‘Sono Luca e sono un attore. Dall’altra parte del mondo’

LA STORIA DELLA DOMENICA. New York. Il salentino Luca Manganaro recita in inglese. Ma, appena può, gioca al calcetto salentino

NEW YORK – 26 anni sulle spalle ed una valigia pieni di sogni. Ma anche di successi. Luca Manganaro, giovane attore salentino, quella valigia la prepara spesso. Oggi, infatti, si trova dall’altra parte del mondo. A portarlo lì, a New York, sono stati il suo talento e la sua inesauribile voglia di fare. Luca è un attore e nonostante la sua giovane età, si è già distinto “in casa” e fuori. In Italia ha recitato in fiction, film e docu-film, ma la sua “consacrazione” l’ha avuta negli Usa, dove è arrivato pieno d’entusiasmo nel 2009, per studiare con Susan Batson al “Susan Batson Studio”. Un anno dopo, l’importante banco di prova: la stessa Batson lo ha diretto nello spettacolo teatrale “Robbie Williams, the Prince of Albert Hall”, un one-man show scritto da Luca, in scena nei teatri di Braodway da gennaio ad aprile 2011. Nello spettacolo, Luca ha interpretato proprio il cantante Robbie Williams. Una prova che ha fatto emergere le sue doti non solo di attore ma anche di cantante e strumentista. Nel 2012, sempre negli Usa, Luca è stato Vittorio De Sica in “Once upon a time”, un omaggio al cinema italiano diretto da Carl Ford. Attualmente è impegnato come aiuto-regista per il prossimo spettacolo della stessa Batson,”The Beauties”, che regalerà al pubblico intimi frammenti della vita privata di Liz Taylor, Lena Horne e Greta Garbo. Ed è alle prese con un nuovo lavoro, come protagonista del cortometraggio “Ode to fathers”. Una commedia in cui sarà diretto dal regista premio Oscar Jeremy Joffee, vincitore nel 2009 dello Student Academy Award, riconoscimento importante per i giovani registi che apre le porte alle più importanti produzioni cinematografiche. Un successo travolgente, che fa girare la testa. E che forse in Italia sarebbe stato più difficile ottenere. Luca, credi a tutto quello che ti sta succedendo? “Ci credo tantissimo. Ma la mia non è solo fede nel mio talento… la chiave per me è la mia fede buddista (pratico il buddismo del mantra nam-myoho-renghe-kyo, come Baggio e la Consoli, per capirci). Se è vero che siamo tutti connessi e abbiamo lo stesso potenziale infinito di vincere sui nostri limiti, voglio arrivare ad un Oscar, per poter incoraggiare milioni di giovani che credono un tale traguardo sia impossibile per chi non ha raccomandazioni o viene da un piccolo paese”. Lo avresti mai immaginato, solo qualche anno fa? “No, non lo avrei mai pensato…a volte mi guardo attorno e questi grattacieli mi ricordano il salto che ho fatto da un paese come Maglie”. Qual è il tuo segreto? Cioè: su quali armi punti per andare avanti? “In un mestiere in cui tutti si chiedono come ci si dovrebbe presentare per avere successo, io ho due punti fermi: lavorare tantissimo per affinare il mio talento (lo studio non finirà mai), e lavorare spiritualmente per aver il coraggio di essere me stesso nelle mie interazioni con registi, casting e produttori, anche se questo a volte non sembra dare frutti immediati. Ma non posso pretendere che tutti facciano questo mestiere per lo stesso motivo”. Attraversi mai dei momenti difficili in cui pensi di mollare tutto? “Ho avuto tanti momenti difficili. Due anni fa, mentre preparavo lo show sulla vita di Robbie WIlliams, ho avuto una forte crisi, non mi sentivo un attore capace. Ma non ho mai davvero pensato di mollare tutto. Sento che le sfide che questo mestiere mi presenta sono proprio ciò che mi stimola di più”. In che modo la tua famiglia ha preso la tua passione? Ti ha incoraggiato o ostacolato? “Venendo da un ottimo percorso al Liceo Classico, ho lasciato i miei non poco perplessi con la mia scelta di vita. Ma mi hanno sempre sostenuto economicamente, permettendomi di formarmi al meglio, e ora sono molto contenti di averlo fatto. Sono molto grato ai miei genitori”. Ma tra gli interessi di Luca non c’è solo la recitazione. C’è la musica, anche. Una passione forte al punto da spingerlo ad incidere un pezzo dance che ha scritto e cantato. E poi c’è il calcetto. E quando è in Italia, il richiamo dello sport nazionale lo porta a giocare almeno due o tre volte a settimana. Quando è in Italia, appunto. Più o meno una volta all’anno. E la prossima sarà in estate, quando si tratterrà nei “suoi” posti per l’intero mese di agosto.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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