Lo ‘Sportello’ accanto a chi protesta contro le liberalizzazioni

Giovanni D’Agata critica le affermazioni del premier Monti che definisce “monotono” il posto fisso

“Non è un tabù. L’articolo 18 può essere pernicioso per lo sviluppo dell’Italia”, E poi sempre riferito all’articolo 18 “un terribile apartheid nel mercato del lavoro tra chi è già dentro e chi, giovane, fa fatica ad entrare”. E in ultimo ma non ultimo riguardo ai giovani che devono “abituarsi all’idea di non avere più il posto fisso a vita: che monotonia – afferma –. E’ bello cambiare e accettare delle sfide”. Sono le fatidiche parole di Mario Monti, grande professore e senatore a vita con lauta indennità incorporata, nonché capo del governo la cui biografia, sin dalla nascita, si commenta da sé per comprendere come sia stato meno arduo di tanti giovani il suo percorso di vita (figlio di un direttore di banca e nipote del banchiere pubblico Raffaele Mattioli), quando ha esplicitato le prime e lapidarie affermazioni sulle reali intenzioni di come questo esecutivo voglia mettere mano al mercato del lavoro. Da subito, si è scatenata una catena di polemiche tra chi sostiene a spada tratta qualsiasi parola proferisca il professore come se piovesse oro colato e chi, a ragione, continua a difendere quella straordinaria norma di civiltà giuridica e sociale rappresentata dall’art. 18 dello Statuto dei lavoratori. Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti“, impegnato nella difesa dei diritti di lavoratori, precari e disoccupati, al di là delle espressioni del professor Monti che offendono milioni di giovani e meno giovani che ogni mattina si svegliano per cercare un lavoro e tutti quelli che invece l’hanno perso o che invece sono moderni schiavi di un posto precario, fa sapere che lo “Sportello dei Diritti” è pronto ad unirsi a tutte quelle forze sindacali e politiche che si opporranno a quella che si annuncia come una scellerata mannaia liberalizzatrice sul mercato del lavoro con la consapevolezza che il fenomeno della disoccupazione possa essere risolto con ricette che sono lontane anni luce da quelle che appaiono sin da subito come sciagurate idee.

Sostieni il Tacco d’Italia!

Abbiamo bisogno dei nostri lettori per continuare a pubblicare le inchieste.

Le inchieste giornalistiche costano.
Occorre molto tempo per indagare, per crearsi una rete di fonti autorevoli, per verificare documenti e testimonianze, per scrivere e riscrivere gli articoli.
E quando si pubblica, si perdono inserzionisti invece che acquistarne e, troppo spesso, ci si deve difendere da querele temerarie e intimidazioni di ogni genere.
Per questo, cara lettrice, caro lettore, mi rivolgo a te e ti chiedo di sostenere il Tacco d’Italia!
Vogliamo continuare a offrire un’informazione indipendente che, ora più che mai, è necessaria come l’ossigeno. In questo periodo di crisi globale abbiamo infatti deciso di non retrocedere e di non sospendere la nostra attività di indagine, continuando a svolgere un servizio pubblico sicuramente scomodo ma necessario per il bene comune.

Grazie
Marilù Mastrogiovanni

SOSTIENICI ADESSO CON PAYPAL

------

O TRAMITE L'IBAN

IT43I0526204000CC0021181120

------

Oppure aderisci al nostro crowdfunding

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Info sull'autore

Avatar

Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

Articoli correlati

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!