Pd, Marra si dimette

Lecce. Il primo effetto della sconfitta del Pd a Lecce è l’abbandono del segretario cittadino. Che denuncia: chi sta più alto scarica le responsabilità

LECCE – Il primo a farsi da parte è Fabrizio Marra, segretario cittadino del Partito democratico. Convinto, come scrive nella lettera di dimissioni pubblicata anche sulla sua bacheca facebook, che sia importante un’analisi del voto non solo nel capoluogo ma anche nei grossi centri in cui il Pd ha avuto meno seguito di altri partiti del centro e della sinistra. Marra lascia, non senza denunciare che molti vertici, più in alto di lui, invece “giocano a nascondino”, scaricando le responsabilità su altri. Le dimissioni in quest’ottica sono quasi un atto di coraggio, di chi ci mette la faccia, ammette la sconfitta ed ammette che il problema c’è e va risolto. A cominciare, dice, dalla formazione politica delle nuove classi dirigenti. Ecco la lettera di dimissioni di Marra: “Con queste elezioni amministrative ritengo esaurito il mio mandato politico alla guida del Partito Democratico di Lecce. La decisione prescinde dal risultato negativo di tutto il centrosinistra e quindi anche del PD della città capoluogo in questa tornata elettorale. Le persone a me più vicine e lo stesso Segretario provinciale erano già da qualche settimana a conoscenza di questa mia decisione, dettata dalla consapevolezza che, pur scadendo il mio mandato da un punto di vista tecnico con il prossimo congresso nel 2013, la tappa delle elezioni comunali, costituiva a mio giudizio, qualunque ne fosse stato l’esito, un punto d’arrivo dal quale dover ripartire per un rinnovamento della classe dirigente alla guida del PD leccese, nella logica che lo stesso non va solo invocato, ma praticato. La mia esperienza, senza fenomenismi, ritengo sia stata contraddistinta da molti successi e qualche sconfitta. Penso al buon risultato del partito nelle scorse elezioni politiche del 2008 nella città capoluogo (Camera 34,26% e Senato 34,50% ), come alle provinciali, nelle quali demmo di fatto vita anche a Lecce ad altre tre liste e dove mi fu chiesta una candidatura di servizio, che mi ripagò in termini umani e di consenso, risultando il più votato su Lecce di tutto il centrosinistra. Non dimentico il buon esito del PD alle scorse elezioni regionali e non per ultimo, il successo alle primarie del centrosinistra nel mese di gennaio, in controtendenza ad un dato nazionale, contro ottimi candidati che hanno dato un contributo importante. Ho sempre servito il partito da libero professionista, quale sono nella vita e non mi sono mai servito del partito, riconoscendo nell’impegno politico una forma di servizio civile, evidentemente molto in controtendenza rispetto a chi lo ha utilizzato per carriere personali o fortune professionali. L’esito delle urne per il centrosinistra leccese e per il PD (10,57%) non è stato positivo, ma siccome i numeri sono numeri, non lo è stato allo stesso modo per il Partito a livello provinciale. La media dei comuni al voto più grossi, infatti, dove è presente il simbolo del PD, risulta del 9,55 %. Basta guardare Casarano 8,68%, Galatina 13,12%, Galatone 9,68%, Gallipoli 7,45%, Tricase 8,85 %. Eppure in molte municipalità, la compagine di centrosinistra è riuscita ad andare, anche in posizioni di primato, al ballottaggio o vincere nei comuni dove si votava col turno unico. La proposta di Sergio Blasi di candidare Loredana a sindaco di Lecce è stata condivisa dal sottoscritto e dalla Segreteria Provinciale, nonché dai parlamentari e formalizzata in una assemblea degli Iscritti del Pd, ove all’unanimità Le fu chiesto un impegno su Lecce. Loredana Capone ha affrontato e vinto le primarie. E’ per questo che le ragioni della sconfitta sono composite e vengono da lontano, ma nessuno, se vuole essere leader, deve avere paura di metterci la faccia. Sembra che in queste ore più di qualcuno nel PD, a tutti i livelli, cerchi di giocare a nascondino, volendo in modo banale ed anche un po’ puerile, per i ruoli che ricopre, sicuramente più importanti dei miei, scaricare responsabilità. E’ la pratica più sbagliata. Si vince e si perde insieme. Molte cause della sconfitta sono da riscontrare in una debolezza strutturale del centrosinistra leccese, figlia della mancanza di un investimento vero su una nuova classe dirigente della città capoluogo, che andrebbe accompagnata e formata, valorizzata e stimolata. Ciò sicuramente in questi anni è mancato. Eppure non siamo stati dappertutto all’opposizione, avendo avuto per molto tempo responsabilità di governo alla Provincia e governando da sette anni la regione. Ritengo importante un’analisi del voto con tutti i candidati e gli iscritti nei prossimi giorni. E’ quello che faremo, senza isterismi, con la consapevolezza che c’è davvero tanto da fare”.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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