Libera Chiesa in suddito Stato

Il tanto aggirato, ignorato, stravolto articolo 7 della Costituzione

Di Giacomo Grippa Nella concezione del primo Concordato del '29 lo Stato etico fascista raggiungeva un compromesso con lo Stato Vaticano onniconfessionale, per porre fine, come si disse, alla “questione romana”. Si consacrò una simbiosi fra le due superiori entità, ma nel condominio, sul territorio comune, esclusa non era la concorrenza. Fu previsto infatti, per l'articolazione ecclesiale presente sul suolo italiano, l'obbligo per il Vaticano di uniformare il numero delle diocesi (oltre 240) al numero delle province, all'epoca meno di 100. Questo adempimento non fu mai “assolto” e nella stesura del nuovo Concordato, aggiornato nel 1984 col Governo Craxi, è stato addirittura craxato, pardon, cassato. Le parti, cioè, si sono garantite con il principio cavouriano, anch'esso aggiornato: autonoma la Chiesa in uno Stato che, però, mira a plasmare “a sua immagine e somiglianza”, che resta targato col suo simbolo, il crocifisso, e “chiamato” a donazioni costiniane di terreni per la moltiplicazione delle parrocchie, a provvidenze o oboli da ogni luogo, “secondo i suoi bisogni”, sacri, per un regno che è di questo mondo. Naturalmente la “reciprocità”, richiamata dai papi, cioè lo scambio di interventi reciproci, rimane pia o a senso unico. Dove, allora, i cittadini, credenti o non credenti, possono inseguire o invocare lo Stato, nell'aldilà? L'articolo 7 della Costituzione qualifica gli ambiti di Stato e Chiesa “liberi e sovrani”, con pari autonomia o ordinazione. Ma non è il solo articolo che si cerca di ignorare, aggirare o stravolgere.

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