Le vents nous porterà

Il vento, la scogliera o l’ultima spiaggia. Un viaggio estremo da fare insieme. Con tappe dolorose, come sempre, del resto

Per la lettura è consigliata la seguente canzone di sottofondo: Mi sono sempre chiesto dove ci avrebbe portato il vento e con che violenza l’avrebbe fatto. Verso quali lidi saremmo planati e se le scogliere ci avrebbero maciullato o se il destino avrebbe avuto pietà, almeno in quel frangente, delle nostre anime. Lo immagino come un viaggio obbligatorio e lo immagino con tappe dolorose, come tutto ciò che ci è toccato vivere, d’altronde. Un viaggio verso l’oriente, magari, quell’oriente affascinante e misterioso che tu ricercavi nelle sue forme strane di vita quotidiana, in quella gestualità che lo contraddistingue dal resto di questa umanità travolta dall’apparire, in barba a ogni regola, se pur minima, di sopravvivenza. Questo viaggio voglio farlo con te. Almeno questo. Questo mi sia concesso, che altro non ho chiesto. Sarà ponente, dunque, o levante a guidarci in questa strada del non ritorno? La vedi? È la nostra spiaggia. Quella dove ci siamo amati più volte, quella dove i nostri corpi, semi nudi e saturi di voglia, diedero vita a meravigliose mattine, mentre l’acqua, fra uno scrosciare e un silenzioso vegliare, procedeva nel suo continuo erodere. L’erosione, un po’ come ciò che ho sempre provato per te. Anche questo mi ha consumato fin nell’anima, il non poterti dire “ti amo”. E che dire di quella stanza spoglia eppure ricca di tanto noi. Io non la dimentico: la vedo ancora nonostante la mia vecchiaia e la tua giovinezza di sempre, la tua voglia di vivere. Riportami lì, ti prego, fa che sia l’ultima delle mie notti e che sia tutto come dovrebbe essere, com’è giusto che sia. Mi vedi ancora? Ti guardo con gli occhi di un tempo e questo viaggio, nonostante le mie vicissitudini e le mie sofferte assenze, mi piacerebbe che fosse pieno di entusiasmi già maturi, di antiche carezze colte appena ed oggi amplificate più che mai, dalla tua musica o dai miei rancori. Ho ancora un po’ di zavorra, mi piacerebbe sganciarla e colpire qualcuno. Uno spettatore non pagante, magari, oppure un idiota che non conosce parole altre che non siano di scherno verso di te, verso la mia vita. Soffia, soffia ancora, soffia nella giusta direzione, e aspettami. Non lasciare la mia mano, questa volta.

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