La sigaretta, amica della memoria, nemica della maternità

La nicotina e la N-metil nicotina riducono la funzionalità di una ghiandola endocrina che, attraverso la produzione di progesterone, è fondamentale nelle prime fasi della gestazione

di Lamberto Coppola (*) Il fumare sigarette aiuta la memoria, almeno secondo il risultato di uno studio italiano, presentato a Washington, al Congresso mondiale della Society for Neuroscience. Infatti la nicotina, sempre secondo gli autori, è in grado di espandere le capacità della cosiddetta “memoria di lavoro” o working memory, limitando però alcuni processi legati alla scelta e all'avvio del movimento nel cervello umano. Lo studio è stato realizzato dall'Istituto di bioimmagini e fisiologia molecolare del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibfm-Cnr) di Milano-Segrate in collaborazione con Alice Mado Proverbio, docente di Psicobiologia dell'Universita' di Milano-Bicocca. Sono stati infatti osservati un gruppo di non-fumatori e uno di giovani fumatori di sette-20 sigarette per die, con uguali caratteristiche dal punto di vista dello stato psicofisico e del livello culturale. Sebbene non si sia registrata alcuna differenza tra i due gruppi nella velocità di risposta agli stimoli, nel compito attentivo-mnemonico i fumatori, in media, sono stati 50 millisecondi più veloci, mostrando anche molte meno omissioni di risposta. Secondo i ricercatori, questo gruppo è risultato però più lento nel compito di programmazione e decisione motoria di circa 100 millisecondi. Questo dovrebbe essere quindi il primo studio a mostrare effetti sulla memoria nell'uomo da parte di questa sostanza. Ma attenzione, perché le sigarette sono nemiche della maternità, prima e durante la gravidanza. La colpa è sempre della nicotina e di un'altra sostanza (N-metil nicotina suo metabolita metilato) che riducono la funzionalità di una ghiandola endocrina (il corpo luteo, che si sviluppa dopo l'ovulazione) che, attraverso la produzione di progesterone, è fondamentale nelle prime fasi della gestazione. A scoprire il meccanismo biologico che conferma gli effetti negativi del fumo anche sulla fertilità femminile è stata anche una ricercatrice italiana, Rosanna Apa, del Dipartimento per la “Tutela della Salute della Donna e della Vita Nascente” dell'università Cattolica di Roma, in uno studio pubblicato nell'edizione online della rivista ''Biology of Reproduction''. (*) Prof. Lamberto Coppola Andrologo – Ginecologo – Sessuologo Direttore dei Centri Integrati di Andrologia e Fisiopatologia della Riproduzione Umana Tecnomed (Nardò- Lecce), Casa di Cura Petrucciani (Lecce) e Casa di Cura Fabia Mater (Roma).

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