Beni confiscati. La lotta di Trepuzzi per la legalità

Trepuzzi. Il Consiglio comunale chiede al Parlamento di ritirare l’emendamento che prevede la vendita dei beni non assegnati ed approva, primo nel Salento, il Regolamento per l’affidamento

TREPUZZI – Impedire la vendita dei beni confiscati alla mafia da parte dei Comuni. Agevolarne, invece, il riuso per scopi utili alla collettività, ribadendo la vittoria dello Stato e della legalità sulla criminalità organizzata. E’ l’appello del Comune di Trepuzzi al Parlamento ed al Governo, condiviso dall’unanimità dei consiglieri comunali. Lunedì scorso il Consiglio comunale ha approvato un ordine del giorno proposto dal capogruppo dell’Idv Luigi Renna contenente la richiesta rivolta al Parlamento (ed alla Camera in particolare) a ritirare l’emendamento introdotto in Senato alla legge finanziaria (il n. 2.3000 testo 3 al disegno di legge 1790 per la finanziaria 2010, approvato il 13 novembre 2009), con cui si prevede la vendita dei beni confiscati che non si riescano a destinare entro tre o sei mesi. Un emendamento che, come commenta don Luigi Ciotti, presidente di Libera e Gruppo Abele, sancisce la resa dello Stato davanti alla mafia. “E' facile immaginare – si legge sul sito di Libera -, grazie alle note capacità delle organizzazioni mafiose di mascherare la loro presenza, chi si farà avanti per comprare ville, case e terreni appartenuti ai boss e che rappresentavano altrettanti simboli del loro potere, costruito con la violenza, il sangue, i soprusi, fino all'intervento dello Stato. La vendita di quei beni significherà una cosa soltanto: che lo Stato si arrende di fronte alle difficoltà del loro pieno ed effettivo riutilizzo sociale, come prevede la legge. E il ritorno di quei beni nelle disponibilità dei clan a cui erano stati sottratti, grazie al lavoro delle forze dell'ordine e della magistratura, avrà un effetto dirompente sulla stessa credibilità delle istituzioni”. Ma Trepuzzi ha voluto dare un segnale tangibile di lotta alla criminalità. E chiede a Parlamento e Governo di fare altrettanto. Ecco l’ordine del giorno approvato lunedì, con cui si chiede al Parlamento di ritirare l’emendamento: Ordine del giorno IL CONSIGLIO COMUNALE Vista la legge del 7 marzo 1996, n. 109 ”Disposizioni in materia di gestione di beni sequestrati o confiscati” e l’Articolo 2-undecies – Comma 2 della Legge 575/65 in materia di “Disposizioni contro la mafia”, e successive modificazioni che escludono la possibilità di vendita dei beni confiscati prevedendone l’esclusivo utilizzo a fini sociali direttamente da parte dello Stato o di soggetti del terzo settore; Vista la proposta di modifica n. 2.3000 testo 3 al DDL 1790 per la finanziaria 2010, approvato dal Senato il 13 novembre 2009; Visto in particolare l’Articolo 2, comma 18-sexiesvicies che prevede l’introduzione della possibilità di vendita dei beni confiscati alle mafie, così come modificato nel testo Camera (atto camerale 3936 emendamento 2.1877, art. 2 comma 33 bis; Visto l’elevato rischio che in tutti i territori ad alta infiltrazione mafiosa la vendita di un bene confiscato non significhi altro che una nuova possibilità di acquisto da parte dei procedenti proprietari; Vista la necessità di incrementare gli sforzi nella lotta alla criminalità organizzata e alle mafie che operano nel territorio del nostro paese; Vista l’importanza di sottrarre in maniera definitiva e certa alle organizzazioni criminali gli ingenti patrimoni accumulati grazie alle attività illecite; Considerato che la previsione dell’uso sociale dei beni confiscati alle mafie ha comportato l’utilizzo degli immobili per farne scuole, comunità per anziani, caserme, centri giovanili permettendo la nascita nel mezzogiorno di cooperative sociali che hanno trovato un lavoro onesto coltivando i terreni confiscati ai boss; Considerato altresì che la confisca e l’uso sociale dei beni confiscati sono strumenti fondamentali per indebolire le mafie sia perché la criminalità e le mafie, impoveriti delle loro ricchezze, perdono anche il loro potere di intimidazione e controllo del territorio sia perché con l’utilizzo di detti beni da parte dello stato si va ad aumentare ed accrescere la credibilità e fiducia dei cittadini nelle istituzioni e nella democrazia degli enti locali; Esprime la propria preoccupazione che l’introduzione di tale norma possa essere fonte di assoluta incertezza nell’utilizzo dei beni confiscati ed essere quindi un elemento di indebolimento nella lotta alla criminalità organizzata; Condivide la richiesta dell’associazione Libera, di Avviso Pubblico e dei famigliari delle vittime delle mafie di normative efficaci e scelte concrete capaci di potenziare l’attività di coloro che quotidianamente sono impegnati nella lotta alle mafie. Esprime quindi il proprio auspicio perché il Parlamento sappia trovare le modalità con cui sostenere e facilitare la trasformazione dei beni confiscati, come oggi, faticosamente, sta avvenendo grazie all’applicazione della legge 109/96 e successive modificazioni, in segni tangibili di legalità e giustizia. CHIEDE al Parlamento e in particolare alla Camera dei Deputati di ritirare il suddetto dispositivo che verrebbe a compromettere in maniera rilevante l’impianto legislativo di contrasto alla mafia che ha nella confisca dei beni e nel loro utilizzo a scopi sociali uno degli strumenti più efficaci di lotta alla criminalità organizzata. CHIEDE altresì di potenziare l’applicazione della legge 109/96 e successive modificazioni. CHIEDE al Presidente del Consiglio Comunale ed al Sindaco di trasmettere il testo dell’Ordine del Giorno approvato dal Consiglio Comunale di Trepuzzi al Presidente della Repubblica, al Presidente del Senato, al Presidente della Camera e al Presidente del Consiglio dei Ministri. Il capogruppo IDV cons. com. di Trepuzzi Avv. Luigi Renna Trepuzzi è inoltre il primo Comune salentino ad aver approvato il Regolamento per l’affidamento in concessione dei beni confiscati alle mafie. Eccolo:

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