Roberto Saviano, nuove speranze e vecchie utopie

Lettera aperta del giornalista Adolfo Maffei allo scrittore: candidarsi in un 'listone' come controcanto potentissimo alla deriva populista di Grillo

Non so se ci sono riuscito, ma ho tentato il percorso web per scrivere direttamente a Roberto Saviano. Alla fine mi si è aperta la pagina e alla riga “Oggetto” ho scritto: sperare a 67 anni? Questo il testo che ho inviato nel mare magnum della rete, nei convulsi giorni dopo il voto amministrativo, mentre il fragore della sassata di Grillo nello stagno della vecchia politica non è ancora del tutto cessato. Già. Ho avuto un’esitazione davanti a quell’implacabile barretta che titilla l’occhio come una gradevole suggestione ma che, se non ti sbrighi, è seccante come il giallo del semaforo di notte. Ebbene io spero: da pensionato, marito felice, padre orgoglioso e nonno rincoglionito. Dopo aver sperato di non morire democristiano, né berlusconiano (e ce l’ho fatta), vorrei sperare di morire savianeo. Leggo molto (retaggio professionale, il solo di cui sia felice) e immagino quanti la stiano tirando per la giacchetta. Ebbene, si lasci convincere. Ponga condizioni le più intransigenti sul versante morale, ma accetti. L’Italia del partiti è finita. Grillo, il cui stile mi disgusta, ha ragione. Ma un’organizzazione istituzionale ha bisogno di esperienze, codici, statuti che si innestino armonicamente dentro ad una struttura statale, sia pure alleggerita e modernizzata. Un listone nazionale con il suo nome sarebbe il controcanto potentissimo alla deriva populista di Grillo, perché noi italiani avremmo istantaneamente gli elementi oggettivi per valutare le due offerte “altre” rispetto ai partiti tradizionali. Arrivo a chiederle perfino di pre-dichiarare il disinteresse personale a eventuali cariche di governo, se è questo il problema (ma mi auguro che non sia così). Caro Saviano, per quelli della mia generazione la sinistra è stato il luogo dell’utopia, l’albero a cui invano abbiamo teso la pargoletta mano, per poi diventare il limbo di rancorosi disillusi homeless. Perciò: se uno come me le scrive parole di speranza, pensi alla felicità che darebbe a non so quante persone che guardano alla mia età come ad un traguardo remoto e avvolto nella nebbia. E poi, non sarebbe grandioso che lei “restituisse” il travolgente e più che meritato affetto che le abbiamo dimostrato in questi anni, dopo Gomorra? Non so se leggerà personalmente questa cosa, ma ho fiducia che il suo staff la valuterà. Non per la mia persona, ovviamente.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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