L’operatore alla pari. A parole

Lecce. Dovrebbe essere una ex vittima di tratta che aiuti le altre vittime a venire fuori dalla schiavitù. Ma in un Avviso la Provincia opta per il ‘doppiopetto’

La Provincia di Lecce sulla sua home page pubblica l’avviso pubblico per “operatori alla pari”: eccolo: http://www.provincia.le.it/documents/10716/323661/avvpub22022012.pdf Ma che cosa è un operatore alla pari? Leggete qui: http://www.bassasogliapiemonte.it/pagine/operatorepari.html Come avrete letto è una persona, un migrante, che sia stato vittima di tratta e che per questa sua drammatica esperienza, da cui è uscito vivo e salvo, riesca ad entrare in sintonia con le vittime che vogliano denunciare gli sfruttatori, consigliandole, rassicurandole, parlando la stessa lingua. Non servono titoli di studio, non servono lauree: serve il coraggio di chi ci è passato, dalle torture, dalla vergogna della prostituzione, dalla riduzione in schiavitù. Serve una persona che ha denunciato e poi si è salvata e che per questo sia di esempio per chi voglia rompere le catene dello sfruttamento sessuale. La provincia di Lecce è meta di sfruttati e sfruttatori, perché qui arrivano clandestinamente dall’Oriente o per fermarsi o per proseguire verso il Nord Europa. Quindi il servizio di tutela delle vittime di tratta è fondamentale e il progetto “Libera” finora l’ha svolto egregiamente. Ma, stando all’avviso della Provincia di Lecce l’operatore alla pari non è necessario che sia un migrante vittima di tratta, piuttosto deve avere un buon curriculum di studio; non è necessario che conosca le lingue (solo un 1 punto viene assegnato per la conoscenza dichiarata di lingue orientali, slave, cinese); non è necessario che conosca l'inglese e, se laureato, specializzato, con master, può avere fino a 3 punti. In pratica: un italiano laureato, con qualche master, che abbia lavorato in non precisati servizi di “integrazione sociale”, con qualche titolo informatico, con non precisate “Ulteriori competenze, abilità, qualificazione professionale e culturale”, senza alcuna conoscenza delle lingue se non una dichiarata da se stesso conoscenza di lingue orientali, slave o lingua cinese (che comunque vale solo 1 punto), otterrebbe 7 punti che surclasserebbero i 5 punti di “esperienza lavorativa in qualità di operatore alla pari”. In una parola non è l’operatore pari propriamente detto e cioè migrante vittima di tratta a scopo di sfruttamento sessuale o lavorativo che abbia vissuto direttamente questa esperienza e la metta a disposizione di quanti la stanno vivendo, quello che la Provincia cerca. Una ex vittima che parli alle vittime con la loro stessa lingua. No, serve un consulente in doppiopetto. Che sappia tutto di tratta, a parole.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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