‘Il futuro del Salento in una tazzina di caffè’. Quarta su ‘La Stampa’

Un articolo di Chiara Beria Di Argentine sull’importante quotidiano nazionale descrive l’azienda Quarta per raccontare il Salento

Il futuro del Salento in una tazzina di caffè” è il significativo titolo di un articolo uscito nella pagina dei Commenti del quotidiano La Stampa di Torino, a firma di Chiara Beria Di Argentine, una delle firme storiche del giornalismo femminile italiano. Abbiamo pensato di riprodurlo integralmente per testimoniare l’attenzione che l’importante quotidiano nazionale, diretto da Mario Calabresi, ha dedicato ad un’azienda salentina, una delle più degne tra quelle che illustrano, da decenni, il nostro territorio. “A memoria d’uomo non si era mai vista in un bar l’insegna di un caffè straniero”, nota Antonio Quarta. “L’espresso italiano è un’eccellenza da difendere. Fa parte della nostra tradizione, del nostro stile di vita. E’ assurdo che gli svizzeri ci vendano il caffè con l’enfasi di chi ha inventato l’espresso”. Profumo di caffè in terra di Salento: Quarta, 45 anni, amministratore unico della società di famiglia (“Quarta Caffè”, 105 collaboratori, lui – come faceva suo padre Gaetano – non li chiama mai dipendenti; 25 milioni di euro di fatturato) è un tosto imprenditore del Sud che teorizza un modello d’azienda de-globalizzata e superattenta al suo territorio (“Non basta amarlo a parole, bisogna difenderlo coi fatti”), al punto da non temere, nonostante l’evidente sproporzione di forze e mezzi, lo scontro con le multinazionali alimentari straniere. Eletto per la seconda volta alla guida dell’Ati, l’Associazione delle piccole e medie imprese di torrefazione, Quarta non ha esitato – “E’ una mia posizione personale” – a lanciare l’allarme fin nelle case italiane del caffè in capsule o in cialde (“monoporzionato” è il termine tecnico). “Grande operazione di marketing! Ma, a quale prezzo per i consumatori? In famiglia una tazzina di caffè fatta con la moka costa 5 centesimi, con una capsula 40 centesimi”, spiega l’imprenditore. E ancora. Secondo Quarta questa moda – a contendere in mercato agli svizzeri anche famose aziende italiane – rischia di avere un pesante impatto anche sull’ambiente non solo per il problema dello smaltimento della plastica e dell’alluminio della cialda. “Un kilo di caffè in cialde occupa lo spazio di 6 chili di caffè in grani; quindi se basta un solo furgone per trasportare 10 quintali di prodotto per la stessa quantità di monoporzionato ne occorrono 6. Altro che inquinare meno, altro che km 0!”. Lecce, folla da “Avio”, per il classico rito del caffè; la Bari delle cozze pelose al sindaco sembra un altro pianeta. “Avio” è il bar degustazione dei Quarta, dinastia assai amata nella città gioiello del Barocco (hanno finanziato tra l’altro il restauro di alcuni pregevoli dipinti) fondata negli anni ’50 dal nonno omonimo di Antonio (fu lui a inventare la ricetta estiva del “caffè in ghiaccio”con latte di mandorle al posto dello zucchero). Alle pareti vecchie foto, la riproduzione della prima cartina navale dell’Unità d’Italia sul barattolo di latta, zero plastica. Racconta Quarta: “Assieme a Confcommercio e Confesercenti 28 anni fa – quando non era ancora né un business né una moda – abbiamo fatto la nostra prima iniziativa ambientale distribuendo 300 mila sacchetti di carta riciclata in tutti supermercati della provincia. Da allora noi non usiamo altro”. Rispetto per la natura, amore per la propria terra, lotta alla globalizzazione: è la miscela della Quarta. Con il progetto scuola -impresa, realizzato con i provveditorati pugliesi, l’imprenditore ospita 4 mila studenti all’anno nella sua eco-compatibile azienda (energia prodotta da un sistema integrato fotovoltaico ed eolico; residui della lavorazione riciclati; verde ed alberi piantumati attorno allo stabilimento: “Certi siti industriali sembrano delle discariche!”). Ai giovani Quarta parla di un altro sviluppo possibile nel suo amato Salento minacciato dalla speculazione edilizia, le discariche a cielo aperto, i mega centri commerciali. “Negli anni ‘60 mio padre Gaetano ha avuto il coraggio di sfidare le grandi industrie puntando sulla qualità. Una sfida vincente. La mia mission è affermare un modello d’impresa locale come sistema aperto che interagisce con il territorio. Quanto ai giovani spero che il nostro progetto li aiuti a maturare una coscienza di consumatori; devono imparare a scegliere e difendere i nostri prodotti. Qualità non è una bella confezione o una pubblicità di successo ma è uno stato mentale! Solo affondando nelle nostre radici possiamo resistere alla globalizzazione e creare nuovi posto di lavoro. Pensa di entrare in politica? Ribatte Quarta: “No, voglio essere un uomo libero”.

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