Le puntualizzazioni di Barba sul voto gallipolino

Gallipoli. L'On. Vincenzo Barba propone una lunga riflessione sul voto che ha visto prevalere Francesco Errico, candidato dell'UDC appoggiato dal centrosinistra

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO INTEGRALMENTE A quanto sembra le analisi del voto gallipolino sono diventate argomento di grande interesse, a volte giustificato dal bene per il partito e volte spinto da strumentali finalità, vista la quantità che se ne sta succedendo a seguito delle riflessioni che, a voce alta, sia in qualità di rappresentante istituzionale del territorio che di referente cittadino del partito, il sottoscritto si è sentito di fare nei giorni scorsi. Non da ultima quella del consigliere regionale Roberto Marti che, non si comprende bene per quale particolarissimo ruolo ricoperto nel Popolo della Libertà gallipolino e provinciale – vista la presenza nella “Città Bella” di un Parlamentare della Repubblica, di un consigliere regionale e di un consigliere provinciale – ha diffuso una nota stampa nella quale bacchettava e assolveva autonomamente, dando dimostrazione di non conoscere né la realtà cittadina, né le motivazioni strutturali che hanno portato il sottoscritto alla sua analisi del voto. E poiché la lingua italiana, se viene ben compresa, non lascia margini di fraintendimento, ribadirò alcuni concetti per evitare che nuovamente Marti venga tirato per la giacchetta, al fine di intervenire dando sponda a chi, evidentemente, non ha avuto sponda dai cittadini. Nessuno, salvo prova contraria, caro consigliere, si è mai permesso di attribuire le colpe della sconfitta del centrodestra a Toti Di Mattina, alla cui scelta io stesso ho concorso pubblicamente, mi permetto di dire in maniera determinante. Ho semplicemente ribadito un dato oggettivo: il Pdl è, malgrado tutto, il primo partito di Gallipoli, cosa che avviene da quando è stato costituito. Il vizio dello scaricabarile non appartiene certamente a Vincenzo Barba che è solito fare, come dimostra la storia amministrativa di questo territorio, un passo indietro quando si vince, lasciando il proscenio agli altri, e due in avanti quando si perde. Ma che al sottoscritto, qualcuno – new entry, cavallo di ritorno o senior con i gradi sulle mostrine – si permetta, con arroganza e supponenza, dopo ben 12 anni di trionfi conseguiti uno dietro l’altro in tutte le competizioni elettorali, di puntare il dito anziché pensare a costruire un autentico gioco di squadra per il futuro, è cosa che non si può tollerare. La squadra si irrobustisce e cresce quando, anziché pensare al risultato individuale si pensa a quanto si è dato, in termini di apporto e supporto, all’intero gruppo. Non basta essere eletti per sentirsi non responsabili della sconfitta e criticare gli altri. Bisogna invece domandarsi: quanto ho contribuito, a prescindere dal gruzzoletto dei miei voti, al successo del partito, della compagine e della coalizione? E’ da questa considerazione che bisogna ripartire e credo di non dover accettare, in ciò, lezioni da alcuno che avrebbe fatto meglio, prima di scrivere comunicati e diffonderli alla stampa, a chiamare il Deputato del posto, il consigliere regionale del posto, il consigliere provinciale del posto per informarsi sulla reale situazione prima di prendere posizione, perchè ancora non si sarebbe capito per quale strana e recondita finalità l’avrebbe fatto. Le esibizioni di chi si arroga compiti che non gli competono o il parlare a supporto dell’una o dell’altra tesi, senza soffermarsi sulla complessità della vicenda, come ho scritto nella mia analisi del voto, non solo non fanno bene al partito e soprattutto a coloro i quali pensano che, con un intervento per interposta persona, possano risalire quei gradini di popolarità che non hanno dimostrato elettoralmente, ma soprattutto suggerirebbe al consigliere almeno una lettura, anche superficiale, del mio intervento per una più esatta informazione.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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