Italialavoro, 50 in forse

Bari. Sono 600 in Italia e circa 50 in Puglia i finti ‘cococo’, di fatto dipendenti subordinati della società a capitale pubblico Italialavoro, che non vedranno rinnovato il contratto. Licenziati senza mai essere stati assunti

Sono circa 50 in Puglia (circa 8 per ogni provincia) i professionisti di Italialavoro che non vedranno più rinnovato il loro contratto cococo. Una ‘collaborazione coordinata e continuativa’ o un ‘contratto a progetto’ che, rinnovato di anno in anno, di fatto si configura come un vero e proprio lavoro dipendente, per di più strutturato e ‘brain intensive’, cioè altamente qualificato e ad alto valore aggiunto. Sono i nuovi manovali delle agenzie di sviluppo ministeriali: professionisti che elaborano e gestiscono progetti complessi che hanno l’obiettivo di sviluppare iniziative per il reinserimento o la riqualificazione di altri lavoratori, ma che, come loro, sono precari senza alcuna garanzia. Solo che a confermare di anno in anno la condizione di precariato non è un’azienda privata ma una società a capitale interamente pubblico, qual è appunto Italialavoro. In Italia sono circa 600 ad aspettarsi il benservito dallo Stato, a seguito di una ipotetica ristrutturazione aziendale dell’agenzia ministeriale o a seguito di un accorpamento di Italialavoro con Isfol, l’Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori, un ente pubblico di ricerca. Dell'accorpamento tra Isfol e Italia lavoro si parla nella direttiva Monti sulla spending review, in cui si fa cenno alla “riduzione anche mediante accorpamento, degli enti strumentali e vigilati..” e nel Ddl lavoro, ora alla Camera, che riguarda la delega al Governo in materia di politiche attive e servizi per l'impiego (4 commi 48, 49 e 50 (ex art. 69 precedente testo). In tutto l'accorpamento Isfol-Italialavoro riguarderebbe, per Isfol, circa 250 contratti a tempo determinato in scadenza al 31.12.2013 e per Italia Lavoro circa 600 collaboratori con scadenze diverse. Cgil, Cisl, Uil sulla questione Isfol/italialavoro hanno inviato al Ministro del lavoro una richiesta di convocazione unitaria, che non ha ancora avuto risposta. Sulle modalità di accorpamento e sul mancato rinnovo del contratto per 600 cococo, alcuni dei quali vi lavorano fin dal 1998 senza contratto di assunzione, sono state presentate diverse interrogazioni dalle parlamentari del Pd, compresa Teresa Bellanova. Per la maggior parte dei professionisti a cui non è stato rinnovato il contratto non v’è alcuna certezza: forse saranno costretti a rifare nuovamente le selezioni – nuovo contratto, nuove selezioni – ma ancora non è chiaro se terranno conto o meno dell'esperienza maturata, se manterranno i gruppi di lavoro costruiti nel tempo, o per via delle selezioni cambieranno necessariamente anch'essi. Quel che è certo è che Italialavoro ha ricominciato le selezioni, ma solo per la zona di Roma (unico campo attivo sul sito di Italialavoro, alla voce Avvisi/sede di lavoro). Ma, si chiedono i professionisti, se il braccio operativo del Ministero del Lavoro agisce in questa maniera, quale diritto come Stato abbiamo poi noi di sanzionare i privati che agiscono allo stesso modo? Uno Stato che sfrutta i suoi dipendenti e che da anni li fa lavorare in una situazione di precarietà e di inadempienza contrattuale, che Stato è? // Su italialavoro, diverse interrogazioni, nessuna risposta Atto Senato Interrogazione a risposta orale 3-02315 presentata da TAMARA BLAZINA giovedì 14 luglio 2011, seduta n.581 BLAZINA, NEROZZI – Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali – Premesso che: Italia Lavoro è una società per azioni, totalmente partecipata dal Ministero dell'economia e delle finanze, ed opera come ente strumentale del Ministero in indirizzo per la promozione e la gestione di azioni nel campo delle politiche del lavoro, dell'occupazione e dell'inclusione sociale; la gran parte dell'operatività è stata finora sviluppata attraverso progetti finanziati dal Programma operativo nazionale e dal Fondo sociale europeo con l'obiettivo di favorire il reinserimento di lavoratori svantaggiati e l'incontro tra domanda ed offerta di lavoro a supporto delle singole regioni; la legge 4 novembre 2010, n.183, all'articolo 2 rubricato “Delega al Governo per la riorganizzazione degli enti vigilati dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali e dal Ministero della salute”, ha previsto il riordino di Italia Lavoro SpA; nell'ambito delle politiche del lavoro con la presenza dei diversi soggetti con sovrapposizione di competenze e compiti Italia Lavoro non è riuscita a definire un proprio ruolo, il che ha portato a prevedere nella citata legge 4 novembre 2010, n. 183 (Collegato lavoro), il termine di un anno per la sua ristrutturazione; considerato che: l'azienda utilizzerebbe da diversi anni molti contratti di lavoro temporaneo, relativi a diverse professionalità e distribuiti sui vari progetti, di cui diversi basati su finanziamenti europei; i criteri e le modalità adottati dall'azienda per il reclutamento, la selezione e la gestione del personale sono stati sin dall'inizio poco chiari e trasparenti; il trattamento economico del personale è stato molto diversificato e spesso si è risolto con contrattazione individuale; l'organico è attualmente costituito da 800 dipendenti, di cui oltre la metà con contratto a progetto che dura, per alcuni, da più di 10 anni; secondo il regolamento aziendale del 28 ottobre 2008, articolo 6, comma 2, « Italia Lavoro non si avvarrà del medesimo lavoratore con contratto di collaborazione per più di tre anni. Tale vincolo ha valore anche per le