Vendola e Di Pietro rilanciano l'alleanza. In attesa del PD

Roma. Per i leader di SEL e IDV il governo Monti ha preso il Piano per il Sud di Fitto e ci ha tolto un miliardo e duecento milioni che servivano per coprire altri tagli

Si è tenuta questa mattina presso la Camera dei Deputati la conferenza stampa congiunta del Presidente di Italia dei Valori Antonio Di Pietro e del Governatore della Regione Puglia Nichi Vendola. Un appuntamento importante volto a rilanciare il binomio IDV -SEL come asse portante del futuro centrosinistra. “Io e Di Pietro – esordisce Nichi Vendola – sentiamo la responsabilità di riaprire un cantiere. E' necessario che di questo cantiere facciano parte Sinistra Ecologia e Libertà ed Italia dei Valori, ma anche e soprattutto il Partito Democratico che è il partito più grande del centrosinistra. E pensiamo di poter aprire questo cantiere a prescindere da come ci si posiziona nei confronti del governo Monti. Credo che l'Italia ci chieda di cominciare ad indicare una prospettiva. Non è difficile trovare subito delle intese su alcuni temi fondamentali come la difesa dell'articolo 18 e della civiltà del lavoro. Noi vorremmo rendere meno qualunquista e fumoso il discorso sulla sobrietà della politica, vorremmo che in Italia si introducesse una legge che pone una soglia alle spese durante le campagne elettorali, perché in tanti casi il finanziamento delle campagne elettorali diventa il buco nero in cui precipitano i comportamenti della politica. Noi vorremmo legare la questione morale alla questione della vita reale, delle persone, delle famiglie, dei ceti medi che stanno scivolando verso la povertà. Noi siamo compiaciuti dal fatto che la scena pubblica non sia più dominata dalle olgettine ma che sia occupata da professori che danno alle loro politiche il segno della dismissione del welfare non ci va bene. Per questo noi vogliamo iniziare a fare la nostra parte; Sel e Idv sono, insieme, un pezzo della speranza dell'Italia migliore. E crediamo che questa speranza debba diventare programmi, politica ed un cantiere, aperto alla società civile. Noi non poniamo veti a nessuno – prosegue Vendola – ma non vogliamo allo stesso modo subire il veto di alcuno. Per costruire un'alleanza bisogna necessariamente fare una serena e costruttiva discussione su quale modello sociale vogliamo, su come vogliamo l'Italia e l'Europa. Non sono contrario ad una alleanza tra progressisti e moderati ma vorrei che l'alleanza non significasse suicidio dei progressisti che incoronano i moderati. Vorrei capire se per convivere nel centrosinistra la condizione è che la sinistra si debba suicidare”. Intenzioni ribadite anche da Antonio Di Pietro, pienamente recuperato dopo il leggere malore di ieri alla Camera. “È tempo di ripartire – incalza il leader di IDV – perché bisogna dare al paese un governo politico indipendentemente se si andrà a votare nel 2012 o 2013. Noi siamo qui perché crediamo che il cittadino debba sapere prima quale é la coalizione e il programma cui fare riferimento e dare il proprio voto. Noi siamo per una alleanza che sappia coniugare solidarietà e sviluppo, equità e giustizia. Sono questi i temi di una coalizione riformista. Per questo crediamo si debbano riprendere all'interno del centrosinistra quei tavoli programmatici che erano stati aperti prima dell'avvento del governo Monti e che dopo l'insediamento di quest'ultimo si sono inspiegabilmente fermati. Italia dei Valori crede che la famosa foto di Vasto debba essere allargata a tutte quelle forze che vogliano costruire all'interno del centrosinistra una piattaforma programmatica comune. Vogliamo costruire l'alternativa. Noi stiamo lavorando per questo. Siamo – continua Di Pietro – due partiti, complementari tra di loro e credibili agli occhi dei rispettivi elettorati, che nel post – berlusconismo hanno deciso di improntare la loro attività politica sui temi del lavoro, della solidarietà e della legalità”. Ad una domanda inerente la legge elettorale e una sua possibile riforma finalizzata ad escludere i “fastidiosi” SEL e IDV, Antonio Di Pietro è molto chiaro. “Noi – afferma il leader IDV – avendo siglato un vero e proprio patto siamo capaci di resistere insieme rispetto a qualsiasi tentativo di sistema bipolare. Vogliamo che la legge elettorale sia fatta nell'interesse dei cittadini e non di questo o quel partito”. Ma nella Conferenza stampa c'è stato spazio anche per i temi locali. Di fronte alla novità annunciata dal Ministro della Coesione Territoriale Fabrizio Barca secondo cui le regioni del Sud dovrebbero spendere entro il 31 maggio il 40% dei fondi comunitari previsti per il 2012, il governatore Vendola non ha risparmiato una severa critica al Governo. “Questa decisione – affonda Vendola – è totalmente opposta rispetto alle buone intenzioni espresse dal governo Monti durante il recente incontro avuto con le Regioni del Sud. Ci pareva di essere vicini ad una svolta e di non essere più sul banco degli imputati. Invece improvvisamente che cosa ha fatto in concreto il Governo Monti? Ha preso il Piano per il Sud di Fitto, ci ha tolto un miliardo e duecento milioni che servivano per coprire altri tagli e lo ha chiamato Piano per la Coesione. Noi abbiamo consentito questa operazione perché crediamo nella proficua interlocuzione con il Ministro Barca. Bisogna però sapere che ad ogni giro di giostra sono i soldi nostri, quelli del Sud, che diminuiscono. Come le mucche di Mussolini. Sono sempre quei famosi cento miliardi di Prodi del 2004 che di anno in anno, cambiando titolo e rubrica, diminuiscono. Con i soldi del Sud si è fatto tutto, si sono finanziati gli ammortizzatori sociali, si sono finanziate le mance per le clientele della Lega. Oggi ci dicono che entro il 31 maggio prossimo devi spendere il 40% di tutto quello che devi spendere nel 2012. Credo che innanzitutto si debba chiedere scusa al Sud, perché non abbiamo sprecato risorse. Nel 2011 il Sud non ha perso nemmeno un euro. La Puglia non è una regione di cialtroni. Abbiamo saputo spendere i fondi comunitari. Molto meglio dei Ministeri, i più lenti nella spesa comunitaria. E poi come si può obbligare a spendere il 40% dei fondi comunitari entro il 31 maggio se gran parte della spesa si concentra tra settembre e dicembre mentre nei primi mesi dell'anno tutti i tecnici e gli uffici devono dedicarsi per legge alla pulizia dei conti dell'anno precedente? Tutti i comuni in questo modo saranno penalizzati e andranno in default. Io ho da spendere 5,2 miliardi in sette anni. Soldi giuridicamente impegnati, tutti impegni ormai tradotti nei bilanci dei comuni. Se il Governo vuole riprendersi le quote di cofinanziamento, faccia pure ma si tratterebbe di una rapina, si tratterebbe della condanna a morte del mezzogiorno d'Italia. Sarebbe un atto di violenza istituzionale. Noi – conclude il Governatore – questa violenza non siamo disposti a subirla. Non vogliamo essere presi in giro”.

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.

Info sull'autore

Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

Articoli correlati

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!