Fondo salva Stati. Mantovano: ‘Chiamatelo commissariamento’

 

Roma. Secondo l’ex sottosegretario all’Interno, il Meccanismo Europeo di Stabilità trova soluzione all’incertezza europea ma impone condizioni molto rigide

ROMA – Nell’estate che sta finendo ci aspettavamo e temevamo un “attacco speculativo” senza precedenti nei confronti del nostro paese. Sotto l’ombrellone lo spread è stato l’ossessione di molti italiani. Durante il vertice europeo dello scorso giugno il premier Mario Monti era riuscito a strappare alla cancelliera tedesca Angela Merkel l’assenso al fondo salva – Stati. Tutto però era rimasto sospeso in attesa del pronunciamento della Corte Costituzionale tedesca. Ora quel pronunciamento è arrivato: via libera all’ESM, il Meccanismo Europeo di Stabilità (appunto il cosiddetto “fondo salva Stati”) e al Fiscal Compact, il nuovo patto di bilancio europeo, contenente una serie di regole molto stringenti e vincolanti per i paesi dell’Unione Europea ai fini del mantenimento degli equilibri di bilancio. L’ESM avrà una dotazione di 700 miliardi di euro e la partecipazione della Germania al suddetto fondo non potrà superare i 190 miliardi di euro. Eventuali sforamenti, dettati dalla situazione di emergenza di altri paesi dell’UE, potranno avvenire solo previo via libera del Bundestag, la Camera bassa del Parlamento federale tedesco, dopo una approfondita e chiara analisi delle varie e singole “richieste di aiuto” da parte dei paesi UE in difficoltà. La Corte Costituzionale ha evidenziato il fatto che sui soldi extra che la Germania verserà nel fondo ci sarà bisogno della massima trasparenza e chiarezza, essendo denaro dei cittadini tedeschi e non dote destinata al libero uso dei governi,. “Il Bundestag – recita la sentenza – è la sede della sovranità popolare”. Ma il limite dei 190 miliardi di euro rappresenta un bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto? Sul tema abbiamo voluto ascoltare l’Onorevole del Popolo della Libertà Alfredo Mantovano per il quale “se si fosse dovuto scegliere tra la bocciatura del fondo salva-Stati da parte della Corte Costituzionale tedesca e un limite che peraltro non mi sembra bassissimo, credo che non ci sarebbero stati dubbi sulla scelta della seconda ipotesi”. I giudici costituzionali di Karlsluhe hanno dato il via libera alla creazione dell’ESM e del Fiscal Compact. Cosa cambia in positivo ed in negativo per l’Europa? “In positivo viene meno una situazione di profonda incertezza che si era venuta a creare, nel momento in cui ciò che era stato deciso nel vertice europeo di fine giugno era rimasto in sospeso a causa dei ricorsi presentati alla Corte Costituzionale tedesca. È chiaro che una bocciatura da parte dei giudizi costituzionali tedeschi avrebbe rimesso in discussione un accordo faticosamente raggiunto, che permette, sia pure attraverso l’imposizione di condizioni molto pesanti, di soccorrere gli stati “ trasgressori” del patto di stabilità. Quindi è un elemento di serenità politica, che non guasta in un momento in cui l’andamento delle borse e gli indici dei titoli dei debiti pubblici dipendono tantissimo anche da fattori esterni al piano strettamente economico-finanziario. In negativo, invece, ancor più di quanto già non avvenga, l’accesso ad una misura di salvezza di questo tipo comporterà che le scelte di politica interna nei vari Stati europei saranno fatte più in sede europea che nelle sedi istituzionali dei singoli Paesi. Per usare una formula sintetica diciamo che si accentua una sorta di commissariamento, che già aleggia in questo periodo di crisi, nei confronti delle scelte dei singoli governi e dei singoli parlamenti”. La crisi europea in questi mesi è stata ed è soprattutto economica ma non bisogna dimenticare neanche le difficoltà politiche dell’Europa, sicuramente evidenziatesi maggiormente in questo periodo. Il presidente della Commissione Europea Barroso ha affermato in una recente intervista che bisogna puntare “ad una federazione di Stati-Nazione”. L’ESM riduce però fortemente la sovranità nazionale degli Stati obbligandoli, nel caso siano tenuti a richiedere l’intervento del fondo, a pesanti vincoli nelle scelte interne di politica economica. Non si fa, in questo modo, un passo indietro? “Sicuramente il fondo