Interruzione di gravidanza. Parte la campagna contro l’obiezione

Lecce. A partire dalle ore 18, volantinaggio di sensibilizzazione davanti al “Fazzi” organizzato da Casa delle donne e Consulta di Bioetica onlus

LECCE – “Il buon medico non obietta, ma rispetta la scelta delle donne di interrompere la gravidanza. Il buon medico non è quello che protegge la propria coscienza a ogni costo, ma quello che sta vicino alla donna e non si sottrae alla sua richiesta di aiuto”. Sono le dichiarazioni contenute in una nota congiunta dell’associazione Casa delle Donne e Consulta di Bioetica onlus che hanno organizzato un volantinaggio per le ore 18 di oggi, nel piazzale antistante l’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce per sensibilizzare, in primis, il personale medico e paramedico, e poi l’opinione pubblica, sull’obiezione di coscienza relativamente all’interruzione volontaria di gravidanza. La campagna contro l’obiezione di coscienza parte oggi in tutta Italia. // La legge 194 34 anni dopo Nel 1978 la legge 194 ha legalizzato e regolato l’interruzione volontaria di gravidanza. Prima di allora, in Italia, l’aborto era un reato: la donna e chi aveva praticato l’Ivg venivano puniti con il carcere. Nel 1981 la legge, ottenuta dopo importanti lotte in favore dell’autodeterminazione delle donne, è stata confermata da un referendum: il 70% dei cittadini e delle cittadine la considera una norma valida e da difendere. La legge 194/78 prevede anche la possibilità del medico e del personale paramedico di fare obiezione di coscienza, rifiutando di praticare l’Ivg. In ogni struttura sanitaria pubblica di uno Stato laico, però, il diritto di scelta, se pur estremamente dolorosa, delle donne non può essere negato: i medici non obiettori non possono mancare. Nel 2012, in Italia, si è dichiarato obiettore l’80% dei medici e più del 50% degli anestesisti. Cifre confermate anche a Lecce, dove solo tre ginecologi non sono obiettori. Nei prossimi anni l’esigua percentuale di medici non obiettori tenderà a diminuire ancora, a causa dei pensionamenti. Una situazione che non farà altro che limitare il diritto alla libera, per quanto sofferta, scelta delle donne e ostacolare la corretta applicazione di una legge dello Stato.

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