collaborazioni attualmente in essere; in tal caso il periodo di tre anni viene fissato a partire dalla data di decorrenza del presente regolamento»; le promesse per la stabilizzazione e le assunzioni a tempo indeterminato sono state mantenute solo in parte e comunque rimangono affidate alla discrezionalità della direzione; in una situazione di totale precarietà ed incertezza si trovano i coordinatori delle regioni Emilia-Romagna, Liguria e Friuli-Venezia Giulia che si sono visti costretti ad impugnare il contratto entro il 23 gennaio 2011, ai sensi di quanto stabilito dalla legge citata; in seguito c'è stato un susseguirsi di atti con avvisi per la copertura dei posti, prima pubblicati e poi ritirati, che hanno portato in definitiva alla perdita dell'occupazione per una ventina di lavoratori a tempo determinato; rilevato che: attualmente la maggior parte dell'attività di Italia Lavoro viene svolta da personale con contratto a progetto o a tempo determinato; nonostante numerose sollecitazioni sia da parte di singoli lavoratori che delle diverse organizzazioni sindacali, a tutt'oggi l'azienda non si è dimostrata disponibile a nessun confronto sindacale per risolvere tale difficile situazione, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto riportato e quale sia la sua valutazione in merito; se le difficoltà descritte corrispondano effettivamente all'attuale situazione dell'organico e, in caso affermativo, quali provvedimenti intenda mettere in campo per ridare ai lavoratori di Italia Lavoro stabilità e sicurezza; quanti siano i contratti in scadenza e quali siano le ricadute sull'operatività dei progetti condotti dall'azienda, inclusi quelli finanziati con risorse esterne al bilancio dello Stato. Atto Senato Interrogazione a risposta orale 3-02155 presentata da ACHILLE PASSONI martedì 17 maggio 2011, seduta n.552 PASSONI – Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali – Premesso che: diversi quotidiani nazionali hanno riportato la vicenda che coinvolge decine di lavoratori con contratti coordinati e continuativi di Italia lavoro SpA, agenzia tecnica del Ministero del lavoro e delle politiche sociali; in base a quanto riportato dai quotidiani, si apprende che la direzione di Italia lavoro avrebbe risolto numerose collaborazioni coordinate e continuative con personale impiegato da diversi anni presso la struttura; la motivazione per tutti i licenziamenti starebbe nel fatto che i lavoratori in questione hanno inviato delle comunicazioni ad Italia lavoro ai sensi dell'articolo 32 della legge 4 novembre 2010, n. 183, recante «Deleghe al Governo in materia di lavori usuranti, di riorganizzazione di enti, di congedi, aspettative e permessi, di ammortizzatori sociali, di servizi per l'impiego, di incentivi all'occupazione, di apprendistato, di occupazione femminile, nonché misure contro il lavoro sommerso e disposizioni in tema di lavoro pubblico e di controversie di lavoro» circa la possibilità per i lavoratori di contestare il licenziamento e altre disposizioni inerenti ai contratti a termine; si sottolinea il fatto che la suddetta comunicazione non comporta automaticamente l'avvio di una causa di lavoro ma si tratta di una misura cautelativa necessaria per promuovere poi l'eventuale causa a tutela dei propri diritti, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga una violazione dei diritti dei lavoratori l'utilizzo delle disposizioni dell'articolo 32 della legge 4 novembre 2010, n. 183, per identificare i collaboratori e licenziarli prima che possano fare causa; se esista una qualche valutazione tecnica sul lavoro e la produttività dei collaboratori in questione e quale impatto abbia avuto la terminazione del rapporto di collaborazione sulla qualità dei servizi offerti da Italia lavoro SpA. Atto Camera Interrogazione a risposta in Commissione 5-04980 presentata da MARIA ANNA MADIA giovedì 23 giugno 2011, seduta n.491 MADIA, BELLANOVA, GATTI e MURER. – Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. – Per sapere – premesso che: l'azienda Italia Lavoro spa, agenzia tecnica del Ministero del lavoro, utilizzerebbe da diversi anni molti contratti di lavoro temporaneo, relativi a diverse professionalità e distribuiti su diversi progetti anche basati su finanziamenti europei; secondo il regolamento aziendale del 28 ottobre 2008, articolo 6, comma 2, « Italia Lavoro non si avvarrà del medesimo lavoratore con contratto di collaborazione per più di tre anni. Tale vincolo ha valore anche per le collaborazioni attualmente in essere; in tal caso il periodo di tre anni viene fissato a partire dalla data di decorrenza del presente regolamento»; secondo fonti sindacali (CGIL NIDIL) molti contratti – nel periodo luglio-settembre 2011 – sarebbero vicini alla suddetta scadenza e la direzione dell'azienda – pur riconoscendo l'impoverimento di competenze e professionalità dovuto alle cessazioni dei contratti di lavoro temporaneo – non intende porre la questione come tema di confronto sindacale -: quanti siano i contratti che vanno a scadere e quali siano le ricadute sull'operatività dei progetti condotti dall'azienda, inclusi quelli finanziati con risorse esterne al bilancio dello Stato; se il Governo, avendo il Ministero dell'economia e delle finanze la partecipazione totale delle azioni di Italia Lavoro spa, non intenda operare affinché venga aperto un tavolo di confronto tra organizzazioni sindacali e azienda attorno alle tematiche aperte dall'applicazione dell'articolo 6 del regolamento aziendale. (5-04980) Articolo correlato: ‘Italialavoro ci ha abbandonato'

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