Perrone, gallo senza pollaio

Non ha altri argomenti il sindaco Paolo Perrone per convincere le donne che lavorano in casa, le casalinghe, che fare ammiccamenti sessuali

Non ha altri argomenti il sindaco Paolo Perrone per convincere le donne che lavorano in casa, le casalinghe, che fare ammiccamenti sessuali. Su Facebook ha postato un vergognoso manifesto in cui con lo sguardo sornione, gli occhi un po’ socchiusi, il sorriso obliquo, elenca i punti del suo programma che, secondo lui, dovrebbero interessare alle cittadine leccesi che per scelta o per necessità dedicano ben oltre le otto ore lavorative canoniche, al lavoro domestico. “Ciao, casalinga leccese. Sono Paolo. Alto, brizzolato, slanciato, tennista. Cucino, lavo, stiro, apparecchio. Se vuoi conoscermi spesso sono in Comune. Astenersi perditempo. Ps. Si accettano anche comuniste”. Che voglia sfoderare tutta la simpatia di questo mondo è evidente. Ma il suo messaggio è portatore di una visione della donna che lavora in casa come di una categoria omologata a canoni che non ne prevedono l’espressione intellettuale e culturale se non all’interno di determinati stereotipi: ossia, alla casalinga interessa solo l’aspetto esteriore di un uomo, come di un gallo si apprezzano la cresta e la coda, e l’aspetto pratico, opportunistico, del risolverle problemi (cucinare, lavare, ecc). Infine l’occhiolino alle comuniste, è la ratifica finale della veridicità dello stereotipo proposto: come dire è inutile che fate quelle che… vi interessa la politica, quelle che… avete delle ideologie, quelle che… guardate al contenuto. Tanto, siete tutte donne e in quanto donne, a voi, interessa il contenitore. La coda e la cresta, insomma, di un gallo re del pollaio. E in base a questa promessa di performance che trasuda ferormoni, Perrone chiede di mettere la crocetta sulla scheda. Non importa poi che le ultime generazioni di casalinghe siano laureate a pieni voti e che siano state costrette a restare in casa perché non riuscivano a conciliare lavoro e famiglia, non importa poi che la conciliazione sia stata impossibile perché a Lecce mancano asili nido e scuole a tempo pieno, e le ludoteche costano più delle SPA. Non importa se a Lecce le mamme che hanno dovuto rinunciare al lavoro e incorniciare la laurea appesa al muro del salotto e lasciarla lì, non hanno poi una biblioteca comunale dove portare i bambini, né spazi verdi dove farli passeggiare col triciclo. Secondo Perrone tutte le donne leccesi che lavorano in casa, sbavano come galline dietro alla ‘sua’ cresta. Che è lì a portata di mano (“se vuoi conoscermi sono spesso in Comune”), si può anche toccare. E questa speranza basta per farle felici.

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