Tap, la spada di Damocle sulle teste dei salentini

Da una parte la multinazionale che vuole costruire il gasdotto; dall’altro cittadini e rappresentanti di istituzioni. Il cui parere, però, è indicativo ma non vincolante

Il futuro dell’approvvigionamento energetico per l’Europa si chiama Tap (acronimo di Trans Adriatic Pipeline), ma per i salentini è una spada di Damocle sulla loro testa. La Tap è il progetto di un gasdotto per il trasporto del combustibile dal giacimento dell’Azerbaijan all'Europa occidentale, attraverso la Turchia,la Grecia, l’Albania, per arrivare in Italia passando per la Puglia. Qui è previsto l’approdo sulla costa di San Foca (Melendugno, in Provincia di Lecce). Una costa più volte insignita della “Bandiera blu d’Europa”, e tuttavia mai tutelata tramite l’apposizione di vincoli come ad esempio la dichiarazione di “Sic”, sito di interesse comunitario. E ciò, nonostante l'estesa presenza di praterie di Posidonia oceanica, gli incontaminati arenili di Torre dell'Orso e di San Basilio, dove è ormai certificata la nidificazione della tartaruga marina Caretta caretta (l’ultimo episodio attestato risale al 2007 quando videro la luce 41 tartarughine), la macchia mediterranea retrodunale, le aree pinetate e l'estesa Palude di Cassano. Non essendoci vincoli ambientali, però, quel pezzo di costa è considerato l’approdo ideale. Ma i cittadini non ci stanno. Melendugno, Vernole e Castrì, comuni interessati dal passaggio della conduttura, hanno già deliberato il proprio “no” in Consigli monotematici. Tuttavia il loro parere è solo indicativo e non vincolante e, alla fine dei giochi, a decidere sarà il Ministero dell’Ambiente, che analizzerà anche la valutazione di impatto ambientale e sociale (Esia) presentata lo scorso 19 marzo dalla società titolare del progetto, la Trans Adriatic Pipeline. Anche la Regione Puglia, che attualmente è nella fase di raccolta delle osservazioni di enti ed associazioni, si dichiarerà contraria e, come ha già anticipato la vicepresidente Loredana Capone (Pd), ricorrerà, se sarà il caso, anche ad “un’opposizione dura dal punto di vista tecnico e da quello legale”. Il comitato spontaneo “no Tap” che si oppone al progetto, conta 3.500 membri ed ha avviato una raccolta firme. Certamente la presa di posizione delle istituzioni è in larga parte merito loro. (oggi in edicola su Left, in abbinamento con l'Unità)

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