Scu, Brindisi, le rivelazioni del nuovo collaboratore: un capo per quartiere, “l’imponimento, il ruolo centrale delle donne

ESCLUSIVO Andrea Romano, 35 anni, nei primi cinque interrogatori davanti ai pm della Dda di Lecce, ha consegnato i nomi di tutti gli affiliati autorizzati a gestire lo spaccio, partendo dalla moglie Angela Coffa ristretta in carcere: “Nel rione sant’Elia c’era un responsabile per ciascuna delle nostre palazzine, per alcune famiglie avevo messo l’imponimento: era una tassa da riconoscere al mio clan”

BRINDISI – Spaccio di droga solo se affiliati o, in caso contrario, sotto il cosiddetto “imponimento” del clan di stampo mafioso di Brindisi, con base principale nel rione Sant’Elia, e un responsabile per ogni quartiere. Tutti obbligati a versare una parte degli incassi, nella vecchia logica della tassa sulle cassette di sigarette negli anni di Marlboro city, nelle mani di persone fidate, in primis mogli o compagne. 

I NOMI CONSEGNATI DAL NUOVO COLLABORATORE DI GIUSTIZIA DI BRINDISI

Il nuovo collaboratore di giustizia, Andrea Romano, 35 anni, figlio di uno dei quartieri popolari di Brindisi, ha consegnato decine e decine di nomi ai pubblici ministeri della Direzione distrettuale antimafia di Lecce, indicandoli come affiliati o promessi affiliati, in attesa della cerimonia di riconoscimento con assegnazione del grado.

Diversi nomi corrispondono a indagati già in carcere con l’accusa di associazione per delinquere di stampo mafioso, nell’inchiesta chiamata Synedrium sfociata nel blitz a febbraio 2020. La prima inchiesta sulla nuova Sacra corona unita nel capoluogo e sul clan “Romano-Coffa”, dal nome dei due brindisini ritenuti “promotori, dirigenti e organizzatori”. Romano sta facendo mea culpa, stando a quanto si apprende dalla lettura dei primi verbali firmati a conclusione dei cinque interrogatori resi al pm dell’Antimafia, mentre l’altro, Alessandro Coffa, suo cognato, resta in carcere in silenzio.

Altri nomi corrispondono a brindisini (del capoluogo e della provincia) che si trovano ai domiciliari, non tutti per associazione mafiosa, e altri ancora sono in libertà. Nei verbali ci sono anche una serie di omissis a coprire le generalità di uomini e, presumibilmente anche donne, nei cui confronti sono in corso una serie di accertamenti per riscontrare le dichiarazioni di Romano.

IL RUOLO DELLA MOGLIE ANGELA COFFA NEI VERBALI RESI DAL COLLABORATORE

Uno dei primi nomi fatti dall’aspirante pentito di  Brindisi, è quello della moglie, Angela Coffa, ad oggi detenuta in carcere con l’accusa di associazione mafiosa. Stando a quanto risulta dall’avviso di fissazione dell’udienza preliminare, datato 30 novembre 2020, in relazione all’inchiesta Synedrium, la donna è ristretta nel carcere di Latina ed è difesa dall’avvocato Ladislao Massari, del foro di Brindisi. Non ci sono state, nel frattempo, variazioni. Stesso carcere e stesso difensore di fiducia. Il che vuol dire che Angela Coffa –  ad oggi  – non ha seguito il marito Andrea Romano e non ha intrapreso alcun percorso che possa essere ricondotto alla volontà di collaborare. Non corrisponde al vero la notizia del suo trasferimento in una località segreta, per ammissione degli stessi investigatori. Cosa succederà nelle prossime settimane, nessuno può dirlo.

Di lei Romano ha riferito alla sostituta procuratrice Giovanna Cannalire il 15 gennaio scorso. Romano a questa data risulta essere stato già stato trasferito: ha lasciato il carcere di Tolmezzo per una località segreta. E’ in questa occasione che disegna l’organigramma del suo clan.

