Vito Fazzi. Maniglio: ‘L’interesse di Perrone è sospetto’

Lecce. Secondo l’esponente del Pd, il sindaco di Lecce si starebbe interessando dell’ospedale solo per fini elettorali

LECCE – I problemi del “Vito Fazzi” di Lecce sarebbero cominciati nel 2002 con il Piano di riordino di Fitto. E’ il punto di vista di Antonio Maniglio, vicepresidente del Consiglio regionale (Pd) che giudica “sospetto” l’interessamento del sindaco Paolo Perrone nei confronti del nosocomio leccese. “Dov’era Perrone – chiede Maniglio – quando il Fazzi venne cancellato come azienda autonoma e venne incorporato nella Asl alla stregua degli ospedali di Gagliano e Poggiardo? E’ vero o no che da allora, come sanno tutti i medici, iniziò il declino dell’ospedale leccese? E perché all’epoca l’amministrazione di centrodestra, guidata da Poli e Perrone, non mosse un dito per contrastare il ridimensionamento del Fazzi”? Secondo l’esponente del Pd il primo cittadino leccese starebbe dimostrando interesse per il “Fazzi” solo come strategia elettorale. “Sarebbe cosa buona e giusta invece – aggiunge – non occuparsi di sanità a intermittenza, a seconda delle convenienze politiche e far prevalere sempre i bisogni dei cittadini rispetto alle logiche di schieramento”. “Per questo nelle ultime settimane – continua Maniglio – ho sollevato pubblicamente il tema del personale insufficiente al Pronto soccorso, dei ritardi nella gara per la Pet e la mensa ospedaliera, dei rischi di perdere circa 120 milioni per il nuovo Fazzi, della ormai vetusta dotazione tecnologica. Tuttavia Maniglio non nega che di passi in avanti il Fazzi ne abbia fatti: “c’è un Pronto soccorso nuovo, con locali ampi e funzionali, con una dotazione di personale incrementata più volte per rispondere ai bisogni del reparto e oggi da rafforzare ulteriormente, alla luce del numero elevato di interventi richiesti; il Polo Oncologico è decollato e sono stati attivati tanti servizi, primo fra tutti quello di radioterapia, che ai tempi di Fitto erano inesistenti; sono stati stanziati 120 milioni di euro per costruire una terza torre riservata alla branca chirurgica e traumatologica; nell’oncologico è prevista l’installazione della Pet”.

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