adesso ci hanno isolati senza farci sapere dov'è… come facciamo a sapere dove si trova… solo perché non siamo sposati non me lo dicono… anzi fanno di tutto per tenerci divisi… è assurdo e hanno pure il consenso dei giudici… per obbligarla alle loro terapie tenendola chiusa senza che neanche lei possa comunicare con nessuno… ma che succede…? per favore se potete aiutateci… Vi allego un video di un colpo di mazza che la mia compagna ha subito in comunità a Racale. La situazione non cambia. Anzi nonostante le denunce lasciano che queste cose possano succedere”. E’ la mail che è arrivata qualche giorno fa in redazione. E’ firmata Francesco, da Lecce (conosciamo anche il suo cognome, ma evitiamo di riportarlo per tutelare la privacy del bambino di cui non riferiamo il nome). La leggo e mi chiedo quale sia il modo giusto di rispondere ad una richiesta d’aiuto simile. Mi chiedo come possa sentirsi una mamma, costretta a non vedere suo figlio per tre anni (il bambino è stato affidato ai nonni paterni). Un tempo infinito. Le parole disperate di questa lettera sono lo sfogo di un uomo allo stremo delle forze, che si appella ad un giornale, per fare rumore e per ottenere delle risposte. Dal 18 ottobre non sa dove si trovi la sua compagna e non glielo dicono perché non sono sposati. Ecco il video della violenza che la compagna di Francesco, Lucia D'Alò (riportiamo nome e cognome perché Francesco non sa dove sia e chiede di trovarla), avrebbe subito presso la comunità psichiatrica “Villa Felice” di Racale, dove è stata ospitata fino ad un anno a mezzo fa. Questo ha scritto Lucia in una lettera consegnata all’avvocato dopo l’accaduto: “Oggi 28 agosto sono stata aggredita con una mazza sul fianco sinistro. Ho paura e non mi sento sicura qui, voglio andarmene a casa mia subito. Qui non sono tutelata. Continuo ad essere tenuta qui contro la mia volontà”. In seguito a quest’episodio, Francesco ha sporto denuncia contro la struttura di riabilitazione e Lucia è stata spostata altrove. A Manduria, presso la comunità “La ginestra”. Ma poi ha cambiato nuovamente “casa”, per aver contratto l’epatite e la mononucleosi. Ed ora Francesco non sa dove sia. Perché non è suo marito e non glielo dicono. E perché credono che sia lui la causa del suo disagio comportamentale. Alla vigilia della giornata contro la violenza sulle donne, questa è una storia di violenza. Una violenza declinata in molti modi. La violenza fisica, la forma più tangibile di violenza: il “colpo di mazza” di cui Francesco racconta; quello che la sua compagna avrebbe subìto nella comunità psichiatrica di Racale e che è documentato nel video. Dietro questa violenza si cela anche quella sessuale; non accertata, solo supposta, tuttavia non escludibile. Poi la violenza verso una madre ed un bambino, a cui viene imposto di restare lontani: è la cosa più innaturale del mondo. Infine la violenza nei confronti di un uomo, che non ha diritto ad essere informato su dove si trovi la sua compagna, nemmeno se sia viva, perché non l’ha sposata. Una storia di imposizioni e di dinieghi nella quale non è facile trovare il giusto punto di vista né prendere posizione. Perché lo sfondo dei fatti è la malattia mentale ed il contesto in cui avvengono sono le comunità psichiatriche, dove i contorni del “sano” e del “malato” non sono poi così facilmente distinguibili. Abbiamo deciso di limitarci a raccontare i fatti, per quanto contorti e ricostruiti attraverso la testimonianza di Francesco. Bastano i fatti, da soli, a delineare una storia dolorosa e difficile da accettare. Continua: Parte 2 Lucia, una vita di violenze Parte 3 'Strana' per le sue felpe col cappuccio

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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