Lecce, vince Perrone. Come chiesa predica

Il PoliPerronismo è stato una riedizione riveduta e corretta del laurismo napoletano: regali, ma a metà, prima del voto

di Giacomo Grippa Il duo PoliPerrone, riunito dopo accuse e scandali, rivince ad abundantiam, con oltre il 60%. La Poli comunque non era presente personalmente in lista, già defenestrata dalla prima Giunta del sindaco Paolo Perrone. Il PoliPerronismo è stato una riedizione riveduta e corretta del laurismo, ovvero la pratica del magnate che, a Napoli, al popolo bisognoso distribuiva, nel '950 una scarpa prima del voto e l'altra solo a vittoria conseguita. In una città garantita dalla politica di alcune cordate storiche, dalla pratica dell'amico e del favore, dove non si conosce quella dei diritti, la mongolfiera clientelare ha promesso ed assicurato tutto a tutti, secondo i propri bisogni, dal volgo ai comprimari reggitori della casa pubblica. Si pensi, in coda, all' esercito dei rappresentanti di lista rilevatori arruolati per ogni lista perroniana, in ogni seggio. Moltiplicate il numero di questi sette/otto per sei liste, per il numero dei seggi, per il numero dei familiari degli incaricati e arriverete allo scambio… dei saluti a vittoria conseguita. Dopo le indigestioni per le numerose cene, alto è stato il numero degli anziani, appesantiti e disabili, accompagnati con i taxi a votare! Ridotta la presenza dei grillini e dell'Udc, quasi inesistenti i voti ad una lista di Alternativa comunista e di un'altra civica di centro con i rispettivi aspiranti-sindaco. Il Pd, ridotto, non rinnovato, perde. Impegnato a tagliare, nella fase delle primarie, la prospettiva di un qualificato, accreditato giovane leader di sinistra, Carlo Salvemini, ha puntato come capolista di coalizione, a Loredana Capone, una combattiva donna e amministrativista, già vicepresidente in carica della Regione. La coalizione perde anche perché la chiesa locale ha preferito l'amico Perrone (e che amico in questi cinque anni!) interessata come sempre a ridimensionare il Pd, silurare Vendola e il Sel che supera il 6%, per spostare più al centro l'attuale centrosinistra. E' la linea, consustanzialmente conservatrice e di destra del Vaticano, di Ruini e Bertone. Prima delle votazioni il vescovo leccese ha emesso un ridondante vademecum, quasi di maniera, indirizzato ai candidati, specialmente cattolici e cioè: disinteresse, sincerità, attenzione per gli ultimi. Col risultato conseguito, mi chiederei se detto vademecum sia stato ignorato o debba essere riveduto o riproposto. Non va dimenticato che la Lecce, nobiliare e massonica, barocca e cattolica, emancipata e clientelare con un sindaco monarchico fino agli anni 60, si candiderà per il 2019 a Capitale Europea della Cultura.

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