Statale 16. Via alle ruspe

IL REPORTAGE. Giurdignano. Sono partiti in queste ore i lavori per l’allargamento della strada Maglie-Otranto. Gli ambientalisti gridano allo scempio

(foto di Fernando Bevilacqua) GIUDIGNANO – I lavori per l'allargamento della strada statale 16, la Maglie-Otranto, sono partiti. Da oggi sulla strada all’altezza di Giudignano le ruspe del gruppo Palumbo sono al lavoro.

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Il cartello dei lavori Sui social network i cittadini ed i gruppi ambientalisti gridano allo scempio ambientale e “postano” sulla bacheche messaggi di allarme.

Strada statale 16 lavori in corso

Mezzi pesanti entrano ed escono dal cantiere Ecco che cosa si legge sulla pagina facebook del Forum Ambiente & Salute: “Proprio in queste ore si è dato inizio al massacro del bellissimo territorio di Giurdignano capitale europea del megalitismo preistorico. Poderosi buldozer e abominevoli ruspe stanno scempiando la preziosa Terra d'Otranto per mortificarla con la costruzione di una malsana e faraonica strada tanto dannosa quanto inutile ai cittadini e fortemente ispirata da mire speculative !!! Si fa appello a magistratura ed inquirenti per fermare questo ennesimo catastrofico scempio a danno di importantissimi patrimoni pubblici che, a quanto è dato sapere, si sta perpetrando disattendendo le puntuali prescrizioni di ben 2 Ministeri (Ambiente e Beni culturali), e in assenza di una valutazione per una più che necessaria accortezza a tutela paesaggistica e storico-archeologica”.

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Ancora il cantiere con i mezzi in uscita I lavori in corso sono quelli relativi all’appalto da 55 milioni di euro, un progetto fermo da tre anni. Proprio questo blocco ha messo in difficoltà i 300 operai della società del gruppo Palumbo, che ha vinto la gara per l’allargamento, oggi in cassa integrazione ed a rischio mobilità.

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Il cantiere Il dubbio sollevato è però sull’effettiva necessità di tale allargamento che riguarda un tratto brevissimo di strada, appena 12 kilometri. Da allargare per andare più veloci. Ma la zona è molto ricca dal punto di vista ambientale ed archeologico. Solo nell’aprile scorso è stata scoperta una cripta paleocristiana; le testimonianze megalitiche e preistoriche sono tante.

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La zona interessata dai lavori recintata La questione non è semplice. A complicarla ulteriormente la necessità di espiantare ben 8mila ulivi secolari. Negli scorsi mesi è partita on line una petizione per adottarli in quanto solo 1.500 era stata avanzata ufficiale richiesta di adozione da parte dei Comuni limitrofi. Ma anche in questo caso le mancanze o la carenza di notizie ha confuso le carte in tavola. Perché il reimpianto degli 8mila ulivi è un obbligo dell’Anas, che deve farlo a sue spese, così come indicato dal Ministero nella prescrizione contenuta nel decreto di Via del progetto.

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