Troppi uffici, poche mansioni. Il problema di Perrone è la gestione dei servizi

Lecce. Palazzo Carafa attende una necessaria semplificazione amministrativa. Ed il Consiglio dei giovani potrebbe sostituire quello dei bambini

di Giacomo Grippa LECCE – Uno dei problemi reali su cui lavorare per migliorare il rapporto del cittadino con i servizi comunali (iniziando dagli orari e per alcuni servizi ipotizzando i doppi turni), è il loro costo, superando il sovradimensionato modello gerarchico ottocentesco. Se il sindaco uscente, a Lecce, gestisse il Comune come l'hotel Tiziano che possiede, non penso avrebbe tante ripartizioni (che il famoso “616” sul decentramento amministrativo definisce “settori” in numero molto ridotto): tanti dirigenti, tanti capi-settore (cioè capi-ufficio) con la derivata parcellizzazione dei compiti e del personale, con l'aggiunta di un segretario comunale, di un direttore aziendale, del difensore civico e dell'Ufficio Pubbliche relazioni, mentre il cittadino rimane perso nel labirinto o nella diaspora tra gli uffici dislocati nelle zone più disparate. Si pensi al diverso – più funzionale, meno demagogico, per non pensare altro – utilizzo (al costo di 10 euro), per riunioni, del piano terra di Palazzo Carafa, ove era funzionante l'Ufficio-Informazioni, mentre nello stesso ristretto spazio urbano insistono quelli del Castello o dei Teatini ed altri. Si pensi solo a quest'ultimo aspetto: la computerizzazione delle procedure ha ridotto i tempi di lavoro del 70%, mentre la consistenza del contingente numerico dei dipendenti non si è ridotto. Connesso a questo, dopo aver accorpato le ripartizioni, sarebbe da rivedere l'ambito o il numero delle Commissioni consiliari, che diventano la controfaccia dei settori/ripartizioni. Nei primi 100 giorni occorrerebbe raccogliere tutti i Regolamenti comunali, “revisionandoli”, anche in base alle normative sullo snellimento delle procedure. Se si vuole tenere scartato il tema, segnalato dai tempi delle elezioni Poli/Maritati, cioè il voto amministrativo agli infradiciottenni, proporrei al posto della retorica dell'incongruo Consiglio comunale dei bambini, il Consiglio comunale dei giovani fra i 15 ed i 18 anni, come vera anticamera del loro ingresso nel Palazzo e della loro presenza civica e responsabile nella vita cittadina.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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