I 'geni' d'alemiani della politica casaranese

…nel senso genetico del termine…

Storie di spocchia. Ricordi di qualche anno da “forestiero” cronista di strada casaranese.Scrivo peggio del solito quando lo faccio in prima persona, chiedo scusa a tutti.

Mancavano pochi mesi alle elezioni amministrative del 2004. Casarano si preparava alla campagna elettorale e si iniziava a discutere di candidati sindaco e liste. Ai più sembrava ovvia la riconferma di Remigio Venuti. Ma la politica ha i suoi riti così, giovane cronista “forestiero” andai a parlare con Claudio Casciaro, tra i massimi esponenti della Margherita casaranese alleata con gli allora DS di Venuti, incuriosito da alcuni movimenti “di piazza” come si usa nei nostri comuni in certi periodi di fermento pre-elettorale. All’epoca vigeva la legge dell’alternanza delle candidature nel centrosinistra. Dopo due mandati di un diessino sarebbe toccato ad un margheritino e viceversa. Tutti i DS casaranesi davano per scontata la fedeltà a questo patto da parte della coalizione. E credo che anche Casciaro, in cuor suo, sapeva di doversi piegare a questa regola stabilita a livello nazionale. Ma, da politico navigato, intendeva già accumulare qualche credito da spendere dopo cinque anni e così nicchiò per qualche settimana sull’appoggio convinto a Venuti, per poi cedere all’accordo. Nessuno tra i DS aveva avuto il minimo sospetto di questa operazione, assolutamente comune in politica, tanto che la mia intervista a Casciaro, con i relativi commenti, ricevette i complimenti da parte dell’allora veterano dei consiglieri comunali DS. Remigio Venuti si candida e viene riconfermato al primo turno. Passano cinque anni, si arriva al 2009 e, per la legge dell’alternanza di cui sopra, sarebbe dovuto toccar ad un esponente della Margherita, ormai confluita nel PD, il posto di candidato sindaco per il centrosinistra. Alcuni esponenti ex DS in quei mesi mi confidarono di fidarsi poco di Casciaro e mi permisi di dire, da osservatore esterno, che la candidatura spettava a lui, se non altro perché si era dimostrato alleato fedele nell’ultimo decennio, pur con qualche fisiologico mal di pancia. Mi permisi di suggerire la candidatura di Casciaro o di un ex margheritino, per dare un segnale di continuità e di unità della coalizione e poi di contrattare sulla composizione della giunta. Magari di “blindarla”, come si dice in questi casi, con assessori di sicura affidabilità che potessero avere il loro peso nelle decisioni. Invece, dal a, spunta la candidatura De Masi. Autorevole e vincente, non ci sono dubbi, ma che ha contribuito, con l’appoggio del PD alla candidatura, a sfasciare l’unità del centrosinistra in una delle roccaforti progressiste salentine. Claudio Casciaro si comporta coerentemente da democristiano e approda al centrodestra. Due decenni di amministrazioni che avevano fatto diventare Casarano punto di riferimento per il centro sinistra salentino e che avevano conferito alla città un ruolo guida nel sud Salento, con progetti di elevatissima caratura come il PIT9, Area Sistema e altri, gettati alle ortiche. Un’eredità politico amministrativa sacrificata sull’altare di alleanze con Poli Bortone e altre liste dell’ultima ora a sostegno di un candidato sindaco, Ivan De Masi, che una volta vincente si è comportato coerentemente da battitore libero. Perché da sempre slegato ai partiti. L’errore ovviamente è di chi si riteneva padrone del vapore della politica casaranese e ha dilapidato, come fanno i figli accidiosi e viziati di certi industriali, tutta la fortuna di famiglia. Io non so se c’entri D’Alema come dicono in tanti. Ma di sicuro lo stile d’alemiano è stato uguagliato in tutto e per tutto. Nella spregiudicatezza, nella miopia politica e, soprattutto, nella sconfitta. Ora il tempo presenta il conto. Conto che, ne sono certo, nessuno sarà mai chiamato a saldare. Nessun responsabile, ovviamente. Solo danni per il centrosinistra che adesso farà un po’ di sano purgatorio. Da un po’ di anni sono lontano dalla vita salentina e casaranese e non conosco le nuove persone che guideranno la città. In bocca al lupo a loro e che tutti, soprattutto i più “spocchiosi” – come dissi a qualcuno che non voleva nemmeno ascoltarmi qualche anno fa – abbiano l’umiltà di imparare dagli errori e di fare un minimo di autocritica. Sarebbe un gesto che tanti elettori e cittadini meriterebbero.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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