contribuisce a limitare fortemente la sovranità degli Stati ma è anche vero che il fondo stesso rappresenta una misura a carattere emergenziale e nell’ottica di chi l’ha individuato come strumento idoneo per questo momento non costituisce una prospettiva di lungo termine. La prospettiva di lungo termine è invece quella di concordare consapevolmente ulteriori eventuali cessioni di sovranità, oltre a quelle già avvenute, senza avere il revolver puntato alla tempia perché altrimenti i titoli del debito pubblico non si piazzano sul mercato o le borse devono chiudere anticipatamente. Il fondo è una misura emergenziale e come tale va considerata. Il discorso di Barroso è un discorso maggiormente di prospettiva”. Non ritiene che il limite dei 190 miliardi di euro della partecipazione tedesca all’ESM rappresenti “un compromesso al ribasso”, visto che il regolamento del fondo prevede sfondamenti automatici in caso di emergenza? “Se due giorni fa si fosse dovuto scegliere tra la bocciatura del fondo salva-Stati da parte della Corte Costituzionale tedesca e un limite, che peraltro non mi sembra bassissimo, credo che non ci sarebbero stati dubbi sulla scelta della seconda ipotesi. La fissazione del limite è una esigenza, diciamo, di tenuta interna della Germania che ricordiamo al vertice di fine giugno era restia alla istituzione di questo fondo e solamente le pressioni del governo italiano, in modo particolare del premier Monti, riuscirono a superare queste resistenze. Io non parlerei di un abbassamento ma di un innalzamento dell’asticella da zero, quale era l’originaria posizione tedesca, a 190 miliardi di euro che non mi sembrano un’inerzia. La prospettiva del fondo salva – Stati è quella di fungere da ruota di scorta nei casi d’emergenza, quando la pressione delle gomme, l’equilibratura e la convergenza non sono più sufficienti ad evitare la foratura”. Quindi gli stati nazionali sono “condannati” per i prossimi anni a politiche di rigore. Il tema dell’austerità è stato e sarà quindi al centro del dibattito politico europeo rischiando di trascurare sempre di più le prospettive di una visione europea d’insieme. Non si rischia in questo modo di alimentare i populismi? “Siamo passati anche in Italia da una fase in cui l’appartenenza all’Unione europea era data per scontata ad un momento in cui, proprio in virtù di questo forte ridimensionamento della sovranità degli Stati ed ai vincoli obiettivamente pesanti che ci sono stati imposti, qualcuno prende in considerazione l’ipotesi di uscire dall’Europa o comunque dall’area dell’euro. Io credo che proprio perché ciò succede in paesi e nazioni come l’Italia, che hanno fondato l’Unione europea e che non hanno mai avuto in passato dei dubbi su questa scelta, debba essere tenuto in seria considerazione al fine di calibrare le politiche finanziarie e monetarie comuni e soprattutto per convincersi che, come emerso negli ultimissimi anni e addirittura mesi, ad una stretta di carattere fiscale non corrisponde necessariamente una quantità di maggiori entrate fiscali. La stretta fiscale oltre un certo limite deprime l’economia facendo aumentare il numero dei disoccupati, diminuire le entrate fiscali e crescere le esigenze del welfare, a cominciare dalla cassa integrazione o dai prepensionamenti. Il lavoro da fare in futuro è che questo equilibrio non si rompa e dove si è rotto si ripristini su basi differenti. Ovviamente se vogliamo dilatare lo sguardo oltre i confini monetari e finanziari non bisogna immaginare soltanto un equilibrio tra rigore e sviluppo ma anche la presa in considerazione da parte dell’Unione Europea nel suo insieme di scenari che sono a pochi chilometri da noi e che mostrano elementi di forte preoccupazione. Penso a ciò che sta accadendo nell’Africa settentrionale in questi giorni e in queste ore e che sembra riguardi solo gli Stati Uniti. Gli americani sono rimasti sicuramente colpiti dall’omicidio dell’ambasciatore ma a separarli geograficamente dal nord africa vi è un oceano. Noi europei non siamo separati da questi Paese da un oceano”.

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Salvatore Ventruto

Giornalista pubblicista. Ossessionato dal dubbio, prigioniero della curiosità.

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