Pit9, Centro intermodale. Venuti: ‘Bastava crederci’

Melissano. L’ex sindaco di Casarano analizza le cause che hanno arenato il progetto del polo di interscambio. Realizzato con 2 milioni di euro e mai attivato

MELISSANO – Sarebbe dovuto diventare uno snodo delle merci in arrivo ed in partenza dal Salento. Un interscambio tra trasporto su gomma e su binari, con la creazione di un binario e l’impiego di gru. Avrebbe dovuto permettere, entrato a regime, di intervenire, tagliando i costi, su un settore, quello dei trasporti, che incide pesantemente sul costo delle merci. In tal modo avrebbe agevolato il commercio e, dunque, l’economia dell’intero territorio. Eppure, concluso nel novembre 2011, il centro intermodale previsto a Melissano dal Piano integrato territoriale Pit9, non è mai stato attivato. E’ costato 2 milioni di euro. La Guardia di finanza nei giorni scorsi ha fatto visita al Comune di Casarano acquisendo la documentazione relativa al progetto ed, in generale, a tutta l’attività del Pit9 (54 milioni di finanziamento europeo) per verificare come sono stati spesi i soldi ricevuti. Questo episodio è stato l’occasione di uno scontro a distanza tra i due ex sindaci Remigio Venuti ed Ivan De Masi, suo successore alla guida della città. Il primo ha criticato alle Amministrazioni successive alla sua (De Masi più i due commissariamenti guidati da D’Onofrio e Ocello) di non aver saputo gestire l’importante risorsa. De Masi ha risposto dalle pagine del suo profilo facebook, dichiarando di non aver adottato alcun atto programmatorio relativamente al Pit né al polo di scambio intermodale aggiungendo anche di non aver mai creduto nel progetto. Ma a Venuti questa risposta non basta. Perché il progetto del Pit9 lo sente “suo”. “Ci ho creduto da sempre e ci credo ancora”, dice. Anzi, secondo Venuti, starebbe proprio nelle parole di De Masi, nel suo “ho sempre pensato che un’opera come quella non potesse rappresentare volano di sviluppo, ma l'ennesima occasione persa per il nostro territorio” la motivazione per cui il polo intermodale non è mai stato attivato. Dott. Venuti, perché il polo intermodale, pur concluso, è fermo? “Perché non sono state create le condizioni previste dal progetto per la sua attivazione”. Cioè? “Non è mai stato costituito un soggetto gestore, che riunisse privato, anche di carattere nazionale, ed istituzioni”. Perché ciò non è avvenuto? “Perché è mancata la volontà per farlo. Io dopo il 2009 non ero più il soggetto legittimato ad interessarsi al progetto ed allo stato di avanzamento dei lavori. Chi è venuto dopo di me avrebbe dovuto conoscere meglio il progetto e crederci di più. Lo dico senza note polemiche. Io ho avuto dieci anni di tempo per ‘studiare’ il Pit9 nella sua interezza, riuscendo a capirne l’importanza per il territorio; chi mi ha seguito evidentemente no”. De Masi ha dichiarato di non aver mai creduto nel progetto e di averlo sempre considerato l’ennesima occasione persa per il territorio. Che cosa ne pensa? “Che questa dichiarazione riassume i motivi per cui il polo intermodale non è partito. De Masi non ci ha mai creduto, quindi non ha fatto in modo che si verificassero le condizioni necessarie al suo sviluppo. Inoltre chi non crede in un progetto del genere non può battersi per rilanciare il tessuto produttivo di un territorio. Fare quelle dichiarazioni significa non avere fiducia nemmeno alla capacità del Sud Salento di rilanciare il proprio tessuto produttivo. Il Pit9 non è un’invenzione del Comune di Casarano, ma della Regione Puglia, ai tempi del Governo Fitto, che ha istituito dieci Pit. Ed il Pit9 è quello che ha fatto registrare le migliori performance tra i dieci Pit pugliesi; non solo: è stato considerato dal ministero uno dei più efficienti dell’intero Mezzogiorno”. Quali sono stati i meriti del Pit9? “L’aver infrastrutturato 20 aree industriali che, grazie agli interventi effettuati, sono ufficialmente partite; l’aver informatizzato tutti i Comuni aderenti; l’aver attratto investimenti importanti da parte di aziende di grosso calibro – a Casarano ricordo la Sparkle e la Memar -; l’aver svecchiato la pubblica amministrazione, provvedendo alla formazione del personale ed all’aggiornamento della strumentazione in dotazione. Per essere brevi, il Pit9 ha permesso di innovare e rendere competitivo il Sud Salento dandogli le chiavi per ragionare in un’ottica di sistema. Si tratta di una vera e propria rivoluzione e mi auguro che gli effetti di tali traguardi non si perdano”. Che cosa è mancato, dunque? “La continuità. Il piano strategico di Area Vasta avrebbe dovuto costituire la continuazione di questo percorso ma così non è stato. Le Amministrazioni che si sono succedute dopo la mia non avevano conoscenza dell’importante macchina che guidavano. Inoltre è stato praticato uno smantellamento del management e sostituite, in nome del rinnovamento, figure preparate e di grande valore, che avrebbero ancora potuto dare il proprio importante contributo alla causa”. Dunque è tutto perso ed Area vasta è morta? “Sul futuro di Area vasta sono pessimista, ma spero in una ripresa. Mi rendo conto, tuttavia, che due anni di blocco totale della sua attività non si possono recuperare”. Che cosa troverà la Guardia di finanza nelle “carte” sul polo intermodale e sul Pit9 acquisite in Comune? “Troverà, almeno per quanto riguarda il periodo di mia competenza, una totale trasparenza della gestione. Per gli anni a seguire, mi auguro altrettanto”. Articoli correlati: Il Ministero: Pit9 caso di eccellenza Polo Tecnologico del Pit9. Resoconto di un anno KMaC polo tecnologico Pit9. Ecco i numeri Area Vasta. De Masi e Fitto replicano a Venuti Un 'patto' per salvare Area Vasta

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