“Angela Coffa – si legge nel verbale – è mia moglie. Su mia disposizione riceveva somme di denaro, talvolta anche ingenti del tipo 20mila euro che servivano sia per le necessità quotidiane, sia per affrontare le spese legate alla mia detenzione, nonché per provvedere su mia disposizione all’acquisto di autovetture o immobili ovvero per la ristrutturazione di appartamenti nella mia disponibilità”. Quanto agli immobili, Romano precisa: “C’è quello di in via Favia a Brindisi e c’è quello in piazza Raffaello”. E’ qui, nell’abitazione che si affaccia in piazza Raffaello, rione Sant’Elia, che si consuma l’omicidio di Cosimo Tedesco, 52 anni, ucciso a colpi di pistola da Romano in concorso con Alessandro Polito e Francesco Coffa. Omicidio per il quale Romano è già stato condannato in via definitiva all’ergastolo.

“E’ stato anche acquistato un chiosco adiacente il vecchio ospedale di Summa (sempre a Brindisi, ndr)  che doveva essere inaugurato a marzo 2020 ed è stato intestato direttamente a mia moglie Angela”, si legge nel verbale.

Il chiosco è stato distrutto da un ordigno esplosivo di manifattura artigianale fatto esplodere all’alba del 10 febbraio scorso. Chiaro il contenuto del messaggio e soprattutto il destinatario dello stesso. Per gli investigatori, infatti, si tratta di una ritorsione indirizzata ad Andrea Romano. Del reso, a queste latitudini, quando diventa ufficiale e, quindi, di pubblico dominio la notizia di un inizio di collaborazione, si risponde con le bombe. Successe, solo per fare un esempio recente, quando si apprese della svolta di Ercole Penna, detto Lino u’ biondu, di Mesagne, a capo per anni del clan dei cosiddetti mesagnesi.

Angela Coffa, prosegue Romano,

“aveva la piena disponibilità di tutte queste somme di denaro che le facevo di volta in volta recapitare quale provento di tutte le mie attività illecite”.

Era stata, quindi, “eletta” a cassiera del gruppo in virtù del legame diretto con Romano e della fiducia tra coniugi.

LE ALTRE DONNE NOMINATE DAL COLLABORATORE E I LORO RUOLI

Angela Coffa non è l’unica donna. Nei verbali firmati da Andrea Romano  ci sono  altri nomi femminili leggibili non essendo stato coperto da omissis: “Rosaria Lazoi è mia suocera”, dice il collaboratore. Lazoi, difesa dall’avvocato Cinzia Cavallo, del foro di Brindisi, risulta ai domiciliari nell’avviso di fissazione dell’udienza preliminare per Synedrium, con l’accusa di aver fatto parte del clan mafioso.

Romano: “La stessa aveva rapporti prevalentemente con Alessandro Coffa oltre che con la figlia Annarita Coffa e con Maria Petrachi”. Annarita Coffa, è detenuta nella casa circondariale di Santa Matia Capua Vetere, per mafia, e ha come difensore la stessa penalista che assiste la madre. Maria Petrachi, è ai domiciliari, sempre per mafia, difesa anche lei da Cinzia Cavallo.

Romano sostiene ancora: “La stessa Lazoi in più occasioni, su disposizione del figlio Alessandro (Coffa, detenuto in carcere per mafia, ndr) provvedeva a prelevare la sostanza stupefacente nelle abitazioni di coloro che la detenevano”. In alcuni casi, stando a quanto riferito da Romano c’è stata la disponibilità di appartamenti di persone incensurate che abitavano in zona. Il collaboratore ha fatto anche questi nomi ai pm della Dda di Lecce.

Lazoi, abitando nelle immediate vicinanze del figlio Coffa, era spesso presente a casa di questi e provvedeva, per esempio, in occasioni di riunioni tra Coffa e altri affiliati o quando lui era impegnato a confezionare la sostanza stupefacente, a mantenere il controllo della piazza, affacciandosi alla finestra”, è scritto nel verbale firmato da Andrea Romano. Ad emergere da queste dichiarazioni è il ruolo di vedetta della donna.

Nello stesso interrogatorio, il brindisino ha riferito di un’altra figura “vicina ad Alessandro Coffa” che è abitante nel rione Paradiso e che si riforniva di sostanza stupefacente direttamente da Coffa e aveva una pizza di spaccio nella sua abitazione”. Il nome, in questo caso, è stato omissato.

Nel passaggio successivo, si fa riferimento a un’altra donna: “Ricordo – si legge – che anche Anna Corsano gestiva, presso la propria abitazione, droga, del tipo cocaina che in talune occasioni riceveva direttamente da Alessandro Coffa”. Corsano è a piede libero, difesa dall’avvocato Giampiero Iaia del foro di Brindisi, ed è estranea all’associazione mafiosa.

“In altre occasioni era Corsano che, per il tramite di omissis riforniva di cocaina Alessandro Coffa, avendo il marito altri canali di approvvigionamento. Ricordo che Corsano è molto vicina ad Annarita Coffa”.

Sempre parlando di ruoli ricoperti da donne, Andrea Romano ha fatto il nome di “Dalila Destino”, a piede libero, difesa dall’avvocato Giuseppe Guastella del foro di Brindisi. “Nel periodo in cui ero latitante – si legge nel verbale – a seguito dell’omicidio Tedesco e prima di essere arrestato a febbraio 2015, Destino diede la disponibilità di un’abitazione nelle campagne di Carovigno. In particolare, in occasione di un incontro organizzato presso questa abitazione con Alessandro Polito, anche questi latitante, la moglie Annarita Coffa e mia moglie Angela Coffa, siamo stati avvisati da Giuseppe Prete, a sua volta contattato da Destino, circa l’arrivo delle forze dell’ordine”. Dopo essere stati avvisati, sono andati via:

“Ci siamo allontanati a bordo di una Fiat Bravo noleggiata da mia moglie Angela”.

Romano ha ammesso di essere stato armato, quel giorno. Prete è accusato di associazione mafiosa: è detenuto in carcere ed è difeso dall’avvocato Giacomo Serio del foro di Brindisi.

ORGANIZZAZIONE DELLO SPACCIO PER QUARTIERE PER QUARTIERE

Quanto, poi, allo spaccio nella città di Brindisi, Romano ha confessato di averlo organizzato per quartiere, in modo tale da avere un referente per ogni zona. Nel rione Sant’Angelo c’era “omissis”, il quale “dal 2016, quando è stato scarcerato ha gestito lo spaccio e ha organizzato rapine a gioiellerie”, ha detto. “Lo stesso – ha aggiunto mi ha inviato un’ambasciata con una cartolina con cui chiedeva il mio benestare per l’affiliazione di omissis”.

Per la piazza dello spaccio nel quartiere Sant’Elia, questo è il racconto fatto da Romano: “Pamela Cannalire e omissis avevano la propria piazza nel rione e ricevevano sostanza del tipo cocaina da Alessandro Coffa, Maria Petrachi, Annarita Coffa e Mario Volpe”. Pamela Cannalire, sempre stando alla data dell’avviso di fissazione dell’udienza preliminare, risulta ai domiciliari, difesa dall’avvocato Giuseppe Guastella. Mario Volpe, figlio di Annarita Coffa, è accusato di mafia, ed è ristretto in carcere, difeso dall’avvocato Cinzia Cavallo.

Gli stessi sono tutt’ora o almeno sino a dicembre 2020 attivi sulla stessa piazza e vengono riforniti da omissis”, ha fatto mettere a verbale Romano.

“All’interno del mio clan opera altresì Mariateresa Raho”. Raho, è a piede libero, difesa dall’avvocato Daniele Scala. “Raho aveva una ludoteca e gestiva la piazza di spaccio nel rione Bozzano, unitamente a Francesco Coffa e a omissis. Raho si riforniva direttamente da Alessandro Coffa”. A seguire una precisazione del collaboratore: “Preciso che Maria Petrachi, moglie di Alessandro Coffa, in assenza del marito perché detenuto, manteneva i contatti con le varie piazze di spaccio, avvalendosi di Cosimo Schena, Abele Martinelli, Francesco Coffa detto pacione per il rifornimento di sostanza stupefacente alle varie piazze

Schena è ai domiciliari, Martinelli è ai domiciliari, difeso dall’avvocato Daniela D’Amuri e Francesco Coffa è ristretto in carcere.

TRE CASSE PER IL CLAN ANDREA ROMANO: DUE GESTITE DA DONNE

“Petrachi – dice ancora Romano – gestiva la cassa di Alessandro Coffa, nel senso che gli introiti derivanti dallo spaccio riconducibile ad Alessandro Coffa venivano portati e consegnati alla stessa. Solitamente era Cosimo Schena che provvedeva a riscuotere gli introiti”. C’era un’altra cassa per il clan: “Faceva capo a me direttamente ed era tenuta da Marcello Campicelli”. Campicelli è accusato di mafia, ed è ristretto in carcere, difeso dall’avvocato Cinzia Cavallo.

Allargandosi il clan e subentrando altre piazze di spaccio, l’altra cassa era gestita da Annarita Coffa. In tale cassa confluivano i proventi dallo spaccio riconducibili ad Alessandro Polito, mio affiliato. Annarita Coffa, compagna di Polito, unitamente ai suoi figli Mario e Gianluca Volpe, dirigenza le piazze di spaccio,quindi provvedeva al rifornimento delle stesse”. E ancora: “Per quanto mi risulta, omissis affiliato di Francesco Coffa, provvedeva a riscuotere i proventi dell’attività di spaccio relative alle piazze del rione Paradiso, relative a Francesco Coffa e provvedeva a consegnare tali somme a Marika Stasi, compagna di Francesco Coffa”. Stasi, ai domiciliari, è difesa dall’avvocato Agnese Guido del foro di Brindisi.

I NOMI DEI CAPI PIAZZA INDICATI DAL COLLABORATORE

Quando, poi, i pm della Dda di Lecce hanno chiesto i nomi dei capi piazza, Romano ha risposto: “Nella città di Brindisi erano: Francesco Soliberto per la zona del collegio nel rione Sant’Elia, Mino Schena detto il nero per la Commenda, Francesco Coffa, detto ntrama longa, fratello di mia moglie Angelo nonché Marito di Marika Stasi, per la zona del Paradiso, Alessandro Polito, marito di Annarita Coffa per Sant’Elia e Alessio Romano per il Perrino”. Ci sono poi una serie di omissis. Il verbale è leggibile con riferimento a “Giuseppe detto batti batti e il figlio, perle palazzine di piazza Raffaello”.  La gestione dello spaccio nel rione Sant’Elia, secondo Romano, aveva un’ulteriore suddivisione “con riferimento all’ubicazione delle palazzine”.

LA PRETESA DELL’IMPONIMENTO: TASSA DA VERSARE AL CLAN

C’erano, poi, alcune famiglie che potevano spacciare pur non essendo affiliati avendo ottenuto un’autorizzazione sotto forma di imponimento, vale a dire una somma di denaro a titolo di tassa da versare nella cassa comune. I nomi delle famiglie sono coperti da omissis: “Potevano provvedere allo spaccio, dandone conto e versando parte dei guadagni che andavano a finire nella cassa del clan”.


Leggi anche:

Mafia a Brindisi, bomba al chiosco del nuovo collaboratore Andrea Romano

Mafia a Brindisi, il nuovo collaboratore di giustizia: “Ero il boss, pronto a fare guerra a tutti”

Mafia, a Brindisi nuovo aspirante pentito: Andrea Romano, all’ergastolo per omicidio

Synedrium, Coffa e Romano il volto nuovo della scu

Omicidio di Halloween, fine pena mai

Scu, l’apocalisse delle donne: boss sottomesse

Sostieni il Tacco d’Italia!

Abbiamo bisogno dei nostri lettori per continuare a pubblicare le inchieste.

Le inchieste giornalistiche costano.
Occorre molto tempo per indagare, per crearsi una rete di fonti autorevoli, per verificare documenti e testimonianze, per scrivere e riscrivere gli articoli.
E quando si pubblica, si perdono inserzionisti invece che acquistarne e, troppo spesso, ci si deve difendere da querele temerarie e intimidazioni di ogni genere.
Per questo, cara lettrice, caro lettore, mi rivolgo a te e ti chiedo di sostenere il Tacco d’Italia!
Vogliamo continuare a offrire un’informazione indipendente che, ora più che mai, è necessaria come l’ossigeno. In questo periodo di crisi globale abbiamo infatti deciso di non retrocedere e di non sospendere la nostra attività di indagine, continuando a svolgere un servizio pubblico sicuramente scomodo ma necessario per il bene comune.

Grazie
Marilù Mastrogiovanni

SOSTIENICI ADESSO CON PAYPAL

------

O TRAMITE L'IBAN

IT43I0526204000CC0021181120

------

Oppure aderisci al nostro crowdfunding

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Info sull'autore

Avatar

Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

Articoli correlati